Lugano, serve un leader

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Intendiamoci: la critica nei confronti del Lugano, dopo la sconfitta di ieri a Losanna, ci sta, ed è sacrosanta. Però, alzi la mano chi, dopo l’espulsione di Maccoppi, avrebbe scommesso sul fatto che i ticinesi sarebbero usciti dalla Pontaise a mani vuote, soprattutto considerando la buona prestazione dell’undici di Tami nella prima frazione di gioco.

I bianconeri sono scesi in campo con un 4-2-3-1 tutto sommato inedito, con Piccinocchi e Ledesma insieme, davanti alla difesa. E fino a quando l’ex Lazio e il giovane regista di Cornaredo hanno macinato gioco, il Lugano non ha fatto male. Poi, l’argentino è calato fisicamente, mentre il giovane ex milanista si è infortunato, ed entrambi sono stati costretti a lasciare il campo: e, a quel punto, la squadra ha perso intensità.

Il volto dei ticinesi, a fine partita, era quello triste di Sabbatini e Mariani, entrambi incapaci, ieri, di fare la differenza. Il centrale di centrocampo ex Sciaffusa è stato anche ammonito appena entrato, e così salterà la partita di domenica prossima a Cornaredo contro il Basilea.

Dietro, la partita è stata determinata da un paio di amnesie difensive di Daprelà, fuori posizione in occasione di entrambi i gol dei vodesi, e qualche piccola sbavatura degli altri (Rouiller è apparso in calo): però, è un dato di fatto che gli avversari capitalizzano ogni errore dei ticinesi.

Alla fine della prima frazione, il Losanna aveva fatto un solo tiro verso la porta avversaria, quello del gol di Zidane, servito da Kololli il quale, a sua volta, si è visto recapitare sui piedi la sfera da un colpo di testa sballato di Ledesma, uno dei pochi palloni sbagliati dall’ex capitano della Lazio.

La rete decisiva è stata caratterizzata da un tiro sbagliato da Rapp, con palla arrivata proprio sui piedi di Zarate, bravo poi a concludere, evitando la chiusura di Ledesma, e con Kiassumbua che era riuscito a sfiorare la sfera prima che s’insaccasse: errori, si (l’azione era partita da un traversone di Gétaz sul quale Daprelà non è andato a chiudere): però, anche un pizzico di malasorte.

Tra l’altro, qualche istante prima del 2-1, i ticinesi si sono visti annullare un gol per fuorigioco di Golemić (oltre la linea dei difensori, appena dentro l’area): ma Črnigoj aveva calciato da almeno 25 metri, e Castella era tra i pali. Non sappiamo, francamente, come il difensore serbo, a quasi sedici metri dalla linea di porta, fosse riuscito a disturbare l’azione dell’estremo difensore del Losanna: ma così ha deciso l’arbitro. Sul rovesciamento di fronte, manco a dirlo, i vodesi hanno trovato il gol di una vittoria che lo stesso Celestini, a fine partita, ai giornalisti RSI presenti, ha definito come “L’unica cosa positiva della giornata.” 

Tami, ai microfoni della RSI, a fine partita, era ovviamente deluso“Le statistiche sono imbarazzanti: gli avversari segnano sempre, anche tirando poco in porta, mentre noi creiamo occasioni, e non le sfruttiamo. Paradossalmente, abbiamo fatto meglio in parità numerica: ho vistro troppi errori, davanti e dietro. Bisogna lavorare su questo: se dominiamo, ma poi non riusciamo a fare la differenza nelle zone decisive del campo, dovremo commentare delle sconfitte.”

Episodi, errori individuali, e anche un pizzico di malasorte. La nostra sensazione, però, è che manchi un leader in campo: uno capace di alzare la voce, di rincuorare i compagni quando capitano episodi come quelli accaduti ieri. Quando gli avversari segnano al primo tiro in porta, quando ti puniscono dopo un gol annullato in maniera un po’ fiscale, con un pallone sporco. Chi ha giocato a pallone sa che sono episodi che ti tagliano le gambe.

Nelle intenzioni della società, questo giocatore doveva essere Da Costa: le cose, invece, sono andate come sappiamo. Ora, serve che qualcuno si prenda la squadra sulle spalle, trascinandola fuori dalla palude della bassa classifica. E bisognerà farlo alla svelta, arrivando alla partita contro il Sion al Tourbillon in una posizione di classifica tranquilla.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.