Inter hai Stra-perso

E’ tornata l’Inter ormai è ufficiale, quella senza progetto, quella con i presunti fenomeni, quella che si esalta e poi clamorosamente si scioglie sul più bello.

Al comando di questo Titanic calcistico Andrea Stramaccioni. Lo scorso anno un po’ per necessità economica, un po’ per filosofia si è investito su questo  giovanissimo allenatore che con un salto carpiato si è trovato a gestire uno spogliatoio di professionisti e campioni, anche più vecchi di lui, mentre prima s’interfacciava a giovani acerbi e talentuosi.

Inizialmente Stramaccioni, vincitore della Next Generetion Series con la Primavera nerazzurra, affronta la nuova realtà con entusiasmo e sulla squadra sembra avere il giusto piglio. La sua personalità, l’ammiccare ai tifosi, ai recenti trascorsi gloriosi della squadra gli consentono subito di conquistarsi la simpatia dell’ambiente. Purtroppo per il giovane allenatore, la fiducia va conquistata anche sul campo e qui nel corso dell’attuale stagione pecca d’inesperienza, si contraddice in alcune situazioni gestionali che lo rendono discutibile e  in alcune partite sbaglia approccio o non ci capisce proprio nulla per l’intero incontro.

Strama nella sua avventura inciampa in alcune sconfitte roboanti e sonore che evidenziano i limiti della sua Inter, tra cui una fase difensiva assolutamente da rivedere. Nelle due stagioni (34 partite)  finora la sua Inter ha subito una media di un gol e mezzo a partita, troppo per poter ambire a qualcosa di importante in Italia dove da sempre, per vincere il campionato, il punto di forza deve essere la difesa.

Al giro di boa 2012-13, l’Inter si è ritrovata così con gli stessi punti dell’anno scorso, quando in panchina si sono seduti Gasperini e Ranieri. Ma l’allenatore romano non era “il nuovo che avanza”? Così sembrava quando durante l’estate elogiava Sneijder mettendolo al centro del progetto, indicando la strada e il modulo che avrebbero riportato l’Inter nelle posizioni che contano, possibilmente attraverso i giovani. Sono quindi bastati pochi mesi per vedere tutto smentito con l’olandese fuori dal  progetto su indicazione della dirigenza e successivi continui cambi di modulo per aggiustare la squadra e cercare una quadratura.

Un mister quindi aziendalista, sempre pronto ad avallare e spalleggiare le scelte societarie, accogliendo partenze senza battere ciglio, oppure accettando nuovi arrivi anche se non funzionali al proprio sistema di gioco e diversi dalle esigenze del gruppo.

Capire tuttavia cosa tatticamente Stramaccioni abbia in mente sta diventando difficile soprattutto per i tifosi. L’Inter di oggi non ha un modulo definito e tantomeno giocatori di riferimento per i compagni nei momenti difficili di un match.
All’inizio il modulo sembrava essere un 4-3-2-1, che all’occorrenza poteva trasformarsi in 4-3-1-2 o 4-3-3 con Sneijder, Cassano e Milito come protagonisti del trio offensivo. Tuttavia dopo i disastri con Roma e Siena il tecnico si è convinto di dover passare alla difesa a 3. Scelta inizialmente azzeccata che porta l’Inter a infilare una serie di vittorie culminata con il successo sulla Juve a Torino.

Infortuni, squalifiche, calo della condizione fisica e la cessione del numero 10 olandese, hanno poi mandato il tecnico in confusione. Troppi i moduli cambiati, troppi esperimenti di giocatori impiegati fuori ruolo oppure in posizioni penalizzanti per loro, nella continua ricerca di trovare gioco e identità.

La difesa a tre dell’Inter non ha interpreti di ruolo e quando il centrocampo non copre adeguatamente la squadra soffre molto. L’Inter migliore si è vista nel gioco di ripartenza,  perché è difficile per questa squadra imporre il proprio gioco. Pesa l’assenza di un vero regista che porta i milanesi a giocare sotto ritmo con molte difficoltà di manovra. Si vive così dei guizzi del singolo da Guarin a Cassano e Palacio, o con colpi di esperienza dei senatori, vedi Zanetti, Milito o Cambiasso.

L’Inter è quindi vittima delle debolezze insite in un organico dal quale forse si pretendeva troppo e del quale l’allenatore non ha saputo capire i limiti e apportare i doverosi accorgimenti. Chivu non ha più la freschezza per giocare centrale nella difesa a tre, Juan Jesus non è un centrale da difesa a 4. Inoltre Guarin non è un trequartista e nemmeno un esterno di attacco. Cambiasso e Zanetti non hanno più il passo per giocare a tre in mezzo. Insomma molta confusione che tuttavia negli errori non trova insegnamenti.

Va inoltre detto che non è facile per un neo allenatore interfacciarsi ad una stagione da big, cominciata a luglio, con i ritmi del calcio europeo, i continui impegni calcistici dei vari giocatori e quindi la loro scarsa disponibilità e possibilità di provarli.

Ma questa squadra è comunque frutto dei pensieri calcistici di un mister. Stramaccioni ci ha messo la faccia nelle scelte di mercato (Cassano,Gargano,Pereira), nei moduli, nell’impronta che ha cercato di dare alla sua gestione tecnica. Tuttavia il tecnico solo ora sta conoscendo i suoi limiti, forse ora si sente al timone di una nave troppo grande da condurre e ha paura. Resta comunque un terzo posto ancora alla portata, ma i tifosi ormai sono scettici nel credere che questo gruppo sia da zona Champions.

I tifosi ormai spazientiti, forse avrebbero accettato una stagione senza grosse ambizioni, se l’annata corrente avesse lanciato talenti e basi  sul futuro, come alcuni club europei che accettano delle annate mediocri per consacrare poi il loro vivaio tipo Dortmund o Arsenal.

Tuttavia dei giovani campioni della Primavera interista nessuno ha trovato posto in prima squadra, nonostante fosse uno dei compiti e auspici del nuovo allenatore. Si poteva sperare in una squadra quindi giovane dinamica, rapida con un proprio credo calcistico fatto d’intensità, estro oppure velocità e pragmatismo che facesse esperienza nella massima serie, accettando quindi anche qualche scivolone che l’inesperienza comporta. Invece l’anno sta passando senza lasciare niente in regalo di tutto questo, con il presentimento di dover ripartire da zero anche la prossima stagione.

Staremo quindi a vedere se Strama saprà farci ricredere e rimettere in piedi la sua squadra, se così non fosse in estate o prima, il progetto andrà rivisto integralmente, compreso il ruolo dell’allenatore. Il consiglio ora è di restare calmi e cercare in primis punti nel derby di domenica, senza guardare a chi sta davanti, ma piuttosto a quelli che arrivano da dietro.

 

 

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Nato nel 1977, da allora si nutre di calcio: una passione che pratica e insegna a Treviso nei settori giovanili. Ama i giovani talenti e il lato romantico di questo sport.