Milan, ci pensa il Pipita: esorcizzata la maledizione della 9, Chievo al tappeto

13 maggio 2012: la 38/a giornata di un Campionato che vede il Milan abdicare in favore della Juventus di Antonio Conte è densa di una commozione positiva per i rossoneri, nonostante una lotta al titolo chiusasi sfavorevolmente per i meneghini. Si chiude infatti un ciclo storico in casa Milan, che nell’ultima uscita stagionale contro il Novara saluta assieme al proprio pubblico per l’ultima volta gente come Alessandro Nesta, Gennaro Gattuso e Filippo Inzaghi.

Una roba non da poco per il pubblico milanista costretto con infinita gratitudine a congedare veri e propri pilastri di una squadra capace di scrivere pagine di storia indimenticabili non solamente per i tifosi più appassionati del Diavolo; particolare la commozione per Filippo Inzaghi, che a differenza dei due illustri compagni è all’ultima recita da professionista in assoluto, e decide la contesa con il Novara con il gol del 2-1 all’82’, dopo averne messi a referto altri 71 in undici anni di Milan.

Archiviata la commozione il Milan è costretto a voltare pagina, ma probabilmente nessuno avrebbe mai pensato che la sostituzione del proprio storico numero 9 potesse essere così complicata. La maglia che fu di Inzaghi termina sulle spalle di Pato, Matri, Fernando Torres, Destro, Luiz Adriano, Lapadula e André Silva, tutti arrivati nei pressi dei Navigli con sogni di gloria ma presto capaci forse di far rimpiangere ai tifosi milanisti anche un 40enne Inzaghi; non diverso il destino di chi, anche senza la 9 sulle spalle, ha provato ad appropriarsi dell’area di rigore: Balotelli, Pazzini e Bacca (con più fortuna dei predecessori) non hanno infatti ottenuto risultati migliori.

Oltre sei anni dopo l’addio di Inzaghi, a valle del “Fichaje del sieglo” che ha portato Cristiano Ronaldo alla Juventus, la pesantissima maglia che fu dell’attuale tecnico del Bologna ha trovato un degno erede in Gonzalo Higuaín. Arrivato a Milano con tanta voglia di vincere la “sfida Milan” e prendersi una grande rivincita nei confronti di quella Juventus che in virtù degli equilibri di bilancio (e tattici?) l’ha sacrificato per fare posto a Ronaldo, Higuaín si è ritagliato da subito un posto da protagonista e, trovata la prima rete con il Cagliari, non si è più fermato: 4 gol in 3 uscite di Campionato, 2 in 2 gare di Europa League.

Contro il ChievoVerona il Milan ha evidenziato ancora i progressivi miglioramenti sotto il profilo della fluidità della manovra e sulla qualità degli schemi offensivi, in una squadra dove con Suso, Çalhanoğlu e Bonaventura a spaziare negli ultimi trenta metri la qualità non manca a Gennaro Gattuso. A differenza, ad esempio, della partita di Empoli però il centro dell’area di rigore era occupato da uno “squalo” che di pietà per il ChievoVerona non ne ha avuta nemmeno un pò: di Higuaín infatti la doppietta che già nel primo sentenzia i clivensi, con l’argentino che dimostra il solito senso della posizione in occasione del vantaggio e legge nella migliore delle maniere l’amnesia della retroguardia ospite in occasione del raddoppio.

Terminale offensivo di una squadra che, differentemente dalla Juventus, in Higuaín riconosce il suo vero e proprio fulcro, il centravanti rossonero sembra aver trovato un habitat perfetto per le proprie caratteristiche e la propria voglia di rivalsa. Dal canto suo il Milan sembra aver finalmente sfatato la “maledizione della 9“, e forte di un centravanti come Higuaín oltre che di un impianto di gioco che si migliora di giornata in giornata dà la sensazione di poter tornare a recitare un ruolo da protagonista nel novero di compagini che, a distanza oggi apparentemente siderale, seguono la Juventus. Nel meritato successo sui clivensi, la cui situazione si fa già preoccupante pur se solo all’ottava giornata, si annotano però due nei su cui sicuramente Gattuso lavorerà molto nelle prossime settimane; le tante occasioni cestinate e la disattenzione costata anche oggi una rete subita, entrambe circostanze che contro altri avversari potrebbero costare care. Spunti di riflessione sui quali l’ambiente milanista e Gennaro Gattuso rifletteranno anche in funzione della pausa forzata per la Nazionale, ma che con un Higuaín così fanno molta meno paura.

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Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.