Io amo il basket femminile

Foto: Twitter @Ceci_Zanda

Cecilia Zandalasini ha vinto il titolo WNBA con le Minnesota Lynx.
Niente male per la cestista prodotto della Pallacanestro Broni 93, società storicamente operante a livello femminile.
Un successo, quello della azzurra, che ha trovato grande eco mediatica: ne parlano tutti, dai grandi media al più piccolo e giovane appassionato di basket.

Questo è un bene, senz’altro.
Però… C’è un però: non è che sbagliamo a parlare di basket femminile solo in queste occasioni?
Obiettivamente è un altro sportinguardabile, non è vero basket.
Sono solo alcune delle frasi che ho sentito molto spesso pronunciare attorno e dentro ai campi di basket.
Fare pallacanestro con le donne è difficile, al giorno d’oggi. Soldi ne girano pochi e pure quando si creano l’ambiente e l’entusiasmo giusti, il pregiudizio sullo ‘spettacolo’ è duro a morire.

Chi scrive si è occupato, per anni, di basket (anche) femminile e ha visto le americane di Schio, Taranto, ecc.; giocatrici di super livello, inserite in un campionato dove le perle italiane avevano una conoscenza naturale del basket e delle sue dinamiche.
Naturale perché, probabilmente, rispetto a quello maschile, questa è una pallacanestro ancora incentrata sul fondamentale e sull’idea di gioco. Tutte cose presenti (anche) tra i ragazzi, sia chiaro, ma con velocità, ritmo e atletismo ormai esasperati.

Personalmente, da fruitore e tifoso, ho apprezzato e apprezzo da anni lo Spettacolo – maiuscolo – offerto dalle giocatrici di Serie A1 e A2 italiane. Bei campionati, con belle partite e playoff appassionanti. Figuriamoci quando si parla di WNBA, o dei grandi tornei internazionali: Olimpiadi, Mondiali ed Europeo ti tengono col fiato sospeso.

Mentirei (e mentono tutti, questi giorni) se dicessi che non me ne perdo una, di partita di basket femminile.
Sarei bugiardo perché di basket in tv e nei vari streaming legali ne passa – vivaddio – proprio tanto. Però lo sguardo lo do e apprezzo ciò che vedo.

Apprezzo e apprezziamo quello che ha fatto Cecilia, giocatrice super che ha realizzato il suo sogno.
Importante è che appassionati e media non mollino domani e continuino a parlare di un prodotto, il basket delle donne, che piace perché è bello.
E che cada, magari, qualche pregiudizio.

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Sardo classe 1987, ama il rugby, il calcio e i supplementari punto a punto. Già redattore di Isolabasket.it e della rivista cagliaritana Vulcano, si è laureato in Lettere con una tesi su Woody Allen.