Lugano, Celestini: “A Zurigo senza timori”

Dal nostro inviato a Lugano (CH)

Tanto lavoro tattico per il Lugano, stamattina, in vista della trasferta di domenica, a Zurigo, contro il Grasshopper, Lanterna rossa e bisognoso di punti. Nessuna conferenza stampa, oggi (Celestini aveva incontrato la stampa mercoledì pomeriggio): tuttavia il tecnico, con grande disponibilità, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti presenti.

Abbiamo chiesto a Celestini un giudizio sugli avversari di domenica che, in settimana, sono stato pressati dal tecnico Fink e dalla stampa (il Blick – ndr)“Li conosco bene, li ho studiati parecchio in questo periodo, forse meglio del Lugano (ride – ndr). Sono una compagine con diversi punti di forza: li rispettiamo ma, logicamente, andiamo a Zurigo per fare risultato. Siamo a un punto del torneo dove non ci sono partite decisive: a parte lo YB, c’è un grande equilibrio e anche il GCZ, che ora è ultimo, con un paio di risultati utili si troverebbe a ridosso delle prime posizioni. Saranno chiaramente motivati, ma io sono alla testa di un gruppo di professionisti che non si faranno intimidire dall’ambiente, e daranno del loro meglio.”

“Il gruppo ha grandi qualità, e penso di poter fare bene con loro. Ho chiesto ai ragazzi, per prima cosa, di divertirsi: se si divertono loro, anche a me farà piacere vederli giocare, da bordo campo. Certo, spetta all’allenatore poi fare qualche intervento, magari al 70′, però il mio obbiettivo e farli divertire, e che facciano bene le cose. Questo gruppo mi dà la sensazione che sarà possibile farlo.”

“I giocatori li conoscevo tutti, o per averli affrontati nei miei anni a Losanna, o per averli visti a video in questi mesi. Se mi avete seguito ai tempi del Losanna, sapete che non sono uno che sposta i giocatori di 40 metri: però, di 5 sì, e a qualcuno l’ho già chiesto. Il mio obbiettivo è cercare di metterli dove si trovano più a loro agio, dove possono far male agli avversari, naturalmente anche tenendo conto della fase difensiva. Spetta a me poi applicare i correttivi, e trovare un sistema di gioco che consenta di esprimere la massima qualità.”

“Conterà molto lo spirito: dovranno aiutarsi tra loro, chi gioca e chi gioca meno. Tuttavia, una delle mie caratteristiche è di far giocare tutti: non guardo l’età dei giocatori, faccio giocare i migliori, quelli che penso possano dare di più. Ovviamente qualcuno potrà non essere d’accordo, ne potremo parlare senza problemi: però voglio un gruppo forte, unito, che tiri la corda nella stessa direzione” 

Abbiamo inoltre incontrato, al temine dell’allenamento, capitan Sabbatini“Ho detto quelle parole su Abascal, perché credo nei progetti. Sono dell’idea che si segue un progetto, e si dà il tempo alle persone di realizzarlo, i risultati prima o poi arrivino. Non erano parole contro la società: il presidente sa che gli voglio bene, ha fatto molto per me e anche di me spero si possa dire che ho fatto tanto per questa maglia. Logicamente, c’è il massimo impegno per far bene con il nuovo allenatore: però, quando un tecnico viene allontanato, ci sono delle responsabilità anche da parte della squadra, che non è riuscita ad applicare sul campo le sue idee. Di questo sono convinto, ed era giusto dirlo. Abascal ci ha salutati tutti, è stato correttissimo, come del resto lo era stato nel periodo nel quale ci ha guidato dalla panchina.”

Abbiamo poi chiesto al capitano bianconero qualcosa sulla sua posizione in campo: negli allenamenti di questi giorni, è sembrato infatti che Celestini gli abbia chiesto di giocare qualche metro più avanti, a ridosso delle punte. “A dire il vero, la mia posizione naturale in campo è quella. Mi sono sempre adattato senza problemi a giocare in vari ruoli, sulla base delle richieste dei vari allenatori. Tuttavia, se devo dire dove preferisco stare, non ho dubbi. Il mister ha detto che pensa che io possa segnare più gol: mi ricordo che proprio in una partita contro il Losanna giocai in quella posizione, e creammo diverse soluzioni pericolose.”

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.