La scalata più difficile, in cima alla verità

Le grandi imprese sportive, soprattutto quando ripetute, sono quelle che più restano impresse nella mente di ogni bambino tifoso: e tra i tanti che, ogni estate, seguivano appassionatamente davanti alla televisione il Tour de France, c’ero anche io, fiero di me stesso, della mia passione per le due ruote e di te, monsieur Lance Armstrong, Re indiscusso della “Grande Boucle”, profeta e grande interprete, invincibile uomo da battere, idolo di (quasi) tutti.

Sarà stata quella caparbietà, quella forza straordinaria che ti ha permesso di rialzarti anche quando nessun dottore ti dava la minima speranza di sopravvivere. Reagire in questa maniera ti aveva eretto agli occhi dei più come un Dio sceso in terra, l’uomo che, dopo aver vinto la morte, avrebbe scalato le più lunghe e ripide montagne con la sua bicicletta, con quell’andamento così rapido e inesorabile, sempre in piedi sui pedali.

L’aver sconfitto il cancro ti deve aver plasmato in maniera definitiva: e lo dimostravi anche nelle corse a tappe, perché gli altri cadevano, soffrivano e, soprattutto, si arrendevano: tu no. Tu eri in grado di fare il vuoto grazie ai tuoi scatti fulminei, oppure potevi scegliere di cuocere gli avversari a fuoco lento, imponendo il tuo passo incontenibile come se fosse la cosa più facile e naturale del mondo.

Ullrich, Basso, Beloki, Mayo, Courchevel, Virenque e persino Pantani: tu hai battuto tutti quanti, dal primo all’ultimo, come il peggiore dei carnefici, ma sempre con signorilità e rispetto per il prossimo. Sovente lasciavi la vittoria di tappa ai tuoi compagni di fuga, perché in fondo sei sempre stato un gentiluomo. Il trionfare in una singola giornata non era il tuo obiettivo, tu preferivi essere il Re per tutta la stagione, quello con la “maglia gialla” cucita addosso.

Hai sbriciolato, chilometro dopo chilometro, tutti i record possibili e immaginabili delle grandi corse a tappe. Non contento di tutto ciò, sei voluto ritornare anche dopo il ritiro dalle corse professionistiche, per dimostrare che Armstrong era più forte del tempo: già, proprio il tempo, il mezzo attraverso il quale rendevi nota a tutti la tua superiorità, in tutti gli aspetti della corsa.

Nella testa, quando aspettavi gli avversari disturbati per poi staccarli appena rientrati; nelle gambe, perché nessuno era in grado di reggere il tuo passo quando la strada si impennava sotto le ruote; e infine nel cuore, perché le esperienze passate ti cambiano la vita, e la tua storia sembrava quasi quella di film, una avventura fantastica che dà speranza anche a chi, ormai, si è già rassegnato.

Non contento di tutto questo, hai anche deciso di fondare un’associazione chiamata “Livestrong“, nel quale lanciavi un messaggio, con un astuto gioco di parole, ossia che per vivere bisogna essere forti. E tu eri il più forte di tutti, in sella e anche nella vita quotidiana, nella quale tutti i giorni televisioni, giornali e radio narravano le tue gesta eroiche. Si, un eroe. Perché chi ha il buon cuore di aiutare gli altri, al giorno d’oggi, è considerato tale.

E’ stato bello crederci, ma alla fine era solo un sogno. Prima le accuse di doping e poi la confessione in diretta televisiva hanno cancellato la memoria di quel Dio immanente quale eri considerato: e chissà quanti (ex) bambini hai deluso e tradito con questo inganno. I recenti scandali hanno allontanato tantissimi appassionati dal ciclismo, tu con questa mazzata colossale lo hai rovinato definitivamente. Tu e tutti quelli coinvolti in questa ennesima carneficina di sentimenti; in particolare i vertici dell’Unione Ciclistica Internazionale, coloro che dovrebbero essere i garanti di questo sport bello e intrigante, così maltrattato dalla corruzione e dal doping.

Lo avete rovinato perché, in futuro, non sapremo mai se l’impresa a cui stiamo assistendo e per cui proviamo emozioni è vera oppure si tratta soltanto dell’ennesimo inganno di un atleta dopato in cerca di fama, successo e soldi. Peccato, perché più si cresce e più si diventa nostalgici, e quei pomeriggi passati davanti alla televisione difficilmente se ne andranno via dalla memoria. Ora, dopo quella contro il cancro, nella vita ti aspetta un’altra scalata difficile, caro Lance: la lapidazione in pubblica piazza. Purtroppo per te, stavolta non servono gambe, ma solo cuore: lo stesso che hai spezzato a milioni di tifosi in tutto il mondo.

Condividi
Nato a Genova nel maggio 1992; è un appassionato di calcio, basket NBA e pallavolo (sport che ha praticato per molti anni). Frequenta la facoltà di Scienze Politiche, indirizzo amministrativo e gestionale. Email: alelli@mondosportivo.it