Nazionale, tante occasioni ma poca lucidità. Ora sotto con la Polonia

Era l’amichevole che doveva dare una svolta, regalare una vittoria per accendere l’animo nel gruppo azzurro e la fiducia nei tanti tifosi, ancora sconvolti e dispersi dalla mancata qualificazione ai mondiali. A Genova contro l’Ucraina è arrivato uno scialbo 1-1, che ci lascia qualche miglioramento e al tempo stesso un senso di frustrazione. Questa nazionale ha creato molto, ha saputo trovarsi gli spazi necessari per poter concludere a rete, ma proprio nella parte terminale, quella più delicata e importante, è mancata. Un’opera mancata che risente dell’assenza di un vero bomber là davanti, un attaccante di razza, un Re Mida capace di trasformare qualsiasi tipo di pallone in oro.

Abbiamo un tridente di giocolieri, di giocatori ineccepibili tecnicamente, dotati di grande rapidità e fiato, ma non basta per scardinare e stare al passo con le big del panorama continentale e non. Anche il solito valzer di posizioni per non dare riferimento alla difesa avversaria è stato utile, ma non abbastanza sufficiente per portare a casa la partita. L’Italia è riuscita a passare grazie alla rete di Bernardeschi, uno dei migliori ancora una volta dell’undici azzurro, un giocatore che sulla destra con la maglia italiana sente la carica in corpo, forse quello che sente maggiormente lo spirito azzurro. La gioia del gol è durata sette minuti, il tempo per i nostri avversari guidati dall’ex milanista Shevchenko di trovare il pareggio con un tiro dalla distanza e sfiorare il vantaggio subito dopo con una punizione che si è stampata sulla traversa.

Nella serata genovese in cui è stato emozionante il tributo al minuto 43′ per le povere vittime della tragedia del Ponte Morandi, l’Italia può guardare anche agli aspetti positivi usciti fuori a fine gara. Il primo è la difesa centrale, un’esperienza consolidata e una buona base su cui Mancini può fare grande affidamento. Peccato che i due esterni, Biraghi e Florenzi, abbiamo trovato qualche difficoltà sia nel contenere le folate avversarie sia nel cercare di dare adeguato supporto in fase offensiva. La seconda nota rilevante è la prova a centrocampo di Nicolò Barella. Questo ragazzo sardo classe 1997 è dotato di talento e sa adattarsi alla perfezione in campo sia con il Cagliari che con l’Italia. I suoi riconoscimenti e i premi conquistati a livello giovanili dimostrano la sua classe e la nazionale del futuro di sicuro non potrà fare a meno di lui se continuerà con questa costanza in campo.

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Nasce a Roma il 30 maggio 1979 mentre il Nottingham Forest di Brian Clough vinceva la sua prima Coppa Campioni. Radiocronista sui campi dell’Eccellenza laziale, adora il calcio minore ed il futsal.