Ma come, papà: tutto qui?

Sabato 20 ottobre 2012, ore 18. Marco e Francesco – rispettivamente padre e figlio – sono seduti sul divano, c’è l’anticipo dell’ottava giornata di Serie A. Non è una partita qualunque, è Juventus-Napoli: prima contro seconda, cacciatore contro preda, identico punteggio in classifica. In settimana si è discusso molto, fin troppo, di questo evento, dall’assenza pesante di Vucinic alle polemiche per il mancato impiego in nazionale di Buffon, raffreddate però dal fatto che il numero uno bianconero non scenderà in campo contro i partenopei. I due, però, non simpatizzano per nessuna delle due squadre, vogliono soltanto gustarsi un bel pomeriggio di calcio.

Figliolo vedrai che ci divertiremo – esclama contento papà Marco – questa non è una partita come le altre. Juventus e Napoli rappresentano il meglio che il calcio italiano può offrire in questo momento, chissà quanti gol e quante emozioni ci regaleranno“. Anche mamma Maria partecipa a questo rituale, servendo sul tavolo del salotto patatine, popcorn e crodini. D’altronde il calcio, nonostante tutto, è pur sempre occasione di unione, la tv ben rappresenta l’antico focolare familiare, e questa sarà la partita di calcio per eccellenza: bisogna festeggiare.

Passano i primi minuti, poi altri ancora, ma allo Juventus Stadium non succede nulla, e si arriva così alla fine del primo tempo. Papà e figlio si guardano un po’ attoniti, ma nessuno apre bocca. Evidentemente non hanno il coraggio di esprimere ciò che sta passando nella loro testa, un misto tra delusione e rabbia. Inizia il secondo tempo, Le squadre sono abbottonate, non vogliono scoprirsi e le occasioni da gol non arrivano. Un certo Edinson Cavani, probabilmente il miglior calciatore del campionato, è costretto a fare il mediano aggiunto per ordini di Mazzarri.

A un certo punto, però, Francesco decide di rompere il ghiaccio: “Ma come, papà: tutto qui?“. Queste innocenti parole hanno un retrogusto amaro per Marco, uno che nella sua vita ha avuto il privilegio di guardare Italia-Germania 4-3, la partita del secolo. Anche questo Juve-Napoli, in un certo senso, rischia di passare alla storia, ma come l’incontro fra capoliste più brutto da quando il pallone è rotondo.

La partita terminerà, per la cronaca, 2-0 a favore della Juventus: a sbloccarla Cáceres, appena entrato, deviando in rete un calcio d’angolo battuto da Pirlo. Chi non ha avuto il ‘piacere’ di guardare la partita starà pensando: “Chissà che stacco imperioso, qualcuno deve averlo sicuramente liberato dall’asfissiante marcatura con una serie di blocchi“. No. Il Napoli, capolista della Serie A prima di questo match, ha commesso un errore da dilettanti: non marcare un giocatore appena entrato. Già, proprio così, l’uruguaiano non è stato ‘preso’ – come si dice in gergo – da nessun giocatore partenopeo, ed ha così sbloccato l’incontro.

Il raddoppio, però, con il Napoli alla disperata ricerca del pareggio è stato un qualcosa di eccezionale. Paul Pogba, centrocampista classe ’93 che nelle movenze ricorda un certo Patrick Vieira, ha segnato con un sinistro al volo da 25 metri insaccando il pallone all’angolino basso alla sinistra dell’incolpevole De Sanctis. La timida e innocente voce di Francesco riecheggia nuovamente in sala: “Wow, papà ma che forte questo Pogba! È cresciuto nelle giovanili della Juventus, vero?“. “No, tesoro – risponde il padre – la Juve lo ha comprato quest’anno dal Manchester United. Questo ragazzo lo ha plasmato Sir Alex Ferguson in Inghilterra“. Silenzio.

E dire che l’ultima partita che i due hanno guardato insieme era stata Real Madrid-Manchester City di Champions League. Cinque gol ed emozioni a non finire, tra cui una rete decisiva di Cristiano Ronaldo al 90esimo: una serata indimenticabile da raccontare ai nipoti, a maggior ragione se la osservi con l’entusiasmo di un bambino.

Un peccato, però, che Francesco possa ammirare certe imprese soltanto guardando al di fuori dall’Italia. Oltre alla fuga di calciatori, su tutti Mario Balotelli – l’attaccante più forte che l’Italia possa vantare in questo momento – anche molti allenatori stanno effettuando il percorso che solo un decennio fa era impensabile. Spalletti, Mancini e Capello hanno intrapreso questa strada già qualche anno fa, adesso alla lista si sono aggiunti Di Matteo e Ancelotti.

Ciò che rimane di tutta questa storia, però, sono cinque parole tanto semplici quanto importanti per descrivere la nostra situazione: “Ma come, papà: tutto qui?“.

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Nato a Genova nel maggio 1992; è un appassionato di calcio, basket NBA e pallavolo (sport che ha praticato per molti anni). Frequenta la facoltà di Scienze Politiche, indirizzo amministrativo e gestionale. Email: alelli@mondosportivo.it