Il punto sulla Serie A: giornata 13

Delle prime cinque squadre in classifica, ride solo la Fiorentina. La Juventus viene bloccata da Marchetti e dalla Lazio, l’Inter impatta su Sau e il Napoli su El Shaarawy e sul Milan. I viola invece schiantano l’Atalanta a Firenze e salgono al terzo posto. Sorride anche la Roma di Zeman, che batte il Torino e si porta subito dietro ai cugini biancocelesti.

Ne parliamo da settimane, da mesi, eppure non gli abbiamo mai dedicato la copertina. Stavolta la Fiorentina di Montella se la merita tutta. Vince, stravince e convince la squadra di Firenze, che gioca il più bel calcio d’Italia, che ha la seconda miglior difesa del campionato (10 reti subite contro le 9 della Juventus) e il quarto miglior attacco (che, però, sta nettamente crescendo rispetto ad un inizio leggermente stentato). Se lo splendido Aquilani visto ieri regge per tutta la stagione, se Pizarro e Toni continuano a dimostrare 5 anni in meno e se la “magia” non svanisce, perché limitarsi a pensare al terzo posto? Della Valle, Pradè e Montella stanno dimostrando che per costruire un’ottima squadra non servono poi così tanti milioni e nemmeno così tanti mesi per amalgamarla. In barba a chi continua a ripetere il contrario da luglio. Rivelazione più che gradita della nostra Serie A.

Se però dovessimo scegliere un uomo solo come grande rivelazione del campionato, chi potremmo scegliere se non El Shaarawy? Dopo 3 giornate il giovane “Faraone” era ancora a secco e giocava male, limitato nel ruolo di seconda punta. Poi, dalla partita di Udine in poi, è piano piano diventato quello che è sotto gli occhi di tutti ora: un piccolo fenomeno. A Napoli non ha ripreso il pareggio da solo, perché dobbiamo essere onesti e dire che il Milan ha complessivamente giocato una buona partita condizionata da due errori del suo portiere, però è stata la perfetta punta di diamante della manovra organizzata dai rossoneri. Nel confronto con Cavani, stavolta, ha vinto lui.
Napoli tutto sommato sprecone, quello visto sabato sera al San Paolo. In vantaggio due a zero senza particolari meriti, non ha avuto la forza di chiudere la gara nel secondo tempo sul risultato di 2 a 1 con il Milan che, volente o nolente, ha lasciato ampi spazi nella propria metà campo nel tentativo di agguantare il pari. Rossoneri apparsi rinvigoriti sia nel gioco che nello spirito dalla visita presidenziale, che dovrebbe riproporsi prima del big match del prossimo weekend contro la Juve. Ma potrà Berlusconi essere presente a Milanello ogni venerdì? Dubitiamo possa essere la giusta medicina.

Non è bastata, invece, come medicina alla Juventus nemmeno la roboante vittoria a Pescara di settimana scorsa e i bianconeri non riescono a vincere la seconda gara di fila allo “Juventus Stadium” per la prima volta dalla sua inaugurazione e dall’arrivo di Antonio Conte. In realtà non abbiamo notato grossi cali nella mole di gioco espressa dai bianconeri, se non quelli riscontrabili con la sostituzione di Pirlo con Pogba. Il vero ostacolo alla vittoria è stato Marchetti, che ha parato il parabile e anche il non parabile. Sbagliano, secondo il nostro parere, le voci che vogliono una Juve in difficoltà offensiva a causa della mancanza di un vero e proprio top player. La Juventus crea almeno 3-4 palle gol nitide ad ogni partita, ha il secondo attacco della Serie A (il primo fino a settimana scorsa, prima dell’avvento di super Marchetti) e va in gol tutta la squadra, centrocampisti e difensori compresi. Non è la punta il problema della Juventus, che può comunque puntare su 4 attaccanti di livello medio/alto come Quagliarella, Matri, Giovinco e Vucinic. In realtà, forse, la Juve di problemi non ne ha.

Chi problemi inizia ad averne, è il “baby Mou” Stramaccioni, che non vince nemmeno in casa contro il Cagliari e dopo aver espugnato lo “Juventus Stadium” raccoglie un solo punto in due gare. L’errore arbitrale sul rigore non dato a Ranocchia nel finale c’è, è sotto gli occhi di tutti, ma anche i due gol di Sau o il gol sbagliato a porta vuota da Milito. L’unico sbaglio che il buon Strama (e con lui tutto il popolo nerazzurro) potrebbe fare è quello di attaccarsi solamente agli errori arbitrali e non alle eventuali mancanze sue e della squadra. Anche Ventura ieri sera con il suo Torino ha subito un rigore quantomeno discutibile a Roma, eppure siamo sicuri che se ne parlerà molto meno di quanto non si stia facendo in casa Moratti. La squadra per far bene c’è, la mentalità da “big” forse meno. Il tempo c’è, le occasioni però passano. E in una settimana abbiamo avuto l’impressione che l’Inter ne abbia sprecate due.

Due, come i gol della Roma fatti al Torino che sono bastati, stavolta, a vincere la gara. Sì, perché il dato più importante di questa partita, per i giallorossi, è lo “0” fatto registrare alla casella “gol subiti”, una vera rarità per questa stagione zemaniana. Bel gioco, tante occasioni create, pochissime lasciate agli avversari. Se la Roma di Zeman fosse sempre questa, sarebbe lassù tra Juventus, Inter, Fiorentina e Napoli. Totti, Lamela, Osvaldo e Destro sono un attacco da vera “grande”, l’organico forse pecca in difesa ma, come già detto nelle scorse settimane, non è che il Pescara l’anno scorso brillasse quanto ad individualità difensive. La chiave è nell’assorbimento (senza rigetti) degli schemi di mister Zeman. Se Totti e compagni riusciranno ad esprimere con continuità un calcio come quello visto ieri sera allo stadio “Olimpico”, allora sì che i tifosi giallorossi si divertiranno sul serio.

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Twitter addicted, vive di calcio. In campo è convinto di essere Pirlo, ma in realtà è un Carrozzieri qualunque. Per lui il trequartista è una questione di principio. Email: fmariani@mondosportivo.it