Esclusiva MP – Calcio Femminile, Dario Fantini: “Impariamo dall’estero”

Ormai siamo al giro di boa per il campionato di Serie A Femminile e abbiamo voluto intervistare Dario Fantini, il Presidente del Riviera Di Romagna, da ormai 25 anni nel campo del calcio rosa.  Una chiacchierata a tutto campo, dalla Serie A alla Nazionale passando per l’organizzazione della Federazione.

Presidente Fantini, dopo il girone di andata, come vede il campionato del Riviera di Romagna? Il bicchiere per lei è mezzo pieno o mezzo vuoto?

Mezzo, né pieno, né vuoto. Quando si costruisce una squadra lo si fa con degli obiettivi e con un grosso punto interrogativo che sono le squadre avversarie perché ci sono dei giocatori stranieri che non si conoscono e perché non c’è la comunicazione che c’è nel calcio maschile. Il Riviera Di Romagna di quest’anno era stato allestito per arrivare nei primi 5 posti e lo considero un ottimo obiettivo di fine stagione, anche perché sempre ci sono sempre più squadre attrezzate per lottare per la prima o la seconda posizione. Noi stiamo facendo il nostro campionato: l’anno scorso ci siamo salvati senza fare i play-out e l’obiettivo era quello, quest’anno vogliamo un campionato per stare nelle posizioni di vertice. Nel girone di andata l’inizio è andato molto bene, la fine… diciamo con qualche perplessità.

Lei da poco ha cambiato la guida tecnica della squadra scegliendo Massimo Agostini, un nome difficile da accostare al calcio femminile. Come è riuscito a convincerlo?

Non è stato un discorso di convincimento del tecnico, è semplicemente la dimostrazione di quanto il calcio femminile sia cresciuto, purtroppo più in Europa che in Italia e su questo tutti quanti dovrebbero farsi un piccolo esame di coscienza. Anche i media ci stanno dimostrando quanto questo sia lo sport emergente di questi anni e lo sta dimostrando anche l’interesse di Fifa e di Uefa:  chi vive di calcio e chi vive nel calcio prima da giocatore e dopo come tecnico non può non vederlo. Proporre ad un giocatore una squadra di calcio femminile con una struttura, degli obiettivi ed un ambiente di lavoro serio non deve spaventare un tecnico professionista perché è calcio al massimo livello anche se femminile.

Come presidente va in trasferta insieme alla squadra: che impressione le fa il movimento soprattutto a livello di pubblico? Come valuta la serie A in questo momento?

Il pubblico non è sicuramente l’elemento determinante per l’economia di una società di calcio femminile e devo dire che non è determinante nemmeno nel calcio maschile, se si esclude la Juventus, il Napoli e qualche partita di cartello. Il pubblico del calcio femminile è in linea con il prodotto che viene proposto, il problema rimane la comunicazione, dato che in Italia lo sport è seguito ma attraverso i giornali, internet, la televisione e l’attenzione verso il calcio femminile è abbastanza a macchia di leopardo e forse un po’ inferiore a quello che potrebbe e dovrebbe essere, visto che dal punto di vista della passione in una gara di calcio femminile c’è molto più appeal per un migliaio di motivi come il calcio scommesse od altro. Se si vuole fare una valutazione tecnica il calcio femminile è cresciuto tanto ma credo che la Serie A femminile attuale sia sovradimensionata rispetto al panorama di atlete che il movimento sta offrendo: 16 squadre sono un’assurdità per un panorama come quello italiano, dove ci sono delle società che portano in serie A delle ragazzine che dovrebbero fare ancora qualche anno in Primavera o giocatrici non di livello. Io penso che un campionato di 8-10 squadre sia la soluzione giusta per la Serie A femminile, anche per fare salire il livello tecnico ed avere delle giocatrici validi, 16 squadre sono assolutamente troppe. Se “spiamo” in Europa le nazioni di prima fascia tutte hanno campionati con 10-11 squadre e un numero di tesserate molto superiore al nostro.

Da poco ha avuto la convocazione della giovanissima Lucia Casadio per la nazionale U19. Come vede il movimento italiano della Nazionale, vista anche la prossima nostra partecipazione agli Europei?

A livello delle selezioni nazionali si sta lavorando bene e stanno lavorando bene anche le società soprattutto per il discorso giovanili e finalmente le nazionali di calcio femminile sono entrate a fare parte del Club Italia ed è giusto che sia così perchè il calcio in Italia è uno. Vorrei che soprattutto le nostre selezioni nazionali potessero competere con le altre nazionali a livello mondiale ma per fare questo bisognerebbe mettere in condizione le ragazze di allenarsi a livello professionale come succede all’estero dove parli con delle giocatrici che di professione fanno le giocatrici. E’ un peccato ed è abbastanza strano che ciò non succeda perché una nazionale italiana che partecipa ad un Europeo è una nazionale italiana che partecipa ad una competizione organizzata dalla UEFA e se, come mi auguro, si piazza bene, arriva in finale o addirittura vince è un vanto e un interesse economico per la Federazione Calcio italiana. Sembrerebbe abbastanza scontata mettere in condizione le nazionali di poter lavorare in un certo modo ma non è così.

Secondo lei cosa frena il cacio femminile in Italia dal fare questo salto dal dilettantistico al professionistico?

Secondo me la piena consapevolezza del movimento da parte della Federazione Calcio e soprattutto un’analisi concreta di quello che sta succedendo all’estero. In altre nazioni come la Francia hanno fatto degli investimenti notevoli per far crescere il calcio femminile ed è cresciuto. Da noi la Federazione è l’unica che può investire in quanto i contributi privati stanno diventando di anno in anno minori. Certo, stanno cambiando alcune cose per l’organizzazione del calcio femminile in Italia, con la divisione in Dipartimento e la dipendenza diretta sotto la Lega Nazionale Dilettanti, ma poi ci vuole un segnale concreto dalla LND per far crescere il movimento, perché quando ti confronti a livello internazionale con società che fanno del professionismo e che hanno ragazze che si allenano tutti i giorni, che fanno la doppia seduta e che come mestiere fanno il calciatore o al massimo studiano, questo viene fuori in competizioni lunghe, rispetto alle partite secche dove le nostre squadre non hanno nulla da invidiare alle altre. La differenza vera è questa.

C’è stato qualcosa o qualcuno in questo campionato che l’ha colpita di più in positivo o in negativo o per lei è la squadra che nel complesso fa la prestazione? Cosa si aspetta dal girone di ritorno?

Io, noi tutti come società ci aspettiamo di fare più punti che nel girone di andata e di rientrare nel gruppo di testa: la squadra ha lavorato bene ed ha assimilato gli schemi del nuovo tecnico e si sono viste cose buone contro Brescia e Torres e anche contro il Chiasiellis con la squadra decimata, ma bisogna fare dei punti quando puoi farli per avere dei risultati. Una squadra vince come squadra e perde come squadra e questa squadra nel campionato ha raccolto il 60-70% di quello che poteva raccogliere, forse anche aiutati dal calendario, considerando una seconda fase in calo. Non credo si possano fare dei nomi, ma fa piacere che alcune ragazze del nostro settore giovanile siano arrivate in prima squadra e siano state convocate in azzurro, questo vuol dire che chi ha lavorato e chi lavora tuttora nel settore giovanile ha lavorato bene.

Lei chi teme di più in questa fase del campionato per i primi 5 posti?

La classifica attuale rispecchia i valori del campionato. La Torres occupa giustamente la prima posizione per mille motivi (tutti tecnici), noi siamo nel gruppo delle inseguitrici anche se abbiamo perso tanti punti. Il Como è una squadra molto organizzata e grande merito va all’allenatore che ha dimostrato che se lavori nel modo giusto i risultati poi arrivano, il Napoli sta facendo il suo campionato ed ha pagato il salto di categoria nonostante un ottimo mercato, il Mozzanica sta facendo un ottimo campionato, forse raccogliendo un po’ meno di quello che potrebbe raccogliere…  La nostra squadra se la può giocare con tutti e l’ha dimostrato. Bisognerà vedere soprattutto la variabile atletica, il discorso infortuni e se ci saranno cali fisici perché nessuna giocatrice è abituata ad un campionato così lungo con partite senza sosta per 6-7 mesi.

L’ultima domanda. Lei quest’anno festeggia le nozze d’argento con il calcio, 25 anni passati tra Cervia prima e Riviera di Romagna poi:  è cambiato qualcosa in questi 25 anni o ha la stessa emozione di quando ha cominciato?

Sono cambiate tantissime cose ma fortunatamente non è cambiata la passione perché se non ci fosse passione e una buona dose di follia non si gestirebbe una società sportiva dilettantistica di calcio femminile in Italia con queste condizioni, cioè nessuna garanzia dal punto di vista economico e tanti problemi che spesso occupano la maggior parte del tempo. Sono passati 25 anni da quando ho fondato il Cervia Calcio Femminile e sono rimasto anche quando c’è stata la fusione 2 anni fa con il Ravenna:  sono successe tante cose belle ed emozionanti e sono ancora qui e mi piacerebbe non dover aspettare altri 25 anni per vedere davvero un cambiamento sostanziale nell’organizzazione di questo sport che secondo me ha davvero le potenzialità per diventare come è all’estero. A questo punto è tutto in mano al Presidente della Federazione Tavecchio ed al Presidente Generale Abete.

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Parte-nopeo e parte bolognese, ha collaborato a vari progetti editoriali e sul web (Elisir, Intellego, Melodicamente). Ha riscoperto il piacere del calcio guardando quello femminile. Email: spellone@mondosportivo.it