Il ritorno del guerriero

Era stato definito come finito, non più in grado di competere con i migliori del mondo: Novak Djokovic zittisce tutti e vince dopo due anni dopo un altro titolo slam, il suo quarto Wimbledon.

Dopo la semifinale epica contro Nadal, l’approdo in finale a cospetto di Kevin Anderson pareva essere una formalità: il sudafricano veniva infatti da due match lunghi insieme dodici ore e il serbo non poteva farsi sfuggire l’occasione di mettersi in bacheca questo torneo. Il 6-2 6-2 7-6 finale dimostra la netta prevalenza del serbo nonostante il tentativo in extremis di rimonta del suo avversario: oggi però il destino ha voluto scrivere l’ennesima pagina storica di questo sport.

Djokovic non vinceva uno slam dal Roland Garros 2016, torneo che gli fece completare il Carreer Grand Slam; i più critici gli contestavano la mancanza di voglia di competere dopo aver ormai vinto tutto e l’arrivo dei due figli che gli avrebbero tolto tempo per gli allenamenti. Tredici titoli slam nel palmares lo ripropongono tra i più grandi di sempre, con Federer e Nadal che dovranno guardarsi le spalle dal ritorno del serbo. Il loro duopolio è stato interrotto e, in attesa anche di Murray, la competitività pare aver raggiunto un livello nuovamente altissimo.

Il quarto Wimbledon di Djokovic è stato un torneo esemplare: fin dai primi turni il serbo era parso più in palla degli ultimi tempi e soprattutto con una fame di vittoria che non si vedeva da troppo:quello spirito da guerriero in grado di farlo diventare numero uno del mondo, obiettivo che siamo sicuri proverà a riconquistare.

E’ rinata una stella, nella patria del tennis: Wimbledon ha un nuovo vecchio re.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".