Il delitto perfetto del contropiede ai danni del tiki-taka

“Briegel… va a terra Briegel… Gentile riesce a liberare… Conti… contropiede… tre contro due… siamo in vantaggio… va in avanti Conti… traversone… Altobelli… e sono tre! Altobelli! Terzo gol di Altobelli!”

In un Santiago Bernabeu letteralmente impazzito di gioia, le parole di Nando Martellini risuonano auliche e scandiscono la terza rete degli azzurri, che suggella il trionfo contro la Germania Ovest. L’Italia alza la Coppa del Mondo per la terza volta nella sua storia, a quarantaquattro anni di distanza dall’ultimo successo. L’Italia è campione grazie al suo tipico modo di giocare – all’italiana, per l’appunto. Una tattica invisa a molti, ma che riesce a far emergere le qualità migliori degli azzurri.

È trascorso un secolo da quel 11 luglio 1982. Ma se vogliamo, Russia 2018 ha riportato in auge qualcosa dal passato. Qualcosa che sembrava perso e dimenticato. Il contropiede è tornato a essere assoluto protagonista, arma micidiale di una Francia – ma anche di altre squadre, ndr – che ha saputo sfruttarne a pieno tutti i vantaggi. Deschamps ha disegnato un vestito su misura per la sua squadra, ha lavorato molto sulla fase difensiva e di non possesso e così ha sfruttato al massimo le qualità tecniche dei singoli. Alla fine il lavoro di un buon allenatore è proprio questo: ottimizzare il materiale a sua disposizione, non certo appiattendosi sulle sue convinzioni, ma tenendo conto delle caratteristiche dei suoi giocatori. Perciò non deve stranire il 34% di possesso palla ottenuto dai francesi durante l’arco della finale. La tattica era quella di far uscire dal guscio la Croazia, inaridendo i suoi rifornimenti e ripartendo velocemente in contrattacco. D’altra parte, quando in squadra hai due contropiedisti fenomenali come Mbappé e Griezmann, il modo migliore per utilizzarli è proprio questo.

Se il contropiede si è ripreso una bella rivincita nei confronti dei suoi detrattori, il suo “acerrimo nemico”, il tiki-taka, è naufragato incredibilmente. Decisivo nel 2010 e nel 2014, la tattica basata sulla fitta rete di passaggi in orizzontale – ideata dagli spagnoli ma fatta propria anche, ad esempio, dai tedeschi – è la vera sconfitta di questo Mondiale. La Spagna di Hierro ha mostrato i suoi limiti in fase di impostazione, non riuscendo a trovare spazi e rallentando la manovra. A tal punto che la difesa della Russia – mica la più granitica del Mondiale – è sembrata un muro insormontabile. Stesso discorso per la Germania, che ha avuto l’aggravante di non riuscire a superare neanche il girone eliminatorio, ritenuto uno dei più modesti dell’intera competizione.

Tutto questo ci induce a una riflessione. Per molti anni abbiamo imitato il modello spagnolo, ritenendo che fosse quella la strada del rinnovamento. Pensavamo che migliorando la tattica del palleggio, avremmo ridotto il gap venutosi a creare negli ultimi dieci anni. Sbagliavamo. Lo abbiamo provato sulla nostra pelle, quando Ventura andò a giocarsi scelleratamente la partita del girone di qualificazione. Scelse un atteggiamento spregiudicato, un invito a nozze per chi, come la Spagna, è fenomenale con la palla tra i piedi. Magari avremmo perso lo stesso, ma quando sei inferiore l’unica soluzione è portare la battaglia su un altro terreno. Noi lo abbiamo sempre capito, almeno fino a poco tempo fa. Poi ci siamo snaturati, incaponendoci in un gioco che non era il nostro. Forse se si chiama “giocare all’italiana” un motivo ci sarà. E questo motivo, la Francia lo ha capito sicuramente.

Condividi
Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.