Perché il Tottenham ha chiuso a zero acquisti (e c’entra anche la Brexit)

Zero nuovi acquisti. Alla voce ‘giocatori arrivati’, le tabelle relative ai trasferimenti di quest’estate del Tottenham pubblicate sui giornali di tutto il mondo sono impietose: c’è chi mette un trattino alto, chi un mortificante “nessuno”, chi lascia un silenzioso vuoto. Un’immagine che in Premier League non si era mai vista con il sistema di calciomercato in vigore, adottato nel 2003, e che lascia ancora più sorpresi quando ci si ricorda che si sta parlando di una “big” di uno dei campionati più ricchi del mondo. Vero, tecnicamente, un giocatore in entrata ci sarebbe: Vincent Janssen è infatti tornato alla base dopo il prestito annuale al Fenebahçe, ma non si tratta di un vero e proprio innesto e, anzi, è probabile che l’olandese possa presto decidere di partire per una nuova avventura.

Nemmeno l’ultima giornata di mercato è riuscita a smuovere il mercato immobile degli Spurs. E, alla fine, la decisione più saggia è stata quella di concentrare le proprie forze sulla conferma quasi in toto della rosa della scorsa stagione: nessun acquisto e, inevitabilmente, nessuna cessione. Di questa sessione rimarrà solo il ricordo del tentato approccio a Jack Grealish, talentuoso fantasista dell’Aston Villa per cui i londinesi erano arrivati a offrire fino a 25 milioni di sterline. All’ennesimo rifiuto dei Villans, però, la società ha preferito non stare al gioco e ha dovuto gettare la spugna.

Una situazione che sta preoccupando diversi tifosi, ma per cui, in realtà, il Tottenham non sembra volerne fare un dramma. In primis il suo tecnico, Mauricio Pochettino, che nella conferenza stampa di ieri ha provato a tranquillizzare con la sua classica calma salomonica il pubblico londinese: impresa non facile, visto che il Tottenham Hotspur Supporters’ Trust ha pubblicato nelle scorse ore una durissima nota rivolta soprattutto al presidente Daniel Levy, “il presidente più pagato della Premier League”, da cui ora pretendono delle valide spiegazioni di quanto accaduto quest’estate. Ma è stato proprio Pochettino a rispondere in parte a queste richieste, offrendo una serie di motivazioni che potrebbero giustificare il mercato deludente degli Spurs.

STADIO

La prima, inevitabile questione da dover mettere in rilievo è inevitabilmente legata alla costruzione di un nuovo accomodation Lodge di fianco al centro sportivo e, soprattutto, del nuovo stadio. E se per mettere a disposizione già quest’estate il primo, una vera e moderna perla architettonica, si è dovuto fare un importante sforzo economico, per lo stadio la situazione è ancora più delicata: il nuovo, meraviglioso impianto che ospiterà le gare degli Spurs, secondo quanto affermato ieri da Pochettino, sarebbe costato alla società circa un miliardo di sterline e non 400 milioni come si è a volte affermato. Cifre astronomiche, ma destinate a trasformarsi in un investimento che, in futuro, potrebbe dare i suoi frutti anche in termini economici: il nuovo stadio avrà circa 60 mila posti (contro i 36 mila di White Hart Lane) e sarà un impianto ad alto livello tecnologico, destinato ad ospitare anche altri eventi, come partite di NFL e concerti.

Una storia molto simile a quella già vissuta un decennio fa dagli acerrimi rivali dell’Arsenal proprio nella fase di passaggio da Highbury all’Emirates Stadium. Il bilancio dei Gunners oggi è tornato a sorridere anche grazie ai ricavi arrivati dal nuovo stadio e dalle parti di London Colney si è tornati a vedere volti di fama mondiale, per cui sono stati fatti spesso pesanti investimenti in termini economici. Ma sarebbe imperdonabile dimenticare gli anni bui attraversati dai biancorossi, quando la società si ritrovava costretta a dover fare i conti con i pagamenti del nuovo, ai tempi rivoluzionario impianto e a mettere un freno al mercato: per tante estati, i tifosi biancorossi hanno assistito a sessioni piuttosto “povere”, molto calibrate negli acquisti e spesso caratterizzate da cessioni dolorose per mantenere in equilibrio il bilancio. Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che il Tottenham ha adottato una strategia completamente diversa. Forse anche più vincente.

CONFERMA DEI GIOCATORI PIÚ IMPORTANTI

Ieri Pochettino ha definito la sua dirigenza come “coraggiosa”. Non solo per la decisione di mettere a disposizione del Tottenham un impianto degno di una grande squadra, ma anche per aver saputo concentrare tutti i suoi sforzi per confermare gli elementi più importanti della propria rosa. Durante l’estate, sono stati diversi i giocatori che si sono visti rinnovare il contratto con probabili adeguamenti di salario: dal tecnico Pochettino a Son, da Lamela a Davinson Sánchez, fino alla conferma di uno degli attaccanti più forti al mondo, Harry Kane, blindato fino al 2024.

Resta ancora in dubbio forse la permanenza di Eriksen, da molti considerato come il potenziale sostituto di Modrić al Real Madrid, ma gli investimenti fatti per assicurarsi anche per questa stagione giocatori di questo valore non possono essere sottostimati. Soprattutto di fronte alla tentazione di accettare le offerte da capogiro che erano pronte a essere presentate per campioni come Kane. E così, si è deciso di confermare un gruppo che ha avuto il merito di arrivare agli ottavi di Champions League e quarto in campionato e che tutt’ora può assolutamente puntare ad arrivare davanti ad altre grandi squadre come Arsenal, Chelsea o Manchester United. Senza scordarsi che, una volta concluso il pesante dispendio di soldi per la costruzione degli impianti, sarà possibile un ritorno sul mercato, magari più imponente e puntando ancora più in alto rispetto agli acquisti degli ultimi anni.

C’ENTRA ANCHE LA… ‘BREXIT’

Nella conferenza stampa di Pochettino non è mancata anche una riflessione sulle conseguenze nel mondo del calcio della Brexit“L’effetto della Brexit sul pound rispetto all’euro ha causato un aumento del 30% del costo dei giocatori provenienti dal resto del continente: questo è un dramma, mi spiace per i cittadini inglesi”. Al di là di ogni considerazione politica, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, le complicate trattative per realizzare un divorzio il meno doloroso possibile e le conseguenze economiche delle manovre del governo hanno portato inevitabilmente a un cambiamento nell’economia e nei costi, andando a toccare anche il “ricco” mondo sportivo. E così anche acquistare giocatori dall’estero rischia di diventare sempre più complicato e dispendioso per le società, in attesa di scoprire meglio cosa potrà accadere quando il Regno Unito sarà ufficialmente fuori dall’UE. Un motivo in più, per gli Spurs, per restare fermi e non tentare offerte azzardate, in attesa di tempi migliori per il proprio bilancio.

 

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.