Esclusiva Mp – Antonio Cincotta: “Dove il calcio femminile è sport nazionale…”

Tu vuo’ fa l’americano, si cantava un tempo. Da sempre, molte delle eccellenze italiane in ogni settore emigrano, alla volta degli Stati Uniti. Dagli chef agli artisti, dai ballerini ai cineasti, l’America del Nord ha ospitato e ospita le gesta e il lavoro di molti nostri connazionali. Il calcio femminile, realtà di nicchia nel nostro paese, non fa eccezione e oggi abbiamo l’occasione di conversare con Antonio Cincotta, giovane già alla guida del Fiammamonza, prossimo alla guida dell’AC Seattle, club partecipante alla Women’s Premier Soccer League (WPSL). Una storia interessante, così come quella di Alessandra Nencioni, sua giocatrice già a Monza e, come da poco comunicato, prossima punta della formazione dello stato dello Washington. Parlare con mister Cincotta vuol dire parlare di uno che si è innamorato del calcio giocandolo, e del ruolo di allenatore in un modo che sarà famigliare a molti lettori. Un allenatore 2.0, se vogliamo, che vuole un calcio tecnico e volto al possesso della sfera, alla maniera del Barcellona. Ne abbiamo approfittato, allora, per fare anche il punto della situazione sul calcio donne nostrano, sul suo massimo campionato, sulla lotta al vertice fra Torres e Tavagnacco, lotta di cui settimanalmente diamo conto.

Caro Antonio, ci racconti come nasce la tua passione per il calcio?

Giocavo a calcio, come moltissimi bimbi, da quando ho 7 anni, una passione accesa d’amore, per uno sport che ti fa mettere la pratica sportiva, in questo caso calcistica, davanti ad ogni cosa. La vera particolarità però avviene quando avevo 12 anni: mi innamorai di un gioco per PC ( PC Calcio) dove diventavo “allenatore” di una squadra … La mia passione arrivò quindi a un “livello più alto”. Anche grazie a quel gioco volli allenare.

Antonio Cincotta Seattle FemminileI tuoi primi passi da allenatore…E i successi.

Iniziai ad allenare che avevo solo 16 anni. Intanto giocavo: per molti anni ho fatto entrambe le cose, ed ovviamente ho studiato nel settore. Da allenatore dei pulcini, mi fu chiesto di provare con gli esordienti, poi i giovanissimi e così via, a salire. Le mie squadre, ai tempi nel settore maschile, vincevano e giocavano molto bene e spesso le società per le quali lavoravo mi volevano alla guida di varie squadre, in contemporanea. Dopo, mi sono trovato a condividere panchine con grandi allenatori, che hanno contribuito alla completezza della mia formazione, insieme naturalmente alla formazione ufficiale, in aula. Parlo di Ganz, Nava, Eranio e non solo. 

Cercando il tuo nome sul web, molte sono le pagine, in italiano e non, che parlano di te. Del tuo stile da allenatore, del cosiddetto “women tiky taka”. In cosa consiste?

Ho un idea di calcio molto chiara, che è nata dallo studio che ho sempre desiderato fare della materia. Ritengo che una squadra debba controllare la gara imponendo i ritmi della propria manovra attraverso un flusso di gioco caratterizzato da continui passaggi corti e attacchi portati preferibilmente sulle corsie centrali. Gestire il possesso permette di divertirti poiché gestire la palla è entusiasmante, mentre rincorrere il possesso avversario è frustrante, e al contempo ti permette un continuo miglioramento, visto che mantenere la circolazione della sfera, pone la condizione di affinare la tecnica e la capacità di accrescere lo stile dei giocatori, è richiesta lucidità e personalità, doti che così si “autoalimentano” ogni domenica.

Le esperienze con Milan e Fiammamonza, il campionato di A2 vinto con un’età media bassissima, poi…

A Monza, grazie a delle calciatrici giovanissime ( età media 17 anni ) ma motivate e dotate si è vinto molto. Dovevamo salvarci e siamo arrivati al secondo posto, con record di punti (67),  premio fair play, la miglior difesa del campionato e secondo attacco. Inoltre, una della nostre atlete, Viola Brambilla, è stata eletta miglior promessa della serie A2, Cecilia Re è stata convocata al mondiale Under 20, ed io sono stato eletto miglior tecnico della stagione, sia dai tecnici che dalla federazione con la panchina d’argento…Poi a Settembre, dopo aver perso con il Firenze (oggi quinta in classifica!) 2–3, all’esordio in Serie A, la società ha deciso di avvicendarmi, una scelta che mi ha lasciato perplesso, ma che non voglio giudicare.

Seattle StadioE ora Seattle. Gli Stati Uniti vivono il calcio femminile in un altro modo. Guiderai una squadra pro, in una lega durissima. Come sono arrivati a scegliere te?

Penso che mi abbiano contattato per i successi ottenuti la scorsa stagione, e per l’idea di calcio mostrata. A capo del Seattle c’è un imprenditore italiano che si occupa di calcio professionistico, Giuseppe Pezzano, un grande esperto, e sarà per me motivo di orgoglio poter lavorare in un ambiente tanto specializzato. Inoltre il main sponsor, PH America, è gestito da un manager italiano, Matteo Sala. Insomma, c’è un po’ di Italia che vuole dimostrare il proprio valore anche oltreoceano: la fuga di cervelli che dovrebbe far ragionare chi governa la nostra nazione, in vari settori.

Obiettivi sul lungo e breve termine?

A breve termine mi aspetta un grande lavoro con l’AC Seattle, dove devo ottimizzare le selezioni, preparare le gare, costruire in pochi giorni un’intesa con e tra le atlete, abbiamo due mesi per dare il 100 % e non vogliamo sbagliare. Il calcio è la mia professione, un po’ come lo sport in genere, e pertanto vorrei continuare la mia carriera…

Non ti chiedo se ti piacerebbe allenare l’Italia, un domani, perché sono sicuro di sì. Però da addetto ai lavori, come valuti lo stato di salute del calcio femminile nostrano? 

Penso che ogni italiano debba dare il proprio contributo per la propria patria, e nel mio piccolo, finita la grande esperienze negli USA, dove il calcio femminile è sport nazionale, vorrei riportare le mie esperienze qui. Il calcio femminile, è in seria difficoltà, poiché i fondi a disposizione dei club sono molto risicati, il che rispecchia la crisi che il nostro paese sta vivendo.

Seattle Stati UnitiI giochi sono belli aperti…

A livello tecnico, la Torres ha una rosa straordinaria ma è incalzata da un ottimo Tavagnacco, squadra che ritengo giochi un bel calcio, corale. Il Brescia è un grandissimo club, ha giovanili fiorenti, attività media di alto valore, una rosa eccellente ed una allenatrice, la Bertolini, che ritengo essere un valore aggiunto, a cui va il mio plauso per l’idea di calcio fraseggiato che è riuscita a trasferire alle leonesse. Quest’anno sono da segnalare il Napoli, che allenandosi 5 volte a settimana è riuscita a far crescere i valori delle proprie atlete e il Firenze, che sta disputando una stagione di spessore, collocandosi ad ora nella zona alta delle serie A, ed infine il Pordenone, neopromossa che sta acquisendo una brillante salvezza. Personalmente ritengo che una delle rose più forti, sia, almeno sulla carta, quella del Mozzanica, un centrocampo costruito con Mauri, Piva, Scarpellini e Nasuti rappresenta un’eccellenza per qualità delle singole, esperienza e potenzialità di gioco che queste atlete che, coadiuvate da tante altre compagne (tra tutte Sanpietro e Tarenzi) brave e da un club in espansione, potrebbero sviluppare.

E in coda? 

Mozzecane, Perugia, Fiammamonza, risaltano un concetto chiaro, sono tre neopromosse ed entrambe sono collocate in zona play out, la differenza tra la serie A2, e la massima serie, è evidentemente elevata. Una serie A con tutte queste squadre rischia di proporre un campionato a due velocità.

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Sardo classe 1987, ama il rugby, il calcio e i supplementari punto a punto. Già redattore di Isolabasket.it e della rivista cagliaritana Vulcano, si è laureato in Lettere con una tesi su Woody Allen.