Lugano, una sconfitta che destabilizza

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Intendiamoci: nulla di ciò che è successo, ieri pomeriggio, è dovuto agli avvenimenti della scorsa settimana. La squadra ha fatto, semplicemente, ciò che ha chiesto il tecnico, il quale ha messo in campo un undici decisamente difensivo. Tramezzani, infatti, ha tenuto in panchina Sabbatini (nella foto) e Piccinocchi, i due uomini d’ordine e menti del centrocampo, disponendosi a tre in difesa, con Rey davanti alla retroguardia e con un centrocampo a 4, i cui esterni (Padalino e Črnigoj) dovevano arretrare a supporto della retroguardia, in caso di difficoltà. Nella prima frazione, in effetti, il gioco è riuscito: la potente corazzata bernese ha tirato una sola volta nello specchio della porta (7 conclusioni totali). I ticinesi, però, avevano all’attivo la miseria di una sola conclusione verso la porta avversaria. A fine partita, se ne conteranno 2, e una sola parata di Mvogo.

Adi Hütter, tecnico austriaco dei gialloneri, non si è scomposto più di tanto. Ha atteso, nella ripresa, che i sottocenerini tentassero il forcing, arretrando il baricentro del suo ordinato 4-4-2, e provando un paio di ripartenze. A metà tempo, ha calato il poker, facendo entrare Frey e Ravet. Il Lugano non ha avuto neppure il tempo di organizzare le contromisure, e si è trovato sotto di due gol.  I bernesi hanno anche tentato di riaprire l’incontro quando, a poco meno di 10′ dal termine, Alioski si è trovato tra i piedi, solo davanti a Mvogo, il pallone dell’1-2, gentilmente offertogli dalla retroguardia giallonera: il macedone, però, ha mandato alto sopra la traversa.

Singolarmente, i bianconeri non hanno fatto male, meritando quasi tutti la sufficienza, anche se stiracchiata. Chi ha fatto peggio sono stati i due attaccanti (con l’attenuante di non avere, praticamente, mai visto palloni giocabili), nonché Črnigoj e Carlinhos, entrambi fuori ruolo. L’esordiente Cümart si è disimpegnato non male, mentre i centrali difensivi, in occasione delle due reti, si sono fatti sorprendere, pur avendo fatto, sino a quel momento, una partita ordinata.

In conclusione, abbiamo avuto la sensazione che il tecnico abbia chiesto ai suoi, ieri pomeriggio,  una prestazione che non è nelle corde del gruppo. Il Lugano è squadra abituata ad attaccare, che ha offerto le sue migliori prestazioni giocando con tre punte e, soprattutto, con Sabbatini e Piccinocchi in mezzo al campo. Certo, dopo le cinque reti subite domenica scorsa, in questa occasione era necessario avere un atteggiamento più prudente, contro una compagine forte fisicamente in mezzo al campo e con un attacco andato a segno (comprese le reti di ieri) 56 volte.

A questo punto, allora, molto meglio giocare con un 4-4-2 (che i giocatori apprezzano, in quanto modulo di semplice applicazione), con Alioski a fare l’esterno di centrocampo e, soprattutto, con Sabbatini direttore d’orchestra. Passare all’abituale 4-3-3, in caso di necessità, non sarebbe stato, a quel punto, un problema. Il modulo di oggi ha invece sfiancato gli esterni che, puntualmente, si sono trovati in difficoltà al momento di crossare. Insomma, ci saranno molti spunti di riflessione, per l’allenatore, durante la sosta.

A fine partita, Renzetti si è fatto sentire negli spogliatoi, mentre Tramezzani (“Il presidente può parlarmi quando vuole”) è apparso tranquillo: “Non ho giocato con una squadra difensiva: Mariani, Alioski, Carlinhos e Sadiku sono giocatori offensivi. Fino al gol non avevamo rischiato niente. L’esclusione di Sabbatini? Un giocatore per me importantissimo, ma sono soddisfatto che Rey, che lo ha sostituito, si faccia trovare pronto. La prestazione non mi è dispiaciuta, la squadra ha lottato, e avevamo di fronte, tra gli altri, il capocannoniere e l’uomo-assist del campionato. Spero che la pausa ci faccia bene, per come la vedo io sarà un momento di recupero.”

Diverso, invece, il commento del presidente Renzetti, intervistato da Nicolò Casolini della RSI“Devo dire che in questi ultimi periodi sono venute meno alcuni punti fermi della squadra. Ogni partita si cambia, c’è turnover; sono cose che si possono fare, ma sono dell’idea che, prima, sia necessario acquisire delle certezze. Non mi posso certo lamentare di come si svolgono gli allenamenti, o dei rapporti all’interno della squadra, con lo staff. Ho però la sensazione, e non solo io, che il tecnico non sia riuscito a elaborare il 5-2 di Thun. Quello che è successo lunedì è abbastanza grave perché è avvenuto senza accordo con la società, mi è sembrato una cosa sproporzionata, così come fare pagare dazio a giocatori che, finora, hanno sempre dato molto. Voglio capire il perché di queste cose, che a mio parere sono molto gravi. Mi sembra che, di questo passo, rischiamo di farci del male da soli. Prima che ciò avvenga, interverrò io!”

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.