Cagliari, dal baratro alla salvezza: scacco matto in tre giornate (e quattro mosse)

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Mandiamo indietro gli orologi a poco più di due settimane fa. Era il 6 maggio e le vittorie pomeridiane di SPAL e Chievo lasciavano al Cagliari la pesante eredità del terzultimo posto in classifica, occupato per la prima volta in un campionato in cui la squadra rossoblù ha dilapidato diversi punti di vantaggio sulla zona rossa. Il posticipo della 36/a giornata contro la Roma, poi, non lasciava presagire un immediato contro sorpasso.

Effettivamente, la rete di Ünder alla Sardegna Arena bastava ai giallorossi per ottenere il massimo con il minimo sforzo, lasciando i sardi mestamente da soli appena sopra le retrocesse Verona e Benevento. Ma quella sera qualcosa è cambiato: non era il Cagliari visto una settimana prima a Marassi contro la Samp, ma una squadra finalmente determinata, forse terrorizzata da una situazione in cui mai si sarebbe sognata di ritrovarsi. Quell’inversione di rotta, a nostro avviso, è stata determinata fondamentalmente da quattro fattori.

IL CAMBIO MODULO – Le assenze di Cigarini (due giornate di squalifica) e di diversi centrali hanno costretto López a ridisegnare lo schieramento tattico della sua squadra: dal dogmatico 3-5-2 a un 4-3-1-2 di vecchia memoria per il Cagliari. Difesa a 4 con Faragò e Lykogiannis arretrati e capitan Ceppitelli e Pisacane in mezzo, a protezione della porta di Cragno. Barella in regia, con Ioniță a fare da collante tra centrocampo e attacco. Risultato? Cagliari nettamente superiore alla Roma, sia per intensità che per determinazione, ma incredibilmente sprecone sotto porta (Farias due volte e Sau hanno sprecato tra lo stupore del pubblico). Bastava cambiare modulo? Se lo sono chiesti in tanti, forse sì.

LA FORZA DEL GRUPPO La settimana che ha preceduto la vittoria di Firenze deve aver giocato un ruolo decisivo ai fini della salvezza. La squadra si è ritrovata con le terga per terra e dopo aver toccato il fondo si è compattata. Il lavoro settimanale e la concentrazione ritrovata hanno fatto sì che il Cagliari si presentasse al Franchi meno timoroso del solito, deciso a giocarsi il tutto per tutto. La prestazione, al di là del gol vittoria di Pavoletti, è ancora positiva, con i rossoblù che hanno limitato i pericoli dalle parti di Cragno e si sono concessi il lusso di non chiudere il discorso in anticipo, fallendo ancora con Farias un paio di clamorose occasioni.

LA GRINTA RITROVATA – Spesso era capitato di vedere un Cagliari privo di mordente, quasi svogliato e appagato da quella manciata di punticini di vantaggio sulla zona retrocessione. Per molti, questa squadra era senza attributi e priva di grinta e di uomini attaccati alla maglia. A Firenze, in particolar modo, hanno fatto la differenza proprio la caparbietà e la rabbia agonistica di diversi giocatori: non solo Barella, ma anche Padoin, Pisacane, Ceppitelli e Pavoletti hanno suonato la carica e trascinato emotivamente i compagni. Vietato mollare, e così è stato.

IL SOSTEGNO DEI TIFOSI – Circa settecento tifosi assiepati sugli spalti del Franchi e gli oltre sedici mila presenti ieri alla Sardegna Arena in occasione della sfida contro l’Atalanta hanno dato alla squadra una marcia in più. Gli uomini di López hanno ricevuto il sostegno del popolo rossoblù nel momento più delicato della stagione e il gruppo sicuramente ne ha tratto giovamento. López e Ceppitelli, decisivo col suo stacco di testa nel finale della gara contro l’Atalanta, hanno sottolineato l’importanza dei tifosi. D’altronde, lo slogan del Cagliari (“Una terra, un popolo, una squadra”) è là per ricordare lo stretto legame che intercorre fra l’isola, il Cagliari e i propri tifosi.

Nella Serie A 2018/19, dunque, ci sarà ancora la Sardegna; ora sta alla dirigenza (in primis al presidente Giulini e al nuovo DS Marcello Carli) rimboccarsi le maniche, progettare il Cagliari del futuro e far tesoro dei tanti errori commessi in questa stagione, che per fortuna del popolo rossoblù non hanno avuto tragiche conseguenze.

 

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Sardo di origini sicule, ama il calcio dalle “notti magiche” di Italia ’90. È laureato in Lingue con una tesi sulla lingua del calcio. Pubblicista, ha collaborato col periodico Vulcano e la tv sarda Videolina.