In Pulgatorio: il cattivo della settimana

Questa settimana, in Pulgatorio, ci mandiamo il Social Media Manager della Juventus. Il Tweet (ora scomparso) di commento alla vicenda Ronaldo, nel quale la voce ufficiale della società bianconera commentava “Ronaldo ha dimostrato in questi mesi la sua grande professionalità e serietà, apprezzate da tutti alla Juventus. Le vicende asseritamente risalenti a 10 anni fa non modificano questa opinione, condivisa da chiunque sia entrato in contatto con questo grande campione”, ci aveva, in effetti, lasciato molto più che perplessi.

Intendiamoci: questa vicenda appare piuttosto intricata. Vuoi per la delicatezza del caso, vuoi per gli anni passati dai fatti, vuoi per la difficoltà di reperire prove oggettive, vuoi per la notorietà del personaggio, con tutto ciò che ne consegue, la ricerca della verità si annuncia difficile e complessa. Tuttavia, di fronte a un caso del genere, per i quali occorreranno mesi per dipanare la matassa, il primo pensiero che ci viene è: prudenza.

Ecco, la volontà (e la necessità) per la Juventus di tutelare il giocatore appare palese e condivisibile, dal proprio punto di vista. Per questo, tuttavia, serviva un comunicato molto più sobrio di semplice presa d’atto della situazione. In questi casi, ci si deve limitare a riferire delle contestazioni fatte al giocatore, evidenziando le sue parole nelle quali si dichiara estraneo agli addebiti a lui attribuiti, augurandosi che la Magistratura faccia presto chiarezza. Punto. La Juventus, lo ricordiamo, è una società quotata in Borsa. Come lo sono tante altre che hanno in essere contratti di sponsorizzazioni con il fuoriclasse lusitano le quali, infatti, hanno reagito in modo molto differente.

Del Tweet non c’è più traccia: segno che abbiamo ragione noi. In un caso del genere, infatti, far presente che il giocatore ha dimostrato finora di essere un grande professionista non solo non serve, ma dà anche da pensare sull’efficacia della strategia di comunicazione mediatica della società in questo momento più importante del calcio italiano. Noi, ovviamente, in questa vicenda, ci auguriamo che la Magistratura accerti la verità. Che è, parafrasando uno slogan tanto caro alla società torinese, l’unica cosa che conta.

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.