Göteborg, la peggiore stagione degli ultimi anni: analisi di una crisi

Cosa succede al Göteborg? Per la squadra biancoblù, un tempo una delle dominatrici del massimo campionato svedese, è una settimana di passione, come vi racconteremo sotto. I Blåvitt, come sappiamo, si dibattono in una grave crisi di gioco e risultati, che rischia di comprometterne addirittura la permanenza nella massima serie, dove i biancoblùuna delle squadre più titolate del Paese (vinsero anche la Coppa UEFA, in due occasioni, negli anni ’80) dimorano ormai in pianta stabile dal 1976, anno del ritorno dai cadetti dopo l’ultima retrocessione.

Certo, è da diversi anni che al Gamla Ullevi sono finiti gli anni delle grandi vittorie (l’ultimo campionato vinto risale al 2007). Tuttavia, una stagione così disgraziata, da queste parti, non la vivevano davvero da decenni. Solo tre anni fa, in fondo, i Kamraterna erano in lotta per il titolo, sotto la guida del rude Lennartsson. Ma quella mancata vittoria, sfumata nelle ultime giornate, anziché essere stimolo per migliorarsi, si è rivelata l’inizio della fine. Nel campionato successivo, la vicenda del petardo e la conseguente sconfitta a tavolino contro il Malmö, hanno fatto il resto.

Ma, quest’anno, la compagine biancoblù sta veramente passando momenti difficili. Si era capito durante il mercato invernale, col passaggio del danese Rieks ai rivali del Malmö, che non sarebbe stato facile tenere il passo delle più forti. Tuttavia, in molti speravano in una rifondazione: l’arrivo di un tecnico giovane (seppure non con un grande palmarès) come Asbaghi, tanti ragazzi potenzialmente promettenti nel gruppo, sembravano poter garantire la nascita di un progetto a medio termine. A garantire il tutto, il direttore sportivo Matts Gren, non proprio l’ultimo arrivato.

Oggi, invece, siamo qua a parlare di un malato grave, con la società costretta a rincorrere e smentire le voci su un possibile esonero del tecnico nei giorni scorsi, e che stamattina ha annunciato ufficialmente il licenziamento del potentissimo direttore sportivo. Intendiamoci, quanto detto in anteprima (poi smentita, ma con un’inaspettata sorpresa) dal Göteborgs-Posten sarebbe in linea con quanto fatto, finora, dalla squadra. 25 punti, dodicesimo posto in classifica, a soli 5 dalla linea (il terzultimo posto), frutto di 7 vittorie, 4 pareggi e ben 14 sconfitte. 32 gol fatti, 45 subiti, una vittoria che manca dal 20 agosto (2-1 con l’Östersund). Ma davvero la colpa è dell’ex tecnico del Gefle?

La stampa locale si è divisa: il giornale locale autore dell’indiscrezione, nei giorni scorsi, aveva individuato le responsabilità della stagione fallimentare proprio in Asbaghi, mentre altri commentatori (su tutti Simon Bank dello Sportbladet) hanno visto anche precise responsabilità da parte di chi ha gestito il club. Noi, francamente, appoggiamo questa visione delle cose: e, a quanto sembra, la dirigenza della società ha trovato in Gren il capro espiatorio. Questa volta, insomma, non ha pagato l’allenatore.

La società aveva provato, qualche stagione fa, a investire per vincere: Stahre, che pure aveva vinto una Svenska Cupen e si era piazzato bene in campionato, venne rilevato da Lennartsson, campione con l’Elfsborg nel 2012, uomo considerato vincente e soprattutto carismatico. Tuttavia, dopo aver fallito d’un soffio la vittoria del titolo nel 2015, i Blåvitt sono stati surclassati dalla potenza economica del Malmö, tornato alla vittoria nella stagione seguente. Lennartsson venne così allontanato nella scorsa stagione, con la squadra incapace di prendere il posto che le spetta nell’élite del calcio svedese. Il resto è storia di oggi, con le guardie giurate a proteggere gli allenamenti dei biancoblù, assediati dai tifosi inferociti.

Robert Laul, uno dei più celebri giornalisti sportivi svedesi, è stato molto più duro: secondo lui, Asbaghi (che ha avuto in passato anche qualche problema extracalcistico, così come riportato sulla sua pagina Wikipedia) non è un vero allenatore, ma solo una marionetta nelle mani della dirigenza, la vera responsabile dello sfascio. Secondo noi, invece, il giovane tecnico di origine iraniana poteva essere una scommessa: è portatore di un’idea di calcio moderna, gli piace lavorare coi giovani e farli crescere. Insomma, un buon interprete per un progetto (che vediamo spesso, nei campionati della seconda fascia europea che segue la nostra testata) di fucina di giovani talenti, da rivendere nell’Europa che conta. Le cose, però, non sono andate così.

La squadra, senza leader veri, è crollata sotto i colpi di una grave involuzione di gioco. Davanti fa molta fatica a segnare, ma i veri problemi sono in retroguardia: tutta la stagione è stata costellata da papere difensive da museo degli orrori del calcio. I Blåvitt subiscono gol in contropiede, su palla ferma, su azione manovrata: non manca davvero nulla. Tuttavia, a parziale discolpa del tecnico, c’è da dire che la qualità degli interpreti è quella che è. Probabilmente, una sua colpa è stata quella di non riuscire a farli crescere nel modo giusto. E, forse, questo suo limite non è stato colto. Ma ora, come vedremo sotto, si pensa di porre rimedio.

Tornando alla cronologia dei fatti, si parlava, a inizio settimana, di Hjálmar Jónsson e Jonas Olsson come possibili sostituti, per traghettare la squadra verso una salvezza possibile ma non ancora matematicamente raggiunta. Sabato, in casa contro il Trelleborgs, ultimo in classifica, la squadra ha davvero visto il baratro aprirsi sotto i suoi piedi, con un pareggio raggiunto in pieno recupero, con l’ultima possibilità: una punizione dal limite dopo la quale l’arbitro avrebbe fischiato la fine dell’incontro.

Ciò che è oggettivo, quindi, il fallimento del progetto sportivo della società, e di quel Matts Gren che avrebbe dovuto realizzare il progetto di rinascita. Nei giorni scorsi, il manager era stato travolto dalle critiche dei tifosi per essersi regalato, in questi giorni di passione, un viaggio alle Hawaii con la famiglia. Tutto in accordo con la società, aveva confermato il presidente Engström il quale, evidentemente, aveva già assunto la propria decisione.

Poi, stamattina, in una conferenza stampa, la notizia: Matts Gren non è più il direttore sportivo del Göteborg, come comunicato dal dirigente Max Markusson. Al suo posto, l’ex giocatore Jona Olsson, mentre Hjálmar Jónsson, insieme ad Hannes Stiller, si siederanno in panchina al fianco di Asbaghi: una sorta di tutela, insomma.

Pensiamo, comunque, che la squadra biancoblù raggiungerà la salvezza: non tanto per meriti propri, ma per demeriti degli avversari diretti, che sono oggettivamente di grande povertà tecnica. Certo, alla ripresa i Blåvitt andranno a sfidare, nella Capitale, il Brommapojkarna terzultimo il quale, contro di loro, si giocherà parecchie chances di permanenza nella massima serie. Tuttavia, anche in caso di sconfitta, la squadra di Asbaghi manterrebbe ancora due punti di vantaggio in graduatoria, da amministrare nelle ultime quattro partite.

In ogni caso, a fine stagione, si tirerà la riga (come dicono nella Svizzera italiana) e si proverà a ripartire. L’obbiettivo è tornare grandi, seguendo il percorso fatto dall’AIK, a un passo dalla vittoria del campionato, dal Malmö e, perché no, da Norrköping e Östersunds, squadre che non vantano certo budget faraonici. In fondo, per un club di grandi tradizioni come i Blåvitt, deve essere una strada percorribile. Con Asbaghi? Oggi la società gli ha confermato fiducia “Per i prossimi anni a venire”. Staremo a vedere.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.