Juventus, Allegri: “Scudetto bello perché difficile. Ai ragazzi bisogna fare solo i complimenti”

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dal nostro inviato allo stadio Olimpico di Roma.

Dalla sala stampa dell’Olimpico, l’opinione di Massimiliano Allegri sul Campionato appena conquistato: “Non si è trattato di sofferenza, tanto della grande stagione del Napoli a cui vanno fatto i complimenti; proprio per questo motivo, e anche solo per una questione di rispetto, vanno fatti i complimenti ai ragazzi e a quello che hanno fatto in questi ultimi quattro anni.Lo Scudetto di stasera è molto gradito perchè è il quarto, e perchè durante la stagione ci sono stati momenti difficili. Siamo andati a Napoli sotto di quattro punti, abbiamo fatto una partita seria giocando per vincere e senza subire gol; c’è stata però anche la partita di ritorno con il gol di Koulibaly, e lì i ragazzi hanno dato prova di grande equilibrio. Era un momento in cui sia noi che il Napoli dovevamo vincere, ma avevo fiducia nel fatto che i ragazzi reggessero la pressione e cosi è stato. Per quanto riguarda il mio futuro, stasera festeggiamo; ci metteremo poi a tavolino con la società con molta serenità per pianificare la prossima stagione, anche perchè l’anno prossimo si ripartirà tutti da zero e sarà importante fare in modo di arrivare a marzo nella migliore delle condizioni. Rimango alla Juventus? Vediamo assieme alla società“.

Interpellato nuovamente sull’evoluzione che il calcio vive al giorno d’oggi, Allegri riporta pensieri già espressi in precedenza: “Oggi tutta questa attenzione a schemi, ruoli, etc. da un pò l’orticaria, perchè significa dire che i calciatori sono tutti uguali e non è così. Anche nel basket, che è uno sport basato sugli schemi, talvolta gli schemi non riescono e si da la palla al più bravo per fare la giocata. Una mia battaglia su questo tema è che i settori giovanili siano una tragedia, perchè ai bambini non si insegna più a giocare, gli si tolgono estro e fantasia, per qualcuno è meglio meccanizzare il gioco del calcio ma non è un’idea che condivido.”

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Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.