Rugby League World Cup 2017 – Il dietro le quinte: a tu per tu con Ryan Gould (Wales RL)

Per gentile concessione Wales RL/Ian Lovell

Poco meno di un anno fa, il Galles ‘vendicava’ le sconfitte nei 2 precedenti test infliggendo all’Italia una dura lezione al Brianteo di Monza, nella gara di qualificazione alla Rugby League World Cup 2017: 14-20 grazie alle mete di Anthony Walker (Wakefield), Andrew Gay (Mackay Cutters) e alla doppia marcatura di Ben Morris (St. Helens), dopo un primo tempo di marca azzurra.

Per gentile concessione Wales RL

Costretta la Nazionale al playoff di Leigh (Gran Bretagna) contro la Russia, i gallesi staccavano in quell’occasione il biglietto definitivo per il Mondiale, regalandosi l’accesso al gruppo C e le partite con Papua Nuova Guinea, Irlanda e Figi.

Dopo averlo incontrato in Italia l’autunno scorso in occasione della sfida di qualificazione, abbiamo contattato Ryan GouldNational Team Media Manager del Galles.

Ci siamo fatti raccontare che ruolo svolge, quali sono i compiti di un Media Manager in una grande competizione internazionale e quali possono essere, sulla carta e all’atto pratico, le prospettive dei Dragons, semifinalisti iridati nel 1995 e nel 2000, ora guidati dal grande John Kear, ex tecnico – tra le altre – di Paris Saint-Germain RL, Wakefield, Batley e soprattutto dell’Inghilterra.

Ciao Ryan, ti senti pronto per la Coppa del Mondo?
Sì, decisamente. La Rugby League World Cup è la competizione più grande e prestigiosa in questo sport. L’edizione 2013 nel Regno Unito fu fantastica e penso che quest’anno le cose andranno ancora meglio. Tutte le nazionali hanno messo su squadre forti e competitive e sarà interessantissimo vedere come evolve.

È la prima volta che sei coinvolto in un torneo internazionale col ruolo di Media Manager?
Sono stato National Team Media Manager già durante le qualificazioni mondiali l’anno scorso ma sì, in effetti questo sarà il primo grande torneo internazionale nella posizione. Ho partecipato alla Coppa del Mondo 2013, ma aiutando solamente con articoli sulle partite e aggiornamenti sui social media. Da fiero gallese, è per me un onore svolgere questo ruolo. 

Per gentile concessione Wales RL/Ian Lovell

Ma nel concreto, cosa farai esattamente al Mondiale?
Sostanzialmente, io sono il principale ponte tra la squadra e i media. Cioè: devo lavorare con i media per fare in modo che possano avere accesso alla squadra, ma allo stesso tempo mi devo assicurare che i media non si intromettano e non interferiscano con la preparazione delle partite. Dato che il nostro allenatore John Kear lavorare a sua volta [come opinionista, ndr] con i media, è sempre molto disponibile a parlare coi giornalisti, il che agevola il mio compito. Oltre a interfacciarmi con i mezzi d’informazione, ho l’incarico di occuparmi di tutti i canali e i profili online di Wales Rugby League, dal sito ufficiale ai social e così via, oltre a predisporre e inviare comunicati stampa agli addetti ai lavori. In vista di questo Mondiale, ho predisposto tutta una serie di cose interessanti, per assicurarmi che i tifosi a casa in Galles possano essere più aggiornati possibile sulla nazionale. 

Nel dettaglio, come funziona la collaborazione con i giornali e con i club?
Lavoro a stretto contatto con i giornali, per assicurarmi che si generi interesse attorno alla squadra. Mi capita anche di comunicare coi club, come è successo per esempio quando abbiamo annunciato i pre-convocati. In quel caso, mi sono assicurato che tutte le società nelle quali militano i nostri giocatori fossero al corrente dell’annuncio, così che fossero veloci poi nel condividere subito la notizia. Più persone parlano del Galles e della notizia, meglio è. 

Realisticamente parlando, calcio e rugby union sono padroni della scena sportiva gallese. Cosa si può fare per fare innamorare la gente di questo sport? 
Probabilmente è come dici tu, il calcio e l’union sono gli sport che attualmente hanno più sostenitori e attenzione da noi in Galles. Però è anche vero che c’è un discreto interesse nel rugby league. Al giorno d’oggi, abbiamo 2 squadre di semi-professionisti, che giocano nella Ligue 1 [terza serie inglese, ndr]: i North Wales Crusaders e i South Wales Ironmen [dove gioca Chris Vitalini, più volte nazionale italiano, ndr]. Ci sono inoltre molti altri club in Galles. Nella maggior parte delle scuole nel Galles settentrionale si gioca più a league che a XV. Nonostante poi il rugby union sia molto molto popolare nel sud del paese, il league è praticato a scuola anche da quelle parti. Più persone partecipano e praticano questo sport, più si lavora a livello professionale, maggiore sarà l’attenzione della gente per il nostro sport, a livello proprio nazionale e non solo locale. Per dire, dopo le brillanti prestazioni della nazionale gallese di calcio agli Europei 2016, molte più persone si sono interessate al calcio. Se riusciamo a fare bene alla Rugby League World Cup, chi ci dice che non accadrà la stessa cosa? BBC Wales, per fare solo un nome, manderà qualcuno in Australia, il che il dimostra che l’interesse c’è e si tratta di lavorarci su. 

Foto © Red Elephant / Cultural Pulse

Quando il rugby union era amatoriale, tanti giocatori gallesi erano soliti ‘cambiare codice’ e passare al XIII. Ora accade meno. Pensi che il league possa ancora attirare la gente, nonostante girino meno soldi rispetto al rugby? 
Sinceramente sì, penso che un passaggio al league possa essere ancora una prospettiva interessante per i giocatori del XV. Vero che girano ormai meno soldi nel nostro sport, però la principale ragione è che si tratta di sport molto diversi, oggi più che mai. Avranno entrambi la parola ‘rugby’, ma davvero sono come il giorno e la notte. Spostarsi da uno sport all’altro è meno facile di quanto possa sembrare, o di quanto sia stato in passato. Noi gallesi, in ogni caso, produciamo ottimi giocatori già a livello di rugby league: nella nostra training squad ci sono Zak Williams, Courtney Davies, Connor Farrer, Regan Grace e Calvin Wellington, tutti giocatori cresciuti e passati per il sistema gallese. Quando abbiamo giocato in Italia lo scorso autunno, gran parte della nostra formazione era composta da giocatori nati e cresciuti in casa e tutto ciò è incoraggiante. Abbiamo tanto talento e ottimi prospetti in Galles e dobbiamo mantenere questo trend in futuro. 

Manca davvero poco al calcio d’inizio mondiale. Avrai avvertito la differenza, a livello di esposizione e attenzione mediatica, tra lo sport in Gran Bretagna e in Australia. Cosa possiamo imparare noi europei dagli australiani?
Guardo la NRL e lo State of Origin ed è chiaro che lì il gioco ha un profilo diverso ed è molto più popolare. Questo è il mio primo viaggio in Australia e una delle cose che mi interessano è proprio vedere in che modo è percepito e vissuto il rugby league da quelle parti. Personalmente e professionalmente, voglio imparare il più possibile. Ho già preso contatti con parecchi giornalisti in vista della RLWC e c’è molto interesse a coprire il Galles. I media sono così interessati al league e alla Coppa del Mondo in particolare! Non è facile fare un paragone con la Gran Bretagna perché alla fine c’è tutto un panorama sportivo diverso. Certo lo sport del rugby league è uno spettacolo, un prodotto fantastico, e sarebbe bello riuscire a fargli guadagnare più spazio sui media anche nel Regno Unito. 

Si dice che il rugby league sia lo sport nazionale in Papua Nuova Guinea e che i papuani siano i più grandi fanatici di questo sport al mondo. Giocherete anche lì…
Anche per questo, sarà un’esperienza unica. Visitare la Papua Nuova Guinea è una delle cose che mi attrae di più di questo viaggio. Ho visto tante immagini e video di squadre nazionali accolte, all’arrivo nel paese, molto calorosamente. Hanno un modo incredibile e unico di farti sentire benvenuto e credo che la maggior parte della nostra rosa e del nostro staff non abbiano mai vissuto nulla di simile. Sarà dura, per il clima e per il tifo con cui la gente appoggerà la squadra della PNG, ma i ragazzi hanno fiducia in sé stessi e possono, lavorando duro, portare a casa la vittoria. 

N.B.: per facilitare la diffusione internazionale dell’articolo, pubblichiamo di seguito il testo inglese dell’intervista. Si ringrazia ancora Ryan Gould e l’intero staff di Wales RL per la disponibilità.

Per gentile concessione Wales RL/Ian Lovell

Hi Ryan, are you excited about the World Cup?
Yes, I’m very excited. The Rugby League World Cup is the biggest rugby league competition in the world. The 2013 World Cup in the United Kingdom was fantastic and I think this year’s tournament is going to eclipse that. All nations have got strong squads and it’s going to be interesting to see how it pans out.

Is it the first team you are involved in an International tournament as a National Team Media Manager?
I was the National Team Media Manager during the World Qualifiers last autumn but, yes, this will be the first international tournament that I have been in the role for. I was involved with the 2013 World Cup, but I only helped out on matchdays with match reports and updates on social meda. As a proud Welshman, it’s an honour to be the National Team Media Manager.

Which is exactly the job you are going to do at the WC?
Basically, I am the main link between the squad and the media. I need to work with the media to make sure they have access to the squad, but I also need to make sure that the media doesn’t intrude on the squad’s preparation for matches. As our head coach John Kear works within the media himself, he is always willing to speak to the press, making my job a lot easier. As well as liaising with the media, I also have to look after Wales Rugby League’s media channels – the website, social media sites and so on – and distribute press releases to the media. For this tournament, I have lots of exciting things
planned in order to keep fans back home in Wales as up-to-date as possible.

Do you collaborate with some newspaper or sports clubs, too?
Yes, I work closely with newspapers to generate interest about the team. I also speak with other clubs. When we announced our train-on squad, for example, I made sure that all clubs that had players included in the squad were aware of the news. As they shared the news across their media channels, it meant that more people were talking about our train-on squad announcement.

Football (soccer) and rugby union are the main sports in Wales, I reckon. What can be done to make the Welsh fall in love with rugby league?
You’re probably right that football and rugby union are the biggest sports in Wales. However, there is still a lot of interest in rugby league. We have two semi-professional clubs playing in League 1: North Wales Crusaders and South Wales Ironmen. There are also many other clubs in Wales. In the majority of North Wales schools, rugby league is now played rather than rugby union. Although rugby union is particularly popular in South Wales, rugby league is played in schools down there as well. The community side of the sport is important. The more people you have participating in the sport, the more the sport is going to grow at professional level and, in turn, the more interest you are going to attract at a national level. After the performance of Wales’ football team at Euro 2016, many more people in Wales are now interested in international football. If we perform well at the Rugby League World Cup, who’s to say that the nation won’t get behind the rugby league team? BBC Wales are sending somebody out to cover the team, so that shows that the interest is there.

Per gentile concessione Wales RL/Ian Lovell

Things changed since ru was not professional and Welsh ru players used to ‘go North’ and switch to rl. Do you think the sport can be attractive even now that ru has more money and followers?
Yes, I still think a move to rugby league is attractive for players who are playing rugby union. There is generally less money in rugby league than in union, but I think another reason why less players are switching codes is because they’re now so different. League and union may have rugby in both of their names, but they’re like chalk and cheese. Transferring from one to the ther isn’t as easy as it used to be. Anyhow, we are producing our own players in rugby league. Look at the train-on squad: Zak Williams, Courtney Davies, Connor Farrer, Regan Grace and Calvin Wellington are all up-and-coming players who have come through Welsh systems. You have more experienced players like Elliot Kear, Rhys Williams, Ben Flower, Gil Dudson and Lloyd White who have done the same. When we played Italy last autumn, the vast majority of the team was born and bred in Wales, which is very encouraging. There’s plenty of exciting rugby league talent in Wales and we need to continue that trend in the future.

With the World Cup starting in few weeks, you must have had experienced the differences in the game’s exposure between Australia and GB. What can we learn from the Aussies?
From watching the NRL and State of Origin, it’s clear how popular rugby league is in Australia. It’s my first ever trip to Australia and it’s going to be great to see how rugby league works over there. I hope to learn a lot personally while I’m out there. I’ve already made contact with a number of journalists ahead of the World Cup and they’re all really keen to cover Wales. There’s so much interest from the media. It’s very difficult to compare rugby league in the UK and Australia because, to be honest, it’s so different. Rugby league, as a sport, is a fantastic product and it would be brilliant to see it get more exposure in the UK in the future.

People in Papua New Guinea have a reputation for being the most passionate supporters of the game in the world. How will it help your work in the first week?
I see this trip as a trip of a lifetime. One of the main reasons for that is because we’ll be visiting Papua New Guinea. You don’t get the chance to visit a place like Papua New Guinea every day; it’s going to be a unique experience. I’ve seen plenty of pictures and videos of national sports teams arriving in Papua New Guinea and the welcome looks incredible. It’ll probably be an experience that the majority of the staff and players have never experienced before. With the climate and support that Papua New Guinea will receive, we know it’s going to be tough, but the lads will be confident that they can go over there, work hard and, hopefully, get a result.


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Sardo classe 1987, ama il rugby, il calcio e i supplementari punto a punto. Già redattore di Isolabasket.it e della rivista cagliaritana Vulcano, si è laureato in Lettere con una tesi su Woody Allen.