Lugano, questa non è una salvezza scontata

La salvezza, a Lugano, è arrivata con due giornate d’anticipo: attesa, auspicata, agognata, ma per nulla scontata, visto l’andamento della stagione. Il campionato svizzero, infatti, è lungo e impegnativo. L’aspetto fisico e atletico è importantissimo, perché aiuta tanto in un torneo dove la maggior parte dei valori tecnici sono bassi: tuttavia, il mantenimento di una buona forma fisica, da fine luglio a fine maggio, è compito difficile, per gli atleti in campo, e per lo staff che li prepara.

La stagione bianconera è stata caratterizzata da periodi: un inizio di campionato discreto, poi un vero e proprio “Settembre nero”, la riscossa autunnale, con belle prestazioni e risultati anche in Europa, l’immeritata e rocambolesca eliminazione nei quarti di Coppa svizzera contro il GCZ ai calci di rigore, le vittorie in trasferta a San Gallo, Zurigo e Thun prima della sosta invernale, il fantastico inizio del girone di ritorno, con la vittoria di Basilea e il filotto di 3 (4, tenendo conto di quello di Thun a dicembre) successi consecutivi, bruscamente interrotto dalla sconfitta di San Gallo, maturata per errori individuali.

Nessuno poteva saperlo, ma quella partita si sarebbe trasformata nell’inizio di un periodo da incubo: 6 partite perse di fila, l’esonero di Pierluigi Tami, l’arrivo di Guillermo Abascal, prestazioni altalenanti, caratterizzate da errori individuali a volte stucchevoli, o vittorie sofferte ma meritate, come quella nello scontro diretto di Sion, dove il Lugano non aveva mia vinto dal suo ritorno in Super League. Infine, la salvezza, festeggiata senza troppa enfasi dall’ambiente.

Oggi, per la prima volta, abbiamo avuto l’impressione di aver visto una squadra dove il tecnico spagnolo ha dato una fisionomia propria. E, infatti, durante l’intervista di fine partita, lo abbiamo chiesto direttamente ad Abascal. Che ci ha così risposto: “Diciamo che, dopo tre settimane di lavoro insieme, si sono viste le situazioni che prediligo e che cerco: baricentro alto, giropalla, pressing, contrasti due contro uno. Questi giocatori hanno le qualità per farlo, questo è il metodo che penso migliore per vincere le partite, il mio. Certo, tenere alto il baricentro significa imparare a difendersi dal contropiede degli avversari: però, tenere molto palla, per esempio, come abbiamo fatto oggi, significa evitare che ce l’abbiano gli altri. Tra l’altro, non è solo palleggiare, ma mantenersi nella metà campo avversaria: e questa è la cosa che conta.”

L’andaluso ha le idee abbastanza chiare: “La priorità, appena arrivato, era essere accettato per il mio modo di lavorare e per la mia visione del calcio con il pressing alto, il possesso, il raddoppio eccetera. Il Ticino mi abbia permesso di fare due passi in una sola stagione per continuare a crescere, e ora sono felice di poter fare un’altra stagione. Non sento maggior pressione: ora dovremo parlare, fare un buon piano con la società, capire cosa vogliamo fare, che obiettivo avremo, per costruire la prossima stagione.”

Salvezza, quindi. Il presidente Renzetti, ancora una volta, ha vinto la sua scommessa. Non era scontato: i tifosi anziani, in tribuna a Cornaredo, non vedevano troppo di buon occhio l’arrivo di un allenatore giovanissimo, e senza un passato importante da giocatore. Ma salvezza non troppo scontata. Già a inizio stagione Pierluigi Tami aveva messo tutti sull’avviso: sarà importante salvarsi prima possibile, quello svizzero è un campionato difficile. Parole, pronostici. I fatti dicono che la Super League ha tritato, quest’anno, 9 tecnici: due compagini hanno cambiato allenatore addirittura due volte.

A retrocedere, con tutta probabilità dopo la sconfitta di oggi, sarà il Losanna il quale, prima della sosta, era quinto e che, durante la campagna di rafforzamento, ha ingaggiato il capocannoniere del momento, quel Simone Rapp il quale, oggi, guardava sconsolato i suoi compagni dalla tribuna. Questo, per dire che ciò che ha fatto il Lugano non era così ovvio. In molti, oggi, erano dispiaciuti perché, in fondo, l’organico avrebbe potuto tranquillamente duellare per un posto in Europa.

Sì e no, rispondiamo noi. Perché sulla carta, può darsi. Ma, in pratica, i ticinesi hanno l’attacco meno forte della Super League (36 reti segnate: il GCZ ne ha fatte 41, e lo stesso Losanna 43, per dire), e una difesa la quale, anche in virtù di una stagione storta da parte dei portieri, ha subito 51 gol. Non tanti di più della media e di squadre più avanti in gradutoria: ma, nella scorsa stagione, per dire, Alioski era andato a segno 16 volte, Sadiku (nel solo girone di ritorno) 9, e Mariani 8. I gol subiti erano stati 61 (in 38 partite); ma quelli segnati, 52. Insomma, in Europa ci va chi ha un attaccante in grado di andare in doppia cifra: quest’anno, non c’era.

In conclusione, per come sono andate le cose, e per la concorrenza, questa salvezza anticipata è, a nostro parere, un ottimo risultato. Il prossimo anno, si vedrà: la palla è nelle mani del Pres. Il quale, oggi, ha tirato la riga. E sta già lavorando per il futuro. Finora, ha sempre avuto ragione: e, quindi, vale la pena di aspettare, con fiducia.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.