Salvezza, colletti bianchi e colletti blu

Diverso risveglio, fra chi porta il colletto bianco e chi porta quello blu. Da una dicotomia tipica del Novecento italiano, ecco una metafora valida per descrivere alcune delle situazioni in voga nel campionato 2012-2013 di Serie A. Perché sì, l’attitudine alla lotta e al lavoro sporco non si impara dall’oggi al domani.

C’è chi ha fatto la Uefa (pardon, Europa League) da poco, chi in pochi anni passa da un Genoa-Valencia alle parti meno nobili della classifica, chi ha fatto investimenti pesanti e ora avrebbe bisogno di qualche operaio di più. Lottare per salvarsi è qualcosa che bisogna sentirsi dentro, non riesce a tutti naturale. Tolte le cosiddette squadre ascensore (che fanno la spola fra la prima e la seconda serie, né carne né pesce, troppo forti per la B ma debolucce per la A), Cagliari, Palermo e Genoa sono come dei soci freccia alata ora costretti alla saletta comune. Come un colletto bianco d’improvviso sporco di grasso, non a suo agio.

C’erano grandi progetti, del resto. Siciliani e rossoblù genovesi hanno toccato vette importanti, lottando a momenti per la Champions League, frequentando l’Europa, in ossequio a un passato nobile. Le gestioni Zamparini e Preziosi di grandi nomi ne hanno bazzicato: i Cavani, i Thiago Motta, i Pastore, per fare qualche esempio. Il Cagliari stesso,  pur lontano dai fasti delle ere di Scopigno e Giorgi, dal risveglio ballardiniano in poi ha staccato prestissimo il ticket salvezza, a metà del guado fra la vacanza anticipata e una qualificazione continentale non realizzabile causa stadio non omologato Uefa. Già, lo stadio: altra spesa, nervosa oltre che pecuniaria, cospicua per la proprietà, con perdita di milioni oltre che di punti.

Ma torniamo all’abito, al colletto: se c’è da campare con poco, c’è da lottare e il colletto blu le macchie le nasconde. La sensazione, settimana dopo settimana, è che queste tre grandi realtà del calcio manchino dello spirito oltre che degli interpreti per sporcarsi le mani e per capire seriamente cosa serva per la salvezza. Alla Sampdoria, parente ma non troppo delle tre di cui sopra, un po’ di Serie B magari ha fatto bene. Per trovare malizia, capacità di arrangiarsi e non andare in panico con l’acqua alla gola. Con la cravatta è scomodo lavorare.

Cagliari, Genoa e Palermo ancora non sanno come si fa. Auguriamo loro di imparare, almeno entro i mesi più caldi della stagione.

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Sardo classe 1987, ama il rugby, il calcio e i supplementari punto a punto. Già redattore di Isolabasket.it e della rivista cagliaritana Vulcano, si è laureato in Lettere con una tesi su Woody Allen. Email: mportoghese@mondosportivo.it