Finalmente una Joya: Dybala manda un messaggio ad Allegri. E Bernardeschi cresce ancora

Ci si attendeva una gara semplice per la Juventus contro gli svizzeri dello Young Boys, l’evidente anello debole del gruppo H di Champions League, e i pronostici della vigilia sono stati perfettamente rispettati a Torino. I bianconeri vincono in scioltezza la nona partita di fila con un secco e quasi stretto 3-0, in una serata diventata un mix tra un test in più, seppur dai ritmi piuttosto blandi, per alcune seconde linee e una sorta di tributo della tifoseria della Vecchia Signora a Beppe Marotta, applaudito da tutto lo stadio come gesto di ringraziamento per lo straordinario lavoro svolto in questi anni. E oltre a trovare la conferma dello straripante stato di forma, fisico e mentale, della rosa, Allegri ha potuto ricevere segnali confortanti anche da alcuni elementi dell’undici titolare che, sin dai primi minuti, hanno inteso la partita come tutt’altro che una formalità.

Un discorso valido soprattutto per due giocatori che sin da subito si sono mostrati decisi a lottare, consapevoli dell’importanza di approfittare di queste partite per provare a mettere in difficoltà il proprio allenatore nelle scelte: Bernardeschi e Dybala. Ed è cosi che la prima stagionale senza Cristiano Ronaldo, costretto a sedersi in tribuna per squalifica, è diventata la notte dell’ex viola, sempre più in crescita sul piano fisico e a tratti capace di affondare nella macchinosa difesa ospite con una semplicità disarmante, e soprattutto della Joya argentina, finalmente decisivo con la sua classe.

Spostato leggermente più avanti rispetto alle ultime uscite, in coppia con l’insostituibile Mandzukić, l’ex Palermo si è conquistato la palma di migliore in campo con una gran tripletta (più un palo) e una prestazione da protagonista: una perla al volo alle prime battute della gara per rompere il ghiaccio, poi due gol di rapina, da classico numero 9. La Joya si è preso in mano la Juventus, come ai vecchi tempi verrebbe da dire, senza far rimpiangere il campione portoghese e cancellando per un momento il peso della sua importante presenza. Il messaggio che arriva ad Allegri è chiaro: in quella posizione e con la giusta fiducia, Dybala è più libero di dar sfogo alla propria fantasia, riuscendo così a essere ancora decisivo.

Certo, la tripletta va relativizzata di fronte a un’avversaria di livello evidentemente inferiore e saranno altri i test più importanti da dover affrontare per riconquistarsi le prime pagine dei giornali in maniera continua. E la vera sfida che Dybala dovrà affrontare nelle prossime settimane sarà quella di affinare l’intesa con Cristiano Ronaldo, tornando a giocare da numero 10, la posizione dove Allegri vuole farlo lavorare e crescere, affinché l’argentino inizi a dialogare con maggior convinzione con il portoghese in campo e non si trasformi un oggetto misterioso nascosto dalla sua ombra. Ma, intanto, va dato merito all’argentino dell’atteggiamento di grande serietà e convinzione mostrati anche in una gara sulla carta più semplice, lasciando da parte quella frustrazione e svogliatezza che spesso accompagnano le prestazioni di altri grandi talenti quando attraversano momenti più complicati: un segnale che testimonia la crescita mentale della Joya. E Allegri saprà come premiarlo per questo comportamento da professionista.

È Federico Bernardeschi, invece, a confermarsi sempre di più come uomo di fiducia in Europa del tecnico livornese. Il numero 33 di Carrara sta crescendo partita dopo partita e i minuti in campo cominciano ad aumentare, anche grazie alla sua notevole duttilità sul piano tattico. Contro lo Young Boys, l’ex viola è partito da mezzala a destra, prima di trasformarsi nel jolly tuttofare dell’attacco nel corso della partita, facendo da collante tra centrocampo e attacco e mandando a fasi alterne la difesa svizzera in tilt con accelerazioni devastanti. La voglia di imporsi e farsi vedere è tanta, a tratti forse anche troppa: a Bernardeschi è mancata solo la giusta lucidità negli ultimi 25 metri per riuscire a lasciare il segno, finendo per affidarsi a volte a soluzioni non ottimali. Una macchia non così evidente, ma comunque da non trascurare nella sua prestazione, che lo stesso Allegri non ha potuto fare a meno di far notare.

Una tirata d’orecchio salutare, accompagnata comunque da un occhiolino di complessiva soddisfazione. Dopo la già positiva prestazione di Valencia, Bernardeschi ha fatto vedere tante cose positive, confermando tra l’altro la clamorosa crescita sul piano fisico degli ultimi mesi. E per Allegri è l’ennesima, fondamentale carta di prestigio da inserire in una rosa che ha pochi eguali in Europa per completezza e varietà di scelta.

 

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.