Se questo è tifo…

Dal dizionario della lingua italiana: “TIFARE = fare il tifo per una squadra o un atleta; sostenere con entusiasmo qualcuno, parteggiare per lui”. Che belle queste parole. Lasciano quasi intendere che uno sport come il calcio non faccia altro che risvegliare la passione che c’è in ognuno di noi, che dia spazio al confronto costruttivo, che faccia da fenomeno di aggregazione.

Dalle parole ai fatti, come risaputo, la differenza è abissale. Alla gente piace sempre esagerare, estremizzare, andare oltre, se vogliamo continuare con le definizioni della lingua italiana. Il problema non è neanche questo: le persone amano proprio travisare il significato di una parola o di un concetto, che è ben diverso. E non lo dice il sottoscritto, lo dicono i fatti (pietosi) a cui assistiamo ogni giorno. Siamo passati dal sostenere la propria squadra, allo sfottò verso gli avversari. Il che è bellissimo, se questo può servire a prendere lo sport con ironia, con il sorriso sulle labbra anche se siamo noi le “vittime” di quella determinata frase. Alla fine stiamo sempre parlando di sport, sinonimo di divertimento.

La questione è che, in molteplici occasioni, di divertimento ce n’è ben poco. La gente non sa proprio distinguere il tifo dal pessimo gusto. Mi spiego meglio. Tu che inneggi alla strage di Superga sperando di far ridere qualcuno, sappi che l’unica cosa che si prova è pena nei tuoi confronti. Oltre al dispiacere, per il calcio italiano, per aver perso una squadra che ha meravigliosamente interpretato questo sport.  Tu che ironizzi sul tentato suicidio di Pessotto, sappi che ogni giorno c’è chi si toglie la vita per i problemi più disparati. Tu che ti senti forte ricordando la strage dell’Heysel, vorrei vedere tutta la tua forza se crollasse una palazzina con tutta la tua famiglia all’interno (non è un augurio, ci mancherebbe).

Infine, tu che speri continuamente nel Vesuvio (tema già trattato qui) per farla finita con i napoletani, sappi che gli effetti atmosferici di un’eventuale eruzione verrebbero a prenderti fin dentro casa tua, e non so quanto possa essere divertente una situazione del genere. Il calcio, e lo sport in generale, hanno bisogno di passione, di entusiasmo, di correttezza  e di cervello. Voi  tutti che avete queste caratteristiche, siete i benvenuti. Per tutti gli altri, provate a restare a casa con la vana speranza di provare a far qualcosa di molto difficile: pensare. Pensate a lasciare in pace i morti e le tragedie, non mischiateli alla vostra pochezza.

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Nato a Gaeta nel 1988. Appassionato di (grande) calcio, ma anche di molti altri sport. Dopo aver calpestato svariati campi di terra ed erba, ha deciso di tentare la sua prima avventura in una redazione.