La lezione greca: lavoro e testa bassa per battere la crisi

Lo sport come trasposizione della realtà quotidiana: è interessante vedere come le battaglie della vita di ogni giorno trovino un sosia nelle vicissitudini sportive. La crisi che attanaglia il calcio greco è stata ben visibile ieri sera all’Olimpico di Atene e si è fatta conoscere anche agli appassionati di calcio italiani o, almeno, a quelli più attenti: Panathinaikos ombra di sé stesso (i veri “trifogli” a Roma se li ricordano bene, in quell’Europa League ’09/’10), i settori più cari dello stadio quasi totalmente vuoti e un alone di scarsa autostima e fiducia per tutto il primo tempo. Come non trovare delle somiglianze alla crisi reale di tutte le famiglie? Ridimensionamento delle spese, scarso ottimismo per il futuro, la forza d’animo che non è più quella di una volta: argomenti che noi tutti conosciamo fin troppo bene.

Però gli ultras cantavano, gli striscioni erano tanti e ben visibili, le bandiere sventolavano allegre e colorate. Anche a Montpellier, mercoledì sera, c’erano tanti colori, tante emozioni, tante persone: un settore ospiti strapieno per contenere i tifosi dell’Olympiakos, arrivati da mezzo Egeo. Come non ricordarsi l’assedio di Udine da parte di 5.000 tifosi PAOK o  di quegli 8.000 fans scatenati dell’Aris che riempirono un’intera tribuna dell’Etihad di Manchester, cantando, sul 3-0 avversario, a squarciagola tutti i cori che venivano loro in mente? Come dimenticarsi, insomma, della passione, della  forza di reagire, dell’amore per la propria famiglia (calcistica o meno)?

Ed ecco che anche i giocatori in campo reagiscono, ecco gli occhi della tigre, ecco i pugni alzati, ecco l’iniezione di fiducia! Ecco che al 91′ Abdoun ruba palla all’avversario e fa segnare il 2-1 a Mitroglou, ecco Toché che, a fine partita, supera Bizzarri! Ecco la gente in festa, ecco un’altra serata di allegria, dopo la sofferenza iniziale. Le due squadre greche impegnate in Europa ci hanno insegnato una lezione di vita, qualcosa da ricordare per sempre, ogniqualvolta sentiamo che una questione sia irreparabile: bisogna crederci, sempre. Lottare su ogni pallone, anche quello che sembra perso; avere l’umiltà di passare da regista a mediano o difensore aggiunto, se la situazione lo richiede; correre più di quanto facevamo in passato; non darsi per vinti. A voi le trasposizioni dall’azione calcistica, all’azione quotidiana. Perché solo chi attraversa il deserto conosce le stelle dell’universo.

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Pavese classe '91, laureato in scienze politiche, per lui lo sport è uno specchio su cui si riflette la storia di un popolo. Stregato dal calcio inglese e greco, ama la politica, l'heavy metal e il whiskey. Email: fpiacentini@mondosportivo.it