Italiani di Russia, storie di amore e odio

Sono finiti i tempi in cui gli italiani difficilmente si spostavano dal Belpaese, ed erano pochi i casi di giocatori nostrani vincenti all’estero. Negli ultimi anni, complice la diminuzione dei capitali della società e del livello del nostro campionato, molti dei nostri connazionali hanno cercato fortuna lontano dal proprio paese. Tra questi c’è chi è finito nella lontana Russia, con risultati abbastanza alterni. Un torneo in evoluzione, in grande crescita e ricco di capitali: qualità e soldi (che dalle nostre parti mancano da un pezzo), cosa di meglio per attrarre gli stranieri?

I primi due italiani nella storia del calcio russo sono Dario Passoni e Alessandro Dal Canto, che nel 2003 decidono di volare in Calmucchia e di provare l’esperienza all’Uralan Elista. Ad aspettarli c’è una grande conoscenza del calcio italiano, Igor Shalimov, guida tecnica che favorisce l’adattamento dei due stranieri. La stagione però è fallimentare, la squadra retrocede e soltanto due anni dopo sarà costretta a cessare la sua attività dichiarando il fallimento. Nel complesso, però, i due poterono considerarsi abbastanza felici delle loro prestazioni: per Passoni 28 presenze e 3 gol, per Dal Canto 21 partite giocate.

Il 2003 regala i primi giocatori italiana alla Federazione Russa, ma non solo. Arriva anche la prima guida tecnica, l’ex campione d’Italia col Milan Nevio Scala, che nel dicembre di quell’anno firma un contratto con lo Spartak Mosca. Non un esperienza fortunata (come per tutti i coach stranieri che lo succederanno su quella panchina, vedi Laudrup e Emery), piena di dibattiti e incomprensioni: “quando sono arrivato lo Spartak aveva un’ organizzazione da squadra dilettantistica”, “Non ho nulla contro i giocatori che mi sono stati comprati ma non rientrano nei miei piani”, queste alcune delle dichiarazioni celebri del vulcanico allenatore ex, tra le altre, Besiktas e Shakhtar. In quella breve esperienza strinse un grande rapporto con un’ icona della squadra, Egor Titov, al quale consegnò le chiavi del centrocampo e del gruppo stesso; Titov si congederà poi tra le lacrime nell’estate del 2008, prima di una sfida pareggiata 1-1 col Khimki (gol di Pavlyuchenko e Blatnjak).

Nel 2005 c’è tempo per una fugace apparizione di Francesco Ruopolo. Considerato all’epoca uno dei giovani attaccanti più promettenti del panorama internazionale, gli osservatori della Lokomotiv Mosca lo scoprono durante un match di Coppa Uefa: il Parma, infatti, impegnato nella corsa salvezza in serie A, decide di far giocare tutti i giovani in Europa, e nonostante ciò riesce a raggiungere la semifinale, persa poi contro il CSKA Mosca vincitore della competizione. Prelevato in prestito dal club dei ferrovieri, la sua esperienza non lascia il segno, e prende parte soltanto a sette incontri.

La Lokomotiv, dopo il fallimentare acquisto di Ruopolo, decide di ributtarsi a capofitto nel mercato italiano. Stavolta tocca a Ivan Pelizzoli, che viene prelevato dalla Reggina. L’ex portiere della Roma però faticherà tantissimo a ricavarsi un posto da titolare nonostante una concorrenza tutt’altro che esaltante, e nelle poche partite giocate finisce spesso sotto la sufficienza. Byshovets e Rakhimov gli preferiscono infatti estremi difensori come Marek Cech, Yuri Levenets (portiere a dir poco indecifrabile!), e il campo pare dar loro ragione, soprattutto nell’estate del 2008, quando alcuni errori (vedi il 2-0 patito a Samara) costano cari alla Lokomotiv.

Nel 2009 arrivano due nuove reclute: Alessandro Rosina e Valerio Brandi. Il funambolico giocatore ex Torino, nonostante la reazione di Advocaat al momento del suo acquisto (dirà pubblicamente in un’intervista di non averlo voluto, ma sarà comunque lui stesso a breve ad andarsene da San Pietroburgo), comincia in modo splendido la sua avventura con lo Zenit. Nel match di coppa di Russia con il Nizhnij Novgorod (da non confondere con l’altra squadra della città, il Volga) trova il suo primo gol, con una bella giocata che permetterà poi ai suoi di passare il turno. Piano piano arriva la prima rete in campionato, nello 0-4 col Khimki. Ma se Davydov lo ritiene un elemento importante per le sue rotazioni, l’arrivo di Luciano Spalletti modifica le chance di Alessandro. Pochissime presenze per lui, chiuso dai vari Danny, Kerzhakov, Fayzulin, Shirokov, Bystrov e Zyryanov. Rosina non rientra più nei piani e va a cercare fortuna a Cesena, in prestito: tornerà, ma giusto il tempo di vincere un altro torneo e rifare le valigie, stavolta in maniera definitiva, per Siena.

Per quanto riguarda Valerio Brandi, la sua storia è quantomento curiosa, e per molti sconosciuta. Allevato dal Milan, viene scoperto dagli osservatori del Rubin Kazan nell’estate del 2009, e chiamato in prova nel ritiro austriaco della squadra tartara. Kurban Berdyev, grande conoscitore di calcio e di nuovi talenti, rimane esterrefatto dalle qualità del 19enne italiano. Brandi è entusiasta di questa nuova esperienza, e afferma che ognuno dei suoi compagni cerca di farlo sentire come a casa sua. Due anni dopo però, Valerio rescinde il suo contratto senza aver giocato un solo minuto con la maglia granata. Nella prima stagione a Kazan totalizza quantomeno quattordici presenze con la squadra riserve, poi più nulla. Berdyev, che ne continua a esaltare le qualità tecniche, lo ritiene inadatto sul piano fisico e lo lascia ai margini del club, cercando una soluzione in prestito per l’italiano. Brandi, stanco di dover stare fermo e conscio di aver buttato via una parte importante della sua carriera, decide di ricorrere per vie giudiziarie, e il 7 aprile dello scorso anno riesce a liberarsi. Ora gioca nel Tritium, in prima divisione.

Il 2010 segna l’anno dell’arrivo di Luciano Spalletti alla guida dello Zenit San Pietroburgo. Accolto alla grande, il tecnico toscano succede al traghettatore Anatoly Davydov, che torna ad allenare la squadra giovanile. Spalletti, nonostante il problema della lingua, riesce a calarsi immediatamente nella controversa realtà russa, prepara con umiltà le sfide a Samara e a Tomsk, in Siberia, ed esalta il torneo. La prima stagione è praticamente perfetta, e il titolo arriva con due giornate d’anticipo col Rostov (5-0); unico neo, il preliminare di Champions League: eliminato con tanti brividi l’Unirea Urziceni (0-0, 1-0), la trasferta di Auxerre si rivelà catastrofica. Lo Zenit però saprà rifarsi in Europa League, dove vincerà il suo raggruppamento, battendo sia in casa che fuori l’Anderlecht, l’AEK Atene e l’Hajduk Spalato. Il 2011-12, stagione sperimentale per uniformarsi allo schema luglio-maggio dei maggiori tornei europei, si rivela ancora un torneo dominato dall’inizio alla fine dallo Zenit di Spalletti. L’Europa League finisce però già agli ottavi, dopo che il 3-0 patito a Twente viene rimediato soltanto con un 2-0 e tanti rimpianti al Petrovskij. Il girone di Champions League invece, con tanta sofferenza, viene passato, eliminando i campioni d’Europa in carica del Porto, al termine di una gara lottatissima. Agli ottavi però il Benfica spegne al Da Luz le velleità dei russi, che ci riprovano in autunno, con scarsi risultati: il girone stavolta non viene passato, e il terzo posto consente allo Zenit di riciclarsi in Europa League.

Nell’estate dello stesso anno il Rubin Kazan acquista un altro centrale difensivo italiano, Salvatore Bocchetti. L’ex Genoa si cala immediatamente nella nuova realtà, e diventa una pedina basilare nello scacchiere difensivo di Berdyev, sia in Champions League che in campionato. Con il tecnico turkmeno viene impiegato anche in cabina di regia, a fare da schermo alla difesa. Il giocatore napoletano si è rivelato fino ad ora anche prolifico, con i suoi 9 gol realizzati, e al momento ha vinto una coppa di Russia e una supercoppa nazionale con la maglia del Rubin. Si parla di interessamenti di squadre italiane verso di lui, ma al momento Salvatore non rimpiange l’Italia e un ritorno in patria sarebbe soltanto un eventualità, non il tentativo di abbandonare una realtà negativa e conflittuosa, come invece accadde per Brandi.

Seppur in maniera decisamente breve e fugace, bisogna ricordarsi di menzionare anche Alessandro Zamperini. Giramondo, ha effettuato un periodo di prova con lo Spartak Nalchik nel dicembre 2010, per poi accordarsi con i lettoni del Ventspils, con i quali ha avuto modo poi  di partecipare anche alla Champions League.

Su consiglio di Spalletti, invece, arriva Domenico Criscito nell’estate del 2011: il calciatore campano risulta essere sin da subito un’importante pedina nella retroguardia dello Zenit, carente soprattutto in numero. Sulla fascia sinistra, infatti, è l’unico giocatore di ruolo, considerando le precedenti cessioni di Sirl e Kim Dong Jin; da allora era toccato allo slovacco Tomas Hubocan adattarsi, e alla grande bisogna aggiungere. Criscito vince il suo primo campionato da professionista con lo Zenit e svolge un ruolo importante nella squadra. Amato dai tifosi e dai compagni, sembra improbabile un suo ritorno in Italia nel breve.

Ultimo in ordine cronologico, Fabio Capello. Il coriaceo selezionatore friulano, dopo l’esperienza fallimentare con l’Inghilterra, è già entrato nei cuori di tutti i tifosi russi. Successore dell’olandese Dick Advocaat sulla panchina della nazionale russa, l’ex Milan e Real Madrid ha cominciato a mettersi al lavoro sin da subito e i risultati sono già sotto gli occhi di tutti. Il suo carattere pragmatico ha forgiato la personalità russa, e le qualità tecniche dei calciatori si sono rivelate complementarie nel processo di convergenza squadra-allenatore. Capello, che ha più volte elogiato le potenzialità del movimento calcistico russo, ha usato il pugno di ferro contro chi non gioca nel proprio club. “Arshavin? Non chiamo solo per il nome” ha asserito l’italiano in un’intervista qualche giorno fa. L’aver preso casa a Mosca, l’essere sempre presente a tutti gli incontri (anche a Zenit-Anzhi nonostanti i -10 °C, e anche nelle altre città della Russia) sta dimostrando l’onestà del suo lavoro. E i quattro successi nel gruppo di qualificazione al mondiale, con zero gol subiti, permettono ai russi di sognare la partecipazione alla massima competizione per nazioni, dopo due edizioni di assenza.

Cosa ci aspetta il futuro? Come detto in fase di introduzione il calcio russo sta crescendo, si sta evolvendo e sempre più grandi giocatori decideranno di prendervi parte. E la situazione in Italia potrebbe davvero agevolare queste operazioni. E’ lecito dunque aspettarsi che una ipotetica revisione di questo post potrebbe aumentare il numero di calciatori trattati, in una sfera temporale decisamente minore rispetto a quella citata.

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Grande appassionato di calcio russo, tifoso dello Zenit San Pietroburgo. Estimatore del calcio giocato nei luoghi meno nobili e più nascosti, preferirebbe vedere un Torpedo-Alaniya rispetto a uno Juventus-Milan. Email: mbraga@mondosportivo.it