Quelli che… salutano Enzo Jannacci

JannacciLa notizia è arrivata sul tardi. Come battuta da un telegrafista: “Piripiripiri…Piripiripiri Enzo Jannacci stasera morto”, si è diffusa dalla periferia di Rogoredo fino alla luna – che se ne stava lì, come una formaggia – e son rimasti tutti così, muti come dei tristi re o cardinali: l’Armando, Mario, Silvano e Veronica (con cui in gioventù, tutti avevano fatto l’amore al cinema, in piè). Si son detti “si potrebbe andare tutti…” ma poi hanno concluso di no e son rimasti lì, con le scarp da tennis (fatte in korea, eh!) a chiedere l’ultima sigaretta a un passante. In fondo, è la vita, la vita.

Immaginiamo un po’ così, improvvisando come si confà al personaggio, la dipartita di Enzo Jannacci, immenso cantante e cantautore, da sempre dichiarato ed intenso tifoso del Milan, di cui aveva cantato anche un inno.

Più di una volta, Enzo Jannacci aveva mescolato la propria passione sportiva alle storie dei suoi personaggi. Ricordiamo la poetica “Vincenzina e la fabbrica”, del 1975, dove si raccontava con dolce malinconia il sacrificio di Vincenzina, donna costretta dai tempi moderni a lavorare in fabbrica, stanca e dimentica di tutto, “come se non ci fosse che fabbrica”, come se non le bastasse più nemmeno il Milan: “Zero a zero anche ieri ‘sto Milan qui / sto Rivera che ormai non mi segna più / che tristezza, il padrone non c’ha neanche ‘sti problemi qua”.

Preciso il riferimento pallonaro anche nel lungo cantato jazz di “Quelli che…”, dove invece prevale quel forte accento sarcastico, caratteristico di tanta produzione musicale: “Quelli che quando perde l’Inter o il Milan dicono che in fondo e’ una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli, oh yes!”. Della stessa canzone, quando divenne sigla dell’omonimo programma calcistico della domenica pomeriggio in Rai, aveva cantato anche versioni interamente riadattate.

Non aveva scritto lui e nemmeno parlava di calcio, la splendida “Bartali”, dedicata al campione del ciclismo che fu eroe nazionale nella martoriata Italia del dopoguerra. Tuttavia la sua interpretazione e i suoi arrangiamenti ne fanno un capolavoro per cui merita di condividere con Paolo Conte almeno la paternità putativa (lo stesso Bartali, disse di preferire la versione di Jannacci).

Nell’89 a Sanremo, Jannacci cantò “Se me lo dicevi prima”, un brano che con delicata allegria si rivolgeva a chi usciva dalla tossicodipendenza, raccontando la gioia per le piccole cose ritrovate all’uscita dal tunnel, quelle che fan bella la vita: “E allora sarà bello / quando vince il Milan” (“quando segna Gullit” aggiungeva a volte, improvvisando), cantava sorridendo.
Così come sarà bello, come una piccola gioia, riascoltare la sua musica, anche ora che Jannacci ha salutato il Milan e noi tutti e chissà dove s’è nascosto, per vedere da lontano l’effetto che fa.

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Nasce nel 1972 a Roma, dove vive, lavora e tifa Fiorentina. Come Eduardo Galeano, ritiene che per spiegare a un bambino cosa sia la felicità, il miglior modo sia dargli un pallone per farlo giocare. Email: pchichierchia@mondosportivo.it