Calcio giovanile a porte chiuse. Perché no?

Ci sono avvenimenti a cui è difficile credere. Quello che è accaduto in Olanda, a pochi passi da Amsterdam, è uno di questi e la dinamica dell’evento lascia sinceramente stupefatti: nel corso di un match dilettantistico un dirigente di 41 anni, incaricato di svolgere la funzione di guardalinee, è stato aggredito a calci e pugni sotto gli occhi del proprio figlio ed è morto in ospedale a seguito delle gravi ferite riportate.

Una notizia drammatica, resa ancora più agghiaccante dall’identità degli assassini: non stiamo parlando, infatti, di ultra, ma bensì di calciatori giovani di soli 15 anni. L’Olanda è rimasta scossa dall’episodio e l’opinione pubblica sta cercando in queste ore di darsi delle risposte. Frank Deboer, un’icona del calcio “orange”, ha commentato: “Non si può immaginare che succeda, che ragazzi di 15, 16 anni arrivino a tanto. Bisogna fare qualcosa perché questo è davvero troppo“.

Il fatto che sia accaduto lontano dai nostri confini non deve lasciarci indifferenti e può permettere delle riflessioni importanti. Sui campi sempre più spesso si nota una cattiva educazione, impartita dai genitori ai propri figli; la terna arbitrale viene rappresentata come il male, come la principale causa delle sconfitte e si concede la piena libertà ai giovani calciatori di poter insultare l’arbitro di turno anche con frasi pesanti. Pure il rispetto dell’avversario si è perso con il tempo. Capita con frequenza di vedere il genitore che da una parte si adira per qualche innocente critica sulla prestazione del proprio figlio, e poi dall’altra non risparmia insulti e parolacce verso gli avversari o nei confronti dell’arbitro.

Un problema di mentalità che va cambiato alla base, riportando il calcio e lo sport in generale ai principali valori di lealtà sportiva, senza esasperare con eccessi di agonismo. L’omicidio del guardalinee è un gesto estremo, ma le aggressioni ad arbitri o le risse nel corso di partite di settore giovanile non sono poi così rare. L’atmosfera che si respira sulle tribune nel corso di match di allievi o giovanissimi è chiaramente lontana da quella di alcuni stadi italiani, eppure ci sono dei comportamenti di alcuni adulti che convincono nella necessità di far giocare determinate partite a porte chiuse per permettere a questi ragazzi di non subire la pressione negativa dall’esterno e giocare con il principale scopo di fare del sano sport all’aria aperta con i propri coetanei.

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Nasce a Roma il 30 maggio 1979 mentre il Nottingham Forest di Brian Clough vinceva la sua prima Coppa Campioni. Radiocronista sui campi dell’Eccellenza laziale, adora il calcio minore ed il futsal. Email: emodugno@mondosportivo.it