#dallaprimaallasesta – WRC: in attesa del Rally di Svezia, ecco cosa ha detto Montecarlo

Dalla prima alla sesta. Sei cambi di rapporto, sei velocità diverse, sei protagonisti e sei chiavi di lettura.

1) Ogier padrone. Partiamo da una premessa doverosa e non proprio relativa: il parco assistenza (i box, comunemente) del Rally di Montecarlo si trova a Gap, cittadina di quarantamila abitanti della Hautes-Alpes, lì dove poco più di trentaquattro anni fa Sebastien venne di fatto alla luce. Questo, per spiegare che Montecarlo non è solo per frasi fatte il rally di casa del cinque volte campione del mondo, ma bensì un rapporto, sportivo e non, talmente profondo che finisce nello sfociare sempre in una clamorosa storia d’amore. In testa dall’inizio alla fine. Vincendo la 1, la 2 e la 4, togliendosi lo sfizio anche nella 14. Sesto Montecarlo in bacheca, e negli ultimi quattro anni quando ha vinto nel Principato ha sempre, dodici gare dopo, brindato al mondiale.

2) Tanak c’è. Se il buon giorno si vede dal mattino, allora diremmo che l’affare del “rally mercato” è assolutamente stato quello Tanak-Toyota. La T&T, concedetecelo, sembra già viaggiare ad alti regimi: quattro speciali vinte (tante quante “le roi” Ogier ndr) e secondo posto finale, oltre ad un feeling piuttosto evidente già dalla prima uscita ufficiale. Da qui a considerarlo il primo, peggio ancora l’unico, anti-Ogier ce ne corre. Ma talento, carattere e a questo punto anche automobile sembrano, chiaramente, dalla parte di Ott.

3) Toyota, Jari torna a sorridere. Tanak a parte, a completare un weekend oltre modo positivo per il team nipponico ecco, anche, il terzo posto di Jari Latvala. Malgrado uno zero non per forza di cose sorprendente sotto la casella prove speciali vinte, il pilota finlandese si è dimostrato brillante e costante come poche volte gli è accaduto nella scorsa stagione. Veloce protagonista dall’inizio alla fine, come dimostra anche il quarto tempo nella Power Stage, un anno fa in Svezia a trionfare fu proprio la Toyota e proprio con Latvala, viste le premesse pensare in grande si può.

4) Citroën: God save Kris. Perso Matton, promosso a nuovo direttore Rally FIA, e sfumato Ogier, anche se in questo caso servirebbe capire quanto, davvero, il pentacampione del mondo sia stato vicino al team francese, il pre-stagione di Citroën, ritorno part-time di Loeb escluso, è rimasto avvolto in una nebulosa alternanza di sensazioni. Detto fatto e tutti i dubbi, almeno all’apparenza, rischiano di svanire al cospetto di una C3 competitiva tra le ascese di Montecarlo e un Kris Meeke capitano e trascinatore come in tanti, lo scorso anno, auspicavano. Il britannico si congeda con una splendida Power Stage vinta ed il quarto posto finale. La stagione è lunga, ma i riscontri, della prima, sono buoni.

5) Solita Hyundai. Anno nuovo, soliti problemi. La macchina è veloce, i piloti pure. Ma allora cosa succede? Succede che anche quest’anno l’inizio, a Montecarlo, è pieno di punti di domanda e avaro di sorrisi in casa Hyundai. Neuville vince più speciali di tutte (6) ma nei primi km commette un errore che ne condiziona il cronometro per l’intero week end. Mikkelsen ci sarebbe anche, prima di arrendersi per un problema all’alternatore. Sordo parte bene, ma poi finisce inesorabile fuori strada. Insomma, chi cerca velocità e chi, nel caso del team coreano, si accontenterebbe di trovare soluzioni.

6) Il Monte degli italiani. Montecarlo 2018 sanciva anche il ritorno come fornitore, seppur soltanto per WRC 2, di Pirelli. Una macchia, importante, di italianità in un contesto reso ancor più francese dal monopolio Michelin. Ma Pirelli a parte, l’Italia si è messa in mostra, seppur, per il momento, solo nelle categorie di rincalzo. Eddie Scessere si è piazzato secondo nel WRC2 con la sua Citroen DS3 R5, subito alle spalle del vincitore Kopecky e subito davanti ad un talento del calibro di Teemu Suninen. Erico Brazzoli, invece, con la sua Peugeot 208 R2 ha vinto il WRC3. Un Montecarlo all’italiana in un modo o nell’altro, in attesa che anche qualche gradino più su torni protagonista il nostro tricolore.

Condividi