Quella rovesciata vale!

 

Alla ‘tedesca’, classico gioco di calcio infantile da giardinetti, era il gol che contava di più. A seconda dei parametri, valeva dieci, quindici o addirittura venti punti, nelle lectio più generose.
Distanziava, comunque, di molte lunghezze il colpo di tacco, saldo nella seconda piazza, e il gol in tuffo di testa, al terzo posto.
Quando lo facevi, pure se in porte delimitate da zaini, quelle che non si capiva mai se la palla era alta o era in rete e vinceva il carisma dell’autore del gol (“guarda che vale!”) più che una corretta perimetrazione, ti donava una sensazione di onnipotenza dura a svanire.

Parlo del gol in rovesciata. Il re dei gol.

Cos’è un gol in rovesciata? Un colpo ad effetto e basta. Ha lo stesso peso della rete a porta vuota. Praticamente, niente.Eppure, cos’è un gol in rovesciata? Il sogno di ogni giocatore. Il gesto destinato ad entrare negli annali.
Praticamente, tutto.
Domenica in Pescara-Juventus i bianconeri, nella loro scorpacciata, sono andati a segno per ben due volte con una rovesciata. Asamoah e Quagliarella gli autori delle prodezze.

Non succedeva da tanto, anzi, a mia memoria non era mai successo.

Due rovesciate nella stessa gara, roba da non crederci. Sei cresciuto, hai vissuto tanto calcio e gol meravigliosi, però l’effetto è sempre lo stesso: il gol in sforbiciata (usiamo un sinonimo, va) vale la pena di essere visto e rivisto.

 

Personalmente, le preferisco al volo a quelle con stop di petto, o su rimpallo della difesa. Se un giocatore riesce, dopo un lungo traversone, a librarsi in aria e calcolare da dietro il giusto impatto con la sfera fa qualcosa di migliore, rispetto a chi si gira da pochi metri. Qui, l’accusa di ‘ritrattiello’ (modo di dire napoletano che indica il beau geste gratuito, ndr) è nell’aria. Fanno eccezione, nella categoria delle rovesciate ‘rimpallate’, due divenute storiche: quella di Bressan, oscuro centrocampista della Fiorentina, in una gara contro il Barcellona, che colpì da tipo trentacinque metri; e la sublime giravolta (è tosta trovare sinonimi, la rovesciata è unica anche in questo) di Djorkaeff, sempre su respinta della difesa, ma per elevazione e bontà tecnica forse la migliore di sempre. Moratti disse di volerne realizzare una statua; non se ne fece più niente, il patron nerazzurro è fatto così.

 

Nelle rovesciate ‘pure’ ne inserisco una allucinante di Van Basten: l’olandese, che pure stazza quasi un metro e novanta, si girò al limite dell’area e, vuoi la plasticità di ogni movimento del Cigno di Utrecht, vuoi l’impressione destata da una sagoma tanto lunga, resta forse la più elegante nella storia. E si perchè questo colpo è proprio dei giocatori bassi, invero: quelli che hanno un rapporto più facile tra busto e gambe. A parte qualche genio puro come il sopraccitato, o le anomalie della storia alla Ibra, che è pure più grosso del Cigno, ma ha una passato di circense, karateka e compagnia performante.

 

Poi ci sono gli specialisti. Anche gente che, magari, non ha concluso molto nella storia del calcio ma segnava spesso in rovesciata. Metti Osvaldo, non esattamente un fenomeno, tuttavia efficace capovolto, nel senso buono; o Borriello che, diciamocela tutta, è più noto per le fidanzate che per la grinta in campo. Eppure in un periodo, tra Genoa e Milan, ne infilò parecchie. Chi ricordo con affetto, nella categoria, e sento già solidarietà blucerchiata, è Flachi. Il genio burbero, mai davvero espresso del toscanaccio si inverava in rovesciate di sinistro perfette, rotonde, continue tra l’altro: nella stagione 2004-2005 ne piazzò ben sei, è non è da tutti. Sembrava che la cercasse sempre, la rovesciata; si diceva ci potesse tirare le punizioni, in rovesciata. Poi, a parte Parola, su cui la Panini ha fondato un impero immortalandolo sulle confezioni di ogni figurina dabbene, in circolazione adesso c’è proprio Don Fabio Quagliarella da Castellammare. Mi duole dirlo, ma non più di tanto perchè bisogna superare questi complessi da ex (c’è il rischio che diventino nevrosi): ne sta facendo davvero molte, alla Juve. Fabio ha una maniera quasi marziale di eseguire il tiro: aspetta da fermo che la palla arrivi nella sua zona e poi, alzandosi di poco da terra, calcia. Già in posa per la foto, statuario, con percentuali di errore bassissime.

 

Certo, poteva piazzarne qualcuna pure qui a Napoli, ma non fa nulla. Noi abbiamo un giocatore migliore. Se non dicessi così la scena sarebbe tragica: hai avuto un rapporto con una donna per poco tempo, una donna più sensuale che bella, dal carattere difficile. Poi passa qualche mese e trovi l’amore. Eppure, c’è qualcosa di inevaso con la tua ex che ancora ti manca. La sorprendi, che ne so, mentre fa evoluzioni spaventose col suo attuale partner e tu, che pure hai la donna più bella e desiderata del mondo, ti senti di morire, perchè con te non le faceva. No, non va.

Perchè il Matador Cavani ne aveva segnata una, di rovesciata, che avrebbe fatto tremare il primato di Van Basten. A Barcellona, in un’amichevole di qualche estate fa. Annullata per fuorigioco inesistente. E vabbè che era calcio d’agosto, e che poi il Napoli ne avrebbe beccati cinque, da Messi e soci, ma la rovesciata supera le contingenze. Anzi, sapete che dico? Se valevano quelle segnate nella porta delimitata dagli zaini, e c’era il bullo che decideva se era alta o se era gol, quella rovesciata vale, eccome se vale.

 

 

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Nasce a Napoli nel maggio '80. Ha fatto di tutto per evitare il giornalismo fallendo, ha collaborato per anni con Repubblica Napoli e Agoravox. Attualmente sbarca il lunario con l'editoria artistica.