Tour de France 2018, l’inutile arte del lamento

Siamo stati – più o meno – tutti studenti. E tutti noi – più o meno – abbiamo avuto una materia che non ci andava giù, di cui proprio non ne volevamo sapere ma che alla fine, per evitare guai, volenti o nolenti ce la studiavamo. Senza lamentarsi.

Gli uomini di classifica del Tour de France 2018, invece, si sono incominciati a lamentare dallo scorso 17 ottobre, appena hanno saputo che la 9/a tappa della 105/a edizione della Grande Boucle sarebbe arrivata a Roubaix dopo 21 chilometri di pavé. Una frazione che ricalca l’Inferno del Nord – questo il pensiero di molti corridori – all’interno del Tour non ci azzecca nulla e rischia solo di mettere a repentaglio le possibilità di chi lavora un anno intero per la Maglia Gialla di Parigi. Pensiero rispettabilissimo, ma l’A.S.O, la società che organizza il Tour de France, da professore severissimo, ha confermato il tutto, infischiandosene delle lamentale e confermando in toto il percorso della frazione incriminata.

Mai decisione si è rivelata più azzeccata. Perché dopo 2 giorni di noia profonda, abbiamo assistito a una frazione stupenda, fatta di colpi di scena, scivolate, attacchi a viso aperto da parte di tutti. E con gli uomini di classifica che, se pur non avvezzi al pavé, se lo sono “fatti piacere” disimpegnandosi anche bene. Alzi la mano chi si aspettava un Quintana così disinvolto o un Dumoulin che si è fatto anche un settore davanti a tutti? Alla fine, tutto è andato per il verso giusto. Ha vinto uno specialista delle pietre, John Degenkolb, vincitore della Roubaix 2016, davanti a un altro specialista, la Maglia Gialla Greg Van Avermaet, trionfatore alla Roubaix 2017. I grandi della classifica, in vista delle Alpi, sono tutti lì con il solo Uran che ha perso un minuto e mezzo a causa di una caduta e Bardet e Landa 7″ con il primo che ha un conto aperto con la sfortuna, dato che ha forato per ben tre volto e il secondo che è andato giù sull’asfalto per una sua distrazione. Poi, ok, Richie Porte. Ma l’australiano della BMC è caduto dopo 10 km dalla partenza, fratturandosi (almeno sembra, considerando che le ultime voci sembrano affermare il contrario) la clavicola, su un tratto di strada perfettamente asfaltato e con il pavè ben lontano.

Ragion per cui, sebbene per motivi dovuti alla sua manutenzione è impensabile proporlo ogni anno, il pavè al Tour de France ci sta, eccome. Sarà anche anacronistico, sarà anche un altro sport, chiamatelo come volete. Ma se sei un campione vero, ne accetti la presenza e lo affronti al meglio. Senza scuse. Senza lamenti.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.