Premier League, Chelsea: tra razzismo, denunce e polemiche

La settimana che ha offerto due Chelsea-Manchester United consecutivi (campionato domenica, Coppa di Lega mercoledì, ndr) ha prodotto una serie di strascichi e polemiche a ripetizione. E tutti incentrati sul tema del razzismo, ormai forse troppo noto dalle parti di Stamford Bridge.

Gli ultimi sviluppi della gara di Premier League, giocata domenica scorsa, ci parlano dei giudizi dati da Wenger e Ferguson sull’ipotesi che l’arbitro Mark Clattenburg abbia insultato John Obi Mikel, usando parole razziste. L’antefatto è ormai conosciuto: secondo l’accusa dei Blues, l’arbitro avrebbe apostrofato il centrocampista nigeriano con un presunto “Shut up, monkey!” (ovvero, ‘stai zitto, scimmia’), che pare effettivamente un’ipotesi abbastanza esagerata. Addirittura il Daily Mail ipotizza che il forte accento del nord di Clattenburg, abbia impedito ai giocatori di capire effettivamente che la frase era “Shut up, Mikel!”. In ogni caso, si parla di cavilli, ipotesi e sentito dire.

Sir Alex Ferguson, intervenuto sulla questione, ha dichiarato: “Non penso davvero che Clattenburg abbia detto quelle cose, lo trovo assurdo. Trovo semplicemente assurdo che un arbitro di questo livello si lasci andare a queste frasi, sono convinto di questo. Certo, il calcio è cambiato molto negli ultimi 25 anni e, insieme a quello, sono cambiati molto gli scambi di frasi tra giocatori e arbitro. Ma negli ultimi 15 anni mai nessuno dei miei giocatori è venuto da me a fine partita, dicendomi che un arbitro l’aveva trattato così.”

Anche Arséne Wenger ha detto la sua, soprattutto sul bisogno del Chelsea di rendere tutto pubblico, immediatamente: “Non posso essere sicuro della vera situazione, non ho seguito tutto al 100%. Ma sono convinto che non si debba mai uscire pubblicamente con questo tipo di accuse, soprattutto se quasi non si hanno prove in mano.”

Effettivamente il Chelsea ha dato l’impressione di una reazione troppo immediata e troppo grossa, quasi a far pensare che la voglia di rivalsa dopo la conclusione (negativa, ndr) del caso Terry sia più che mai viva e accesa negli uffici del Club.

A questo si è aggiunta la scena di mercoledì, durante il match di Coppa di Lega. Uno dei tifosi di casa (tra l’altro seduto in prima fila) è stato ripreso nel fare il “gesto della scimmia” piuttosto chiaramente, sembra all’indirizzo di Danny Welbeck. Immediatamente il Club ha aperto un’inchiesta, a cui si è aggiunta quella della Polizia, e da stamattina (dunque nel giro di un giorno e mezzo, ndr) si conosce già il nome del tifoso e i suoi dati (e tutto il resto, come potete vedere qui, dall’articolo del Daily Mail). Le immagini della partita non sembrano lasciar spazio a dubbi e il rischio concreto per il genio in questione, è quello di un’espulsione dagli stadi inglesi. Stessa cosa che era capitata nel gennaio scorso a un tifoso del Liverpool, reo di aver rivolto insulti razzisti a Patrice Evra durante Liverpool-Manchester United. Risultato, condanna al “ban” dagli stadi della durata di 4 anni.

La situazione dunque è in divenire, con varie polemiche e dibattito che prosegue. Roberto Di Matteo, dal canto suo, ha snobbato le critiche di Ferguson (“Commenta spesso ciò che fanno gli altri, ma non ci interessa. L’inchiesta chiarirà tutto, anche se ovviamente spero che Clattenburg non abbia detto quelle cose, perché abbiamo piena fiducia in tutta la classe arbitrale”) e riaffermato la linea del Club contro il razzismo. I maligni ironizzano che questa condotta sia una novità solo di questa settimana ma sono le classiche prese in giro tra tifosi avversari.

Di certo c’è che ormai l’esposizione mediatica è tale da ingigantire molto spesso qualunque cosa e, di conseguenza, andare anche a creare casi forse dal nulla o per ipotesi. Servirà ancora molto tempo per estromettere il razzismo dai campi di calcio e, forse, la caccia alle streghe per via mediatica rischia di essere controproducente.

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Torinese, classe 1983. Da piccolo voleva vedere Wembley e il Maracanã, gli manca ancora il secondo. Toro e Arsenal nel cuore, sta fra un tackle di Gilberto Silva e Tony Adams che chiama il fuorigioco.