Nel calcio non bisogna mollare mai

Il passato ha regalato partite memorabili e la storia suggerisce di non mollare mai e crederci fino in fondo almeno fino a quando il triplice fischio del direttore di gara non sancisce la fine della contesa. Di rimonte clamorose ce ne sono state tante; molti per esempio ricordano la straordinaria vittoria ottenuta dal Manchester United di Ferguson in una finale di Coppa dei Campioni disputata contro il Bayern Monaco. Un episodio può cambiare gli equilibri di una partita; inoltre avere due o tre gol di vantaggio non sono garanzia di sicurezza perché basta subire una rete per perdere fiducia in se stessi e accusare la riscossa degli avversari.

In una domenica orfana della Serie A, il campionato cadetto ha mostrato due incredibili esempi di quanto raccontato sopra. Al “Bentegodi” di Verona si stava mettendo male per gli uomini di Mandorlini, colpiti per ben due volte da un Crotone che già respirava aria di colpaccio. Una situazione difficile, sia dal punto di vista tattico che psicologico, dal quale era difficile uscirne fuori; nel giro di sette minuti, invece, gli scaligeri hanno sorpreso tutti, dal pubblico di casa alle rivali per la lotta alla promozione; il Verona come un pugile che incassa fino a far stancare l’avversario per poi colpire improvvisamente e trovare il colpo del ko. Il montante vincente ha il nome di “Cacia“; la sua doppietta ha svegliato i propri compagni, cancellando la paura e cambiando volto a un’incredibile partita.

Nel frattempo a 70 km di distanza Brescia e Cittadella si davano battaglia su un campo reso pesante dal maltempo che ha imperversato sull’Italia settentrionale. In pieno recupero è arrivato il meritato 2-1 delle rondinelle con Picci, subentrato nella ripresa; l’esultanza, la corsa senza maglietta e la gioia in pieno stile Tardelli 1982 di chi è consapevole di aver segnato una rete importante, che gli può valere una settimana da eroe con qualche citazione in più sulle pagine dei quotidiani bresciani. Il calcio, però, sa essere crudele e cinico certe volte e così una distrazione difensiva finisce per incorciarsi con i meriti di chi ha il coraggio di non mollare nonostante il poco tempo a disposizione, gelando il pubblico di casa e trasformando una vittoria quasi certa in un pareggio beffa nel giro di pochi secondi.

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Nasce a Roma il 30 maggio 1979 mentre il Nottingham Forest di Brian Clough vinceva la sua prima Coppa Campioni. Radiocronista sui campi dell’Eccellenza laziale, adora il calcio minore ed il futsal. Email: emodugno@mondosportivo.it