Coppa d’Africa 2013: tutti la cercano, nessuno la trova. Ma se fosse…

Si sa: ogni competizione calcistica, che sia di club o riservata alle squadre nazionali, porte con sé sempre una sorpresa. Grande o piccola che sia, ogni torneo ha la sua mascotte, la sua squadra simpatia, quella che nessuno aveva considerato all’inizio o della quale si ignorava addirittura l’esistenza; parlando di Coppa d’Africa, poi, l’esempio lampante arriva dall’edizione scorsa, quando lo sconosciuto, calcisticamente parlando, Zambia ha trionfato a Libreville.

Lo ammetto: quella sera mi sono sentito un po’ zambiano anche io, come del resto penso molti di voi. E’ forse un istinto, uno spirito innato, un non so che di antropologico che ognuno di noi nasconde nel suo intimo e che ci porta a tifare, a sostenere i più deboli, coloro che partono da sfavoriti, esultando per una rete, per una gioia, perché in fondo tutti noi siamo piccoli Davide contro le difficoltà della vita, contro i nostri Golia di tutti i giorni.

Non voglio tediare con annosi teoremi e trattati di psicologia o filosofia lo spirito colorato e goliardico di una manifestazione, la Coppa d’Africa 2013, ancora alla ricerca di quella squadra che possa vestire gli abiti della sorpresa, di miss simpatia, che possa raccogliere su di sé il tifo di coloro che si rivedono in quella formazione. Parlando qua e là, molti dicono Capo Verde: è vero, la squadra di Antunes, unica esordiente di questa edizione, sta facendo meraviglie, giocando anche un calcio tutto sommato piacevole.

La sua vittoria finale rappresenterebbe la rivincita eterna di Cenerentola, perché se ciò accadesse tutte le regole ascritte che regolano il calcio verrebbero stracciate, ribaltando l’ordine delle cose e tingendo di magia un mondo, ancestrale e misterioso, nelle cui viscere scorrono ancora fluidi di stregoneria e credenze mistiche arcaiche. Siamo più realisti: per Capo Verde già il passaggio del turno sarebbe un’avventura da raccontare ai nipotini.

Dal mio punto di vista, ignorante e di passaggio in un mondo nuovo e affascinante come pochi, la vera squadra rivelazione c’è già ed è il Burkina Faso; la gara giocata contro l’Etiopia non è che la conferma dei progressi fatti da questa nazionale e mostrati già nella sfida inaugurale disputata a testa alta contro una grande come la Nigeria. Guidati da un giocatore meraviglioso come Pitroipa, gli stalloni sono con un piede e mezzo ai quarti.

Qualcuno mi dirà: facile parlare dopo un 4-0, ottenuto tra l’altro contro una formazione non eccelsa; magari avete ragione, magari l’ho io. Eppure, ammirare una tale prepotenza fisica, uno splendore nelle forme e un’organizzazione di gioco più che sufficiente lasciano supporre che i burkinabé potranno fare il botto, come si dice in gergo. Lo Zambia campione in carica sarà l’ultimo avversario del girone: che sia il passaggio del testimone di un qualcosa di innominabile? Io la mia l’ho detta…

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Nato a Fondi (LT) il 18 gennaio 1984, è laureato in Teoria della Comunicazione. Scozzese di adozione, vive a Edimburgo, dalla quale non smette di coltivare le sue sue maggiori passioni: il calcio e la scrittura.