Il Chelsea passa a Torino, Juventus eliminata dalla Champions League

Gli uomini di Roberto Di Matteo, complice la straordinaria prestazione di Torres, conquistano Torino ed eliminano la squadra di Antonio Conte…

Invece no. I giornali di tutto il mondo, insieme ai bookmakers, avevano già dipinto un quadretto con i campioni d’Europa corsari allo Juventus Stadium, complici il talento dei vari Torres, Cole e Oscar. La Juve, d’altro canto, si sarebbe accontentata tranquillamente di un posto in Europa League, perché il tasso tecnico degli inglesi era troppo più alto al confronto dei vari Vidal, Barzagli e Buffon.

Noi italiani, però, ci siamo sempre contraddistinti per emergere, soprattutto, nei momenti di difficoltà. Era già successo alla vigilia di Germania 2006, poi vinto ribaltando tutti i pronostici, con una rappresentativa che contava numerosi elementi bianconeri in rosa; era successo, ancora una volta, l’estate scorsa, quando quell’Italia spenta che tanto aveva spaventato i suoi tifosi nelle amichevoli pre-europeo riuscì ad arrivare in finale, prima di capitolare contro la fortissima Spagna.

La Juventus avrebbe potuto difendersi per 90 minuti, martedì sera, ma la squadra di Antonio Conte ha preso in mano le redini del match sin da subito e non le ha più mollate. Come a dire: “Caro Di Matteo, avrai pure vinto una Champions, ma qua non si passa”. E se la prima rete di Quagliarella non verrà certo ricordata per essere la più bella di sempre, ha comunque un sapore dolcissimo; un bellissimo déjà vu, visto il gol segnato dal napoletano a Stamford Bridge, che considerata la classifica attuale, ha un peso specifico enorme nei progetti europei bianconeri.

Enorme come il muro eretto da Barzagli, Chiellini e Bonucci. Quest’ultimo, in particolare, aveva lasciato più di qualche dubbio sia ai tifosi juventini che alla dirigenza, la quale per sopperire a un suo eventuale calo di rendimento in estate prese tale Lucio Da Silva, una meteora in quel di Torino, complice – a dir la verità – anche un infortunio subito dal brasiliano. A completare il tutto, poi, la solita sicurezza tra i pali: passano gli anni, ma Buffon resta sempre uno dei migliori portieri al mondo.

La sconfitta contro l’Inter, avvenuta non tanto nel risultato quanto sul piano del gioco – soprattutto nella ripresa – avrebbe fatto vacillare anche il colosso più resistente, ma la Juventus non si è scomposta più di tanto. E’ vero, è arrivato il pareggio interno contro la Lazio – trascinata da un super Marchetti – ma le vittorie con Pescara e Chelsea sono state ridondanti; e i punti di vantaggio sui nerazzurri, incappati nel periodo no al momento sbagliato, restano comunque 4. Una distanza di sicurezza accettabile, soprattutto se nel tuo stadio hai perso soltanto una volta in due anni.

Qualcuno ci dovrà spiegare, però, perché questo Quagliarella stava per essere ceduto quasi a costo zero. In estate si era parlato tanto del top player e di colui che avrebbe avuto il compito di affiancare Vucinic nella maggior parte delle partite. Fabio non è sicuramente un fuoriclasse, ma è di certo il meglio che la Juventus possa presentare in questo momento al fianco del montenegrino.

Matri è un fantasma, soprattutto per colpe non sue; Giovinco non ha convinto al 100%, considerando il prezzo pagato al Parma per riscattarne la metà; Bendtner, neanche a dirlo, non è neanche l’ombra del ragazzo promettente che, con la maglia dei Gunners, spaventava le difese inglesi grazie alla sua fisicità strabordante e a un talento fuori dal normale, per un giocatore di quell’altezza. E tutto questo è frutto di un’analisi che va oltre a una semplice, seppur importante, rete segnata in un girone di Champions.

Tutto il resto è un sogno a occhi aperti, perché se è vero che Lucescu e il suo Shakhtar hanno perso credibilità dopo il brutto gesto di Luiz Adriano, di certo non vorranno essere l’ennesima preda per la cacciatrice Juve. Servirà un’altra impresa a Donetsk, per festeggiare finalmente la qualificazione agli ottavi di finale, magari da prima in classifica; sarebbe importante, sia per evitare di pescare una big d’Europa, sia per il morale degli uomini di Conte.

La parola chiave, adesso, deve essere ‘calma‘: come non ci si doveva abbattere troppo dopo il pareggio con il Nordsjelland e la sconfitta interna contro l’Inter, adesso non bisogna vivere di rendita, ma far si che il passato sia soltanto un punto di partenza per migliorarsi. A quel punto sì che Pirlo e Buffon potranno davvero avvicinarsi, guardarsi negli occhi e ripetersi, insieme, in un unico grido: “Andiamo a vincerla!”.

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Nato a Genova nel maggio 1992; è un appassionato di calcio, basket NBA e pallavolo (sport che ha praticato per molti anni). Frequenta la facoltà di Scienze Politiche, indirizzo amministrativo e gestionale. Email: alelli@mondosportivo.it