Svizzera: ora serve non perdere la testa

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Che sberla, ieri sera, per la Svizzera. All’Estádio da Luz, per fare un facile gioco di parole, è stato invece buio quasi assoluto per la Nati, che ha offerto una delle più brutte prestazioni dell’era Petković. Gli elvetici, per dire, non perdevano dall’amichevole di Ginevra, contro il Belgio, del maggio 2016; per trovare una sconfitta in una gara ufficiale, bisogna addirittura tornare indietro all’8 settembre 2015, quando i rossocrociati si arresero, in trasferta, all’Inghilterra di Roy Hodgson: insomma, veramente molto, molto tempo fa.

Della partita abbiamo scritto ieri sera, nell’imminenza del fischio finale. Oggi, in molti accusano la squadra di avere fallito, per l’ennesima volta, la prova di maturità. Intendiamoci: il Portogallo ha meritato, ha dimostrato di avere qualità in tanti suoi elementi. Tuttavia, grandi (e, soprattutto, inattese) sono state le colpe della Svizzera, capace di stare in partita, praticamente, solo nei primi 30 minuti. La prestazione rossocrociata è stata contraddistinta dall’assenza di pressing, dai molti passaggi nelle retrovie, dalla quasi totale assenza di conclusioni verso la porta, e da un insufficiente gioco sulle fasce. Basterà tutto questo negli spareggi, che vedranno comunque gli elvetici tra le teste di serie? Questa, al momento, è la domanda ricorrente di quasi tutta la stampa specializzata, alla quale ci uniamo anche noi.

La paura più grande, comunque, che serpeggia tra i commentatori e i tifosi, è quella del ridimensionamento. Fino a ieri, la Nati aveva vinto tutte le partite del girone, totalizzando 27 punti: gli stessi dei portoghesi, tra l’altro, che si qualificano in virtù di una migliore differenza reti. Insomma, non si può dimenticare quanto di buono fatto sinora, da una squadra che ha sempre mantenuto la giusta concentrazione, in una campagna di qualificazione che ha visto diverse grandi nazionali in difficoltà con le rappresentative di piccoli Paesi (pensiamo all’Italia, e anche alla Francia, costretta al pareggio dal Lussemburgo). Certo, perdere con i Campioni d’Europa in carica era un evento possibile. Però, nella partita più importante dalla fine degli Europei, è la prestazione a preoccupare: errori difensivi e, soprattutto, una totale assenza di soluzioni offensive.

Vlado, a fine partita, ai microfoni della RSI, è apparso piuttosto scosso. Alla domanda, infatti, su chi preferisse come avversario per gli spareggi, ha risposto a monosillabi, ammettendo candidamente di non avere idea della forza e, soprattutto, della consistenza delle quattro possibili rivali (Svezia, Irlanda del Nord, Grecia, Eire). Una di queste, tra l’altro, sarà anche l’avversaria degli Azzurri. La sensazione, comunque, sentendo parlare Petković, è che l’ambiente fosse convinto di un risultato positivo, ieri sera, a Lisbona. Il campo, però, ha dato risposte diverse: e, ora, servirà metabolizzare alla svelta la sconfitta, e ritrovare la giusta mentalità per ripartire. Gli spareggi, in fondo, sono fissati tra un mese, e non c’è molto tempo per prepararli.

Il tecnico, peraltro appena riconfermato, come il suo collega italiano, dovrà anch’esso analizzare le proprie scelte, tattiche e di uomini. Intendiamoci: per quasi tutta la prima frazione, le cose sono andate in maniera tutto sommato favorevole. È anche vero che erano i portoghesi a dover fare la partita. Però, bisognava comunque essere meno timidi, pressando di più e creando qualche apprensione alla retroguardia lusitana. Gli elvetici, invece, si sono peoccupati prima di tutto di neutralizzare Cristiano Ronaldo (che ha fatto poco nella prima frazione, grazie anche a una buona partita di Rodríguez, tra i pochi a salvarsi), rinunciando quasi del tutto al gioco offensivo.

Ciò che ha frustrato maggiormente appassionati e commentatori, e che dovrà essere il tema di riflessione più importante per il tecnico, è stata l’assenza di personalitá, una volta andati sotto nel risultato. Mancava Behrami il quale, nonostante l’età, resta un punto fermo: Freuler e Zakaria (entrato nella ripresa a sostituire l’atalantino) non sono stati all’altezza. Forse, lo Zuber visto a Basilea avrebbe potuto far meglio, chissà. Però, il dato di fatto è che due cambi importanti (i deludenti Dzemaili e Mehmedi, sostituiti proprio da Zuber ed Embolo) sono arrivati dopo il 2-0, a partita ormai compromessa. Da questo, forse, è dipeso il grande nervosismo del capitano Lichtsteiner.

Il salto di qualitá (o, forse, il ritorno a certi livelli) andrà quindi fatto subito. A prendere per mano la squadra dovranno essere i giocatori più talentuosi: Xhaka e Shaqiri dovranno assumersi questa responsabilità in campo. Non c’è molto tempo, gli spareggi incombono: vero, si tratta di squadre alla portata dei rossocrociati. Ma dovranno essere quelli visti a Basilea: quelli di Lisbona, sono a rischio. Soprattutto se si dovessero trovare davanti una Svezia che, a quanto sembra, ha invece già trovato una sua identità. E alla quale, in fondo, l’opinione pubblica non chiede la vittoria a tutti i costi.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.