Lucarelli e Catania, una notte di lacrime e rimpianti

Il bruciore della sconfitta è come quelle escoriazioni che ci facevamo da bambini quando fingevamo di essere grandi calciatori e il terreno di gioco era fatto di asfalto e brecciolino, come quel crampo allo stomaco che ci prendeva nel guardare quella ragazzina che tanto ci piaceva ma alla quale non riuscivamo a parlare. Quel senso di impotenza che attanaglia le membra, che oscura il presente e che lo rende incerto.

Vacillano le gambe e trema la voce, così come domenica sera quella di Cristiano Lucarelli; in quel tremolio tutta la delusione, tutti i rimpianti, forse la consapevolezza di avere sbagliato qualcosa e il dubbio, ormai fortemente insinuato nella mente, di avere fallito. Una conferenza stampa dal sapore amaro dell’addio, quello di un uomo che abbiamo conosciuto dal punto di vista professionale nel suo biennio siciliano.

Prima Messina: un vero e proprio condottiero che fece da guida e padre ai calciatori, i cortei con loro per rivendicare il pagamento degli stipendi, l’illusione di un passaggio di proprietà che portasse non solo liquidità, ma stabilità. Il raggiungimento di una salvezza conquistata sul campo, ma annullata dall’incapacità e, permettetecelo, dalla avidità e dall’ingordigia di biechi profittatori. Poi Catania, una piazza dal passato pesante e dalle ambizioni stratosferiche che ha trovato in lui, nonostante le feroci e spesso esagerate critiche piovute soprattutto dalle paludi infernali del mondo dei social network, l’uomo che ha consentito ai Rossazzurri di vivere un’annata in alta quota dopo intere stagioni di completo anonimato e una serie di allenatori incapaci di riportare il pubblico delle grandi occasioni al “Massimino”.

Certo, Lucarelli può apparire a volte come un personaggio troppo schietto ma lui è fatto così e lo ha dimostrato in più circostanze. Uno che, e sono parole sue, vive il calcio con ardore, passione e reale sentimento: “Mi lego moltissimo nelle delusioni e nelle sconfitte alle città nelle quali lavoro; molti mi consigliano di essere più freddo, ma io non riesco a fare questo lavoro senza appassionarmi“. È, nel bene e nel male, un tecnico che ha il coraggio di compiere delle scelte e di sopportare le critiche per sé e per i calciatori che manda in campo.

C’è ovviamente tempo per risanare le ferite e pensare alla programmazione futura, Cristiano ha ancora un anno di contratto e la società deciderà con calma, quando avrà riassorbito gli ematomi provocati dai calci di rigore contro il Siena, come operare. Su una cosa il tecnico ha sicuramente ragione e nessuno, crediamo, possa smentirlo: il Catania finalmente ha un’ossatura ben definita frutto di operazioni di mercato sapienti. Inevitabilmente qualcuno andrà via: avremmo anche in mente qualche nome, ma non è da noi essere giudici e occuparci di “fantamercato”, in entrata e in uscita. Il Catania non ha bisogno di rivoluzioni come accaduto nel recente passato, ma solo di puntellare ulteriormente l’organico dal punto di vista della qualità e, concedetecelo, in termini di personalità.

Prima c’è la questione allenatore da affrontare e, se dipendesse da noi, daremmo ancora la possibilità al tecnico livornese di riprovarci, nonostante tutto e nonostante tutti i limiti che lo possono caratterizzare, esattamente come caratterizzano ognuno di noi compresi i fanatici da social network chiusi nelle proprie casse di risonanza. Nel calcio, però conta solo vincere e ci si dimentica presto del tredicesimo posto del 2016 o dell’undicesimo della stagione scorsa e di come l’annata appena conclusa fosse iniziata con grandi speranze, ma con nessuna certezza di vincere il campionato. Speranza e realtà spesso non coincidono: da un obiettivo non raggiunto si possono imparare lezioni preziose per non commettere nuovamente gli stessi errori e prendersi delle belle rivincite.

Il dato certo è che domenica sera Lucarelli ha salutato tutti come fosse un addio definitivo e una sincera commozione è affiorata, esattamente come quando un “amico” parte per terre lontane e per destini incerti. A ogni modo, Cristiano è stato ed è uno di quelli che lascia dietro di sé grande stima e rispetto e siamo certi che continuerà a farlo anche in futuro.

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Giornalista, appassionato di storia, letteratura, calcio e mediani: quegli “omini invisibili” che rendono imbattibile una squadra. Il numero 8 come fisolofia di vita: grinta, equilibrio, altruismo e licenza del gol.