Cronache dalla Russia: Spartak deludente in Europa, colpa di chi?

Con la sconfitta pesante di ieri col Barcellona lo Spartak ha detto addio a qualsiasi velleità di qualificazione, sia alla fase ad eliminazione diretta della Champions League, che a quella dell’Europa League. Non una prova malvagia quella offerta dai moscoviti al Luzhniki, ma i catalani si sono dimostrati di un altro livello e hanno fatto pagare ai loro avversari alcune occasioni mancate, soprattutto nella prima frazione di gara. E’ evidente come non fosse quella la partita da vincere, bensì altre giocate in precedenza, su tutte quella col Celtic.

Ed è proprio il 2-3 interno con gli scozzesi a pesare come un macigno sulla Champions dello Spartak. Una partita iniziata male, poi recuperata, ma gestita nel complesso malissimo. Passi per il 2-2 di Foster, regalo di una difesa che come vedremo in questa analisi si è dimostrata l’anello debole di una squadra qualitativamente discreta (in 5 partite 12 gol subiti), ma il gol di Samaras nel recupero ha girato completamente le sorti del raggruppamento. Di diversa considerazione le trasferte in Iberia; poco da recriminare a Barcellona, nonostante un vantaggio sprecato, ci poteva stare la sconfitta a Lisbona. Uno Spartak comunque apparso troppo rinunciatario in Portogallo, e qui cominciano a venire al pettine anche le colpe di Emery.

Lo spagnolo, arrivato a Mosca a giugno, non ha convinto totalmente gli addetti ai lavori per la gestione di alcune gare. E col Benfica la preparazione della gara è stata troppo conservativa, quasi costretta ad accettare una sconfitta. Ma Emery ha mostrato per ora anche buone cose, tanto che il presidente Fedun lo ha confermato almeno per la durata del suo contratto, due anni. E dalla sua ha anche la situazione infortuni. Col Barcellona, ad esempio, in porta è sceso in campo Dykan, ancora non al 100% (!) e gli altri due portieri erano in infermeria. Assenti di lunga data anche Romulo, giocatore di importanza incredibile per la linea mediana biancorossa, Pashyvlyuk, e poi Dzyuba, McGeady…

Come detto il problema maggiore dello Spartak è in difesa. Lo dimostra il numero dei gol subiti e come sono stati presi. Insaurralde e Suchy non garantiscono affidabilità, e il reparto ne risente. Dall’altro lato la fase offensiva è irrorata di talento, velocità, sprint. Anche con McGeady ai box Jurado, Ari, Ananidze (poco adoperato dal tecnico spagnolo) e lo stesso Kombarov in fase di spinta permettono ai Myaso di fruire al meglio il gioco d’attacco. Se ci mettiamo poi due terminali offensivi potenti come Welliton (che non le ha mandate a dire per il suo scarso impiego) e Emenike…

Non bisogna però dimenticare il buon preliminare col Fenerbahce. Lo Spartak poteva ambire quantomeno al terzo posto, però diversamente dagli anni precedenti ha permesso alla Russia di avere una rappresentante in più alla fase ai gironi. E lo ha fatto con una prestazione di livello su un campo difficile come Istanbul.

Ora per lo Spartak è tempo di buttarsi a capofitto sul campionato. La situazione è complicata, ma nulla è ancora compromesso del tutto. Otto punti sul CSKA primo sono un discreto distacco, ma lo Spartak ora potrà concentrarsi solo su una competizione (in coppa nazionale è già uscito) e cercare un filotto di successi importante per rientrare in corsa per il titolo e per l’Europa. Domenica il derby con la Dinamo promette scintille, che speriamo non si trasformino in qualcosa di più…

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Grande appassionato di calcio russo, tifoso dello Zenit San Pietroburgo. Estimatore del calcio giocato nei luoghi meno nobili e più nascosti, preferirebbe vedere un Torpedo-Alaniya rispetto a uno Juventus-Milan. Email: mbraga@mondosportivo.it