Francesco Totti: 20 anni di serie A

28 Marzo 1993: non sono soltanto 20 anni fa. Piuttosto sono, ahinoi, quasi un’altra epoca. La Danimarca era campione d’Europa in carica, di lì a due mesi l’Olympique Marsiglia avrebbe vinto la Coppa dei Campioni contro il Milan (in attacco per i francesi giocava Rudi Völler). “I will always love you”, di Whitney Houston, dominava ancora la classifica dei singoli musicali firmata Billboard, nonostante fosse uscita nel Novembre dell’anno precedente.

Quel giorno, in serie A, si giocava Brescia-Roma, con i giallorossi vittoriosi per 2-0 grazie alle reti di Caniggia e Mihaijlović. A un minuto dalla fine, l’allora tecnico della Roma, Vujadin Boškov, toglieva dal campo Rizzitelli e regalava il debutto in serie A a un ragazzetto di 16 anni, che soltanto il giorno prima aveva segnato il gol-vittoria con la squadra primavera: Francesco Totti.

In queste prime righe abbiamo già fatto un elenco di nomi ed eventi che, da soli, basterebbero a far capire quanto tempo è davvero passato da quel 28 marzo 1993. E oggi, dopo tutto questo tempo, Totti è ancora, forse, il miglior calciatore italiano in attività. 20 anni a questi livelli non sono 20 anni e basta. Sono 20 anni in cui quasi ogni settimana fai qualcosa di speciale e continui a farlo nonostante l’età (o la vecchiaia, in senso calcistico) che avanza. Non è poco, anzi.

Una carriera, la sua, segnata, senza ombra di dubbio, dal legame con la Roma. Nel bene e nel male. Il campanilismo italico e l’invidia calcistica ne hanno, per certi aspetti, sminuito la carriera (almeno a livello mediatico). Altri grandi numeri 10 sono stati celebrati molto di più, più spesso e a tutto tondo, anche perché avevano vinto più coppe e campionati. Fosse andato al Real Madrid qualche anno fa, chissà quanti altri trofei avrebbe vinto (bé, forse non molti, data la presenza del Barcellona). Ma sappiamo anche che andare a fare la comparsa al Bernabéu per alcuni non è stata esattamente la scelta della vita. Totti ha dovuto, e deve ancora, mantenere il livello massimo di qualità in campo, per confermare gli elogi che gli vengono fatti. Ma d’altra parte, è un po’ la condanna (sportiva) di chi alla gloria sicura preferisce una sola maglia e nessun’altra più.

Chi vi scrive, 20 anni fa aveva già accumulato in tasca una serie di “figurine” da ammirare: Lothar Matthäus, Fernando Hierro, Gigi Lentini, Walter Zenga, Paul Ince, Aldair. E stava aspettando di innamorarsi completamente di un numero 10 con il “divin” codino. L’esordio assoluto di Totti in serie A, dunque, non era la notizia dell’anno. Ma, con il tempo, quel ragazzetto che Carlo Mazzone lancerà da titolare a fine 1993, prenderà il suo posto vicino a quelle figurine, scalando anche varie posizioni. E il sottoscritto, senza essere tifoso della Roma, si ricorderà ancora a lungo del “cucchiaio” di Euro 2000, l’elastico tra i capelli, il tridente in Nazionale con Baggio e Del Piero alla Playstation (cose che davvero, solo ai videogiochi), la fascia di capitano con il gladiatore, il gol al Parma nel giorno del terzo scudetto. E continuerà a pensare che è stato un privilegio veder giocare Francesco Totti. Un privilegio che si ripeterà ancora.

Congratulazioni, capitano.

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Torinese, classe 1983. Da piccolo voleva vedere Wembley e il Maracanã, gli manca ancora il secondo. Toro e Arsenal nel cuore, sta fra un tackle di Gilberto Silva e Tony Adams che chiama il fuorigioco.