La Juve e i suoi grattacapi

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La Juventus è nelle prime quattro d’Europa. Il campo ha dato il suo verdetto e, come due anni fa, i bianconeri sono in semifinale di Champions League. Tra qualche ora si saprà con chi dovrà giocarsi l’accesso alla finale, una tra Atlético, Real e Monaco. Tre recenti conoscenti di Max Allegri, che le affrontò tutte prima di arrivare alla sfortunata finale di Berlino. Ma ora, forse, è un po’ diverso. L’avversario più temuto, come ha detto bene Bonucci, non c’è. O meglio, nessuno vorrebbe incontrare proprio la vecchia signora. Perché ha preso solo due gol da settembre a ora in coppa, perché ha rifilato un secco 3-0 ai sempreBlaugrana del Barça ed è un gruppo affamato. I sorteggi, in ogni caso, non sono uno spauracchio ma, in verità, ogni candidata ha qualche buon motivo per infastidire i sonni, e forse sogni, bianconeri.

Partendo dalle due spagnole, almeno sulla carta, sono quelle più temute. Le tre semifinali raggiunte dai Colchoneros in appena quattro anni impongono timore e rispetto. L’Atlético è un’osso duro. Banale, ma esprime al meglio le caratteristiche degli uomini di Simeone. La tenacia e la caparbeità li ha portati fino in fondo e un ottimo Griezmann ha fatto il resto, gol. L’organizzazione tattica ricorda quella della Juventus. Una difesa solida da cui partire per ribaltare la manovra velocemente e attaccare in ripartenza. La vera spina nel fianco saranno gli esterni, Carrasco e Saúl sono bravi a muoversi in sintonia con Juanfran e Filipe Luís; aprire gli spazi creando superiorità numerica per gli inserimenti di Griezmann è la mossa tattica più gettonata per colpire il bunker bianconero. Inoltre, all’andata mancherà Khedira, giocatore fondamentale per equilibrare il centrocampo di Allegri. Ocio.

Il Real, sbattuto fuori nel 2015 grazie al blanco Morata, è l’avversario più pericoloso. Ovvio, Ronaldo, Bale e Benzema fanno paura solo a leggerli ma la forza di quest’anno delle Merengues è l’unità del gruppo. Questo agglomerato di campioni è finalmente riuscito a costruirsi un’identità, un’obiettivo comune da raggiunte realmente sentito. Il tasso tecnico è elevatissimo ma nessuno pensa per sé. Prima la squadra, poi le glorie ai singoli. È così che sono riusciti a battere il Bayern, al di là di ogni errore arbitrale. La compattezza, che un uomo ombra come Casemiro ha aiutato notevolmente a strutturare, ha permesso ai campioni in carica di vincere in Germania oltre che al Bernabéu. E i bavaresi li allena Ancelotti, così, per non dimenticarlo. Infine Zidane e Ramos. Il primo è un vincente per natura, uno che vede calcio un paio di passi avanti agli altri; il secondo è più letale di un attaccante. Prendere gol su corner, in una fase delicata di un match, spezza le gambe. Velenosi.

Per ultimo, e non per demeriti, il Monaco. La squadra allenata da Jardim è prima in Ligue 1, ha un nuovo talento da 5 gol in 4 partite di Champions e uno dei centroavanti più forti degli ultimi 20 anni che, forse, si è finalmente ritrovato dopo una marea di infortuni. Questi viaggiano sull’onda dell’entusiasmo ed è l’elemento chiave da non sottovalutare. Sono tra le migliori d’Europa grazie a un gioco brillate, vivace e concreto. Traballano un po’ dietro, è vero, ma davanti hanno idee. Questo è quello che dovrebbe spaventare di più Allegri. Arrivano sempre, hanno sbocchi e alternative per sviluppare la manovra. Il gioco è fluido e non hanno niente da perdere. Da un certo punto di vista è la partita più complicata da preparare. Logicamente, la Juve ha dalla sua parte più esperienza. L’estremo entusiasmo può essere una lama a doppio taglio per una squadra così giovane come quella monegasca. Acuminati.

Ancora un po’ d’attesa e la Juventus potrà prenotare i biglietti per la prossima trasferta di Champions. Quelli per Cardiff, ancora, sono off limits.

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Pavese d'origine, pragmatico di natura."Burrito" in campo e fuori, vive alla giornata scrivendo di futebol e basket. Nella vita in tackle come Montero, ma pur sempre romantico come un tiro sulla sirena.