Le pagelle di Lazio-Roma: Ledesma è perfetto; Pjanic cambia la partita

E’ancora biancoceleste il cielo della Capitale, per la terza volta consecutiva. In altrettante occasioni, la nevrotica Roma ha giocato in dieci: è tempo di riflessioni profonde e radicali. E’stato un bellissimo derby, emozionante fino all’ultimo secondo seppur ostacolato dalle condizioni climatiche. Vola la Lazio di Petkovic; inciampa, e stavolta cade con la faccia per terra, la lupa di Zeman. Saranno mai grandi i giallorossi?

Le pagelle di Lazio-Roma:

 

LAZIO

MARCHETTI 5 – Quell’erroraccio sulla punizione di Pjanic rovina una buonissima partita. In precedenza, infatti, non aveva sbagliato nulla.

KONKO 6,5 – Comincia male, poi cresce strada facendo e disputa una partita di sostanza, piena di grinta e corsa.

BIAVA 6,5 – Poco appariscente ma concretissimo: il prototipo del difensore che servirebbe alla Roma.

DIAS 7 – E’ quello che ci mette qualcosa in più nel reparto arretrato della Lazio. Bene in velocità contro Lamela e Osvaldo, insuperabile sulle palle alte e pulito nei disimpegni.

LULIC 6,5 – Come Konko: parte in sordina, soffrendo gli attacchi romanisti e spingendo poco. Migliora assieme al resto della squadra, acquistando metri e sfruttando le lacune di Piris.

LEDESMA 7 – Playmaker perfetto. E’l’allenatore in campo dei biancocelesti: dalla sua posizione sembra gestire l’intera squadra. Non inventa aperture fantascientifiche, ma non spreca un pallone e in fase difensiva diventa un centrale aggiunto.

CANDREVA 7,5 – Sta facendo un campionato stratosferico. Ha finalmente trovato la collocazione ideale in campo: largo, a destra o a sinistra, può dare sfogo alle sue infinite risorse atletiche. Il gol che apre la festa dei suoi è solo una ciliegina sulla torta.

GONZALES 7 – Tatticamente impeccabile. Una pedina fondamentale per Petkovic, che può manovrarlo in tutte le zone del campo. Corre per quattro, copre i terzini quando si sganciano e i difensori centrali quando la Roma attacca da quella parte.

HERNANES 7 – E’ il suo anno. L’evoluzione tattica lo ha trasformato in un centrocampista universale: corre moltissimo in fase di non possesso, poi ricama gemme preziose per i compagni nel momento in cui la sfera passa dai suoi piedi.

MAURI 7 – La scheggia impazzita dello scacchiere biancoceleste. In pratica funge da centrocampista esterno solo nelle sfuriate offensive degli avversari, perché con la Lazio in possesso è libero di attaccare verticalmente la porta. E quella, lo sappiamo, è la sua vera specialità. Uomo derby, segna addirittura di destro.

KLOSE 7 – Una cambiale: qualsiasi pallone transiti dalle sue parti acquista un senso. Glaciale come sempre in zona gol, intelligentissimo nel proporsi spalle alla porta e far salire i suoi. Superlativo.

RADU 6 – Entra al posto di Lulic e interpreta la gara in maniera diligente.

BROCCHI 6,5 – Il suo è un ingresso importantissimo: morde le caviglie ai centrocampisti giallorossi e guadagna una miriade di punizioni nei minuti finali.

CANA S.V.

PETKOVIC 7 – Sarà pure favorito dalla superiorità numerica, però ha disegnato una squadra capace di adattarsi sempre bene alle varie fasi di una partita. La Lazio è un gruppo che può contare su una perfetta organizzazione di gioco, in entrambe le fasi. La duttilità tattica dei calciatori a sua disposizione esalta il bosniaco.

ROMA

GOICOECHEA 4,5 – Si era presentato bene al calcio italiano, ma evidentemente paga l’importanza del match e rivela alcune insicurezze che fanno raggelare il sangue a Zeman. Non si può dire che la società giallorossa sia fortunata con i portieri.

PIRIS 4 – Una partita imbarazzante. Sulla fascia destra è l’uomo in più per la Lazio, che ringrazia e ne mette in mostra tutti i difetti. Da censura l’involontario assist servito a Mauri.

BURDISSO 5 – La grinta è sempre la stessa, ma stavolta a mancare è l’efficacia. Gli attacchi avversari lo mettono perennemente in difficoltà: da lui, oggi, ci si aspettava una prestazione diversa.

MARQUINHOS 5,5 – In collaborazione con Balzaretti favorisce la rete di Klose, perdendosi il tedesco nel cuore dell’area romanista. Per il resto è il migliore del pacchetto arretrato zemaniano.

BALZARETTI 5,5 – Balla dietro, soprattutto contro Candreva, mentre è tra i più generosi in fase offensiva. Spinge tantissimo, ma specca pecca di precisione.

BRADLEY 5,5 – Comincia come si deve, duettando bene con Lamela e dando manforte all’impresentabile Piris. Successivamente viene sopraffatto dai dirimpettati biancocelesti e non riesce più a incidere sul match.

DE ROSSI 2 – Da qualche anno a questa parte, con la maglia della Roma, le sue prestazioni raramente superano la soglia della sufficienza. Vederlo con quell’aria lì, sempre depressa, nonostante un ingaggio faraonico e l’amore infinito dei tifosi, è irritante. Il suo gesto, l’ennesimo, è una coltellata al cuore per l’universo giallorosso. La domanda è lecita: cosa aspetta la proprietà ad accettare i 20/30 milioni di cui si parla e a compiere l’affare del secolo?

FLORENZI 5,5 – Aiuta Balzaretti a contenere e si propone sempre come soluzione offensiva sulla fascia sinistra. Il suo problema sono le energie: negli ultimi tempi non regge più di un tempo allo stesso ritmo.

LAMELA 6 – Un gol di testa, a dimostrazione di un periodo davvero magico sul piano personale, un paio di spunti notevoli e una costante preoccupazione infusa a Lulic che fino a quando c’è lui spinge con il contagocce. E’stato saggio sostituirlo dopo un tempo?

OSVALDO 5 – Si dà molto da fare, ma in pratica non azzecca mai la giocata decisiva. Nel finale toglie dai piedi di Marquinho la possibile palla del pareggio.

TOTTI 5,5 – Pennella il calcio d’angolo dal quale scaturisce la rete di Lamela e assiste alla grande le incursioni di Balzaretti e Florenzi. Si spegne sotto l’acqua, con un terreno di gioco poco idoneo per le sue caratteristiche.

TACHTSIDIS 5 – Ingresso impercettibile. Oppone una scarsa resistenza agli attacchi centrali della Lazio, e di Hernanes in particolare, mentre in fase di regia è lento come la processione di San Rocco ogni 16 agosto.

MARQUINHO 6 – Porta in dote la sua energia, la sua freschezza e la sua bravura negli inserimenti senza palla. Un’arma preziosa, da usare più spesso.

PJANIC 6,5 – Ci vuole personalità e talento da vendere per subentrare in un derby che sembra segnato e cambiarlo radicalmente con la classe che contraddistingue solo i campioni. Adesso si svegli in via definitiva, perché un calciatore come lui non può stare in panchina.

ZEMAN 5 – La squadra non riesce ancora a seguirlo fino in fondo: dopo il vantaggio, la Roma si abbassa e concede metri alla manovra laziale. Contro il Palermo questo non era accaduto. Al di là della filosofia di gioco, che non muterà mai, pecca di lucidità nella gestione dei singoli. Lamela e Pjanic in primis.

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Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.