Giro d’Italia 2018 – Sam Yates protagonista a Sappada in attesa della cronometro

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La maglia rosa Sam Yates, secondo ieri sullo Zoncolan alle spalle di Froome, si è rifatto oggi vincendo in solitaria la tappa numero quindici, da Tolmezzo a Sappada, con un vantaggio di una quarantina di secondi sugli avversari. Un attacco deciso e pulito che non ha trovato la risposta degli avversari, permettendo all’inglese di arrivare tranquillo fino al traguardo. Quella di oggi è stata anche la giornata più nera di Fabio Aru, tristemente arenato in fondo al gruppo e costretto ad alzare bandiera bianca e a sfiorare il ritiro in corsa.

Una gara a distanza per questa edizione numero 101 del Giro d’Italia. Eravamo abituati in passato a vedere i big fronteggiarsi e marcarsi sulle grandi salite, con dei finali intensi e ricchi di pathos. Quest’anno invece la sfida tra uno scalatore e uno specialista a cronometro ci ha permesso di vivere una competizione diversa; nonostante la maglia rosa sulle spalle Sam Yates è stato obbligato a un atteggiamento aggressivo con continui attacchi e senza limitarsi a marcare stretto i diretti avversari. Una difesa preventiva del primo posto perché l’inglese ha compiuto un lavoro da formichina per accumulare più secondi possibili in vista della cronometro fondamentale, la Trento-Rovereto, in programma martedì prossimo. Già, perché qui entrerà in scena il secondo protagonista della competizione, il campione in carica Tom Domoulin, chiamato a ricucire lo svantaggio di 2’11 e a incrementare guardando alle fatiche dell’ultima settimana. In un periodo in cui le serie Tv vanno per la maggiore, il Giro d’Italia si trasforma in due stagioni: la prima dedicata a questo inglese terribile, la seconda al tentativo di riscatto del cronoman olandese pronto a giocare le sue carte.

Yates resta comunque la sorpresa positiva di questo Giro d’Italia, il ciclista che non ti aspetti e su cui la Mitchelton-Scott ha trovato un’ottima alternativa dopo i problemi accusati dal colombiano Esteban Chaves. “Oggi è stata una tappa estremamente difficile, come ieri – ha dichiarato Yates -. Mi aspettavo che tutti sarebbero stati stanchi dopo lo Zoncolan, ero molto stanco anche io ma allo stesso tempo motivato a guadagnare tutto il tempo possibile su Tom prima della cronometro. Ho corso con passione e ho dato tutto. Sono venuto al Giro per vincerlo ma non mi aspettavo di ottenere tre successi di tappa. È un risultato magnifico, sono senza parole. Ho lottato sin dalle prime tappe in Israele per costruirmi questo vantaggio ma è tutt’altro che finita. Non so se sarà sufficiente per vincere il Giro, non sono sicuro di essere io il favorito, la cronometro potrebbe rimischiare la carte”.

Sono due i bocciati della tappa odierna. Uno è Chris Froome dal quale ci si attendeva una replica dopo l’exploit sullo Zoncolan. Le fatiche extra del sabato invece hanno condizionato il britannico, scomparso con largo anticipo appena la strada verso Sappada ha iniziato a farsi più dura. La vittoria di ieri è stata alla fine solo l’eccezione di una prestazione nel complesso opaca; chi aveva acquistato fiducia in una sua rinascita come terzo incomodo per la vittoria finale oggi ha dovuto mestamente ricredersi. Il secondo flop è stato più pesante da digerire per i tifosi italiani e porta il nome di Fabio Aru. Per il cavaliere dei quattro mori è stato un vero dramma sportivo, quasi venti minuti di ritardo e l’ipotesi ritiro più volte accarezzata, ma poi bocciata grazie al supporto mentale dei compagni di squadra. Non è l’Aru che i tanti tifosi si aspettavano e lui stesso è il primo a essere deluso. Il giorno di riposo gli sarà utile, ma viste le sue attuali condizioni inutile aspettarsi grandi stravolgimenti. Le condizioni del campione italiano hanno finito per oscurare erroneamente la grande prova di Domenico Pozzovivo, terzo in classifica generale e sempre presente nei momenti più significativi della corsa. Lo stesso Pozzovivo ha lamentato una situazione non favorevole, perché ciò che sta facendo non ottiene mediaticamente lo stesso risalto. Per lui la cronometro di martedì sarà un bel test, ma la sua prova nella cronometro iniziale in Israele rende speranzosi: in palio resta sempre un podio, sul gradino più basso.

Foto Credit: LaPresse – D’Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

 

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Nasce a Roma il 30 maggio 1979 mentre il Nottingham Forest di Brian Clough vinceva la sua prima Coppa Campioni. Radiocronista sui campi dell’Eccellenza laziale, adora il calcio minore ed il futsal.