Il primo degli immortali: a 36 anni mai nessuno come Totti

Roberto Baggio a 36 anni giocava ancora: vestiva la maglia del Brescia e si apprestava a disputare l’ultima stagione della sua carriera. Alessandro Del Piero, alla stessa età, lottava per conquistare un posto da titolare nella Juventus di Del Neri. La lista è ancora lunga, perché Diego Armando Maradona e Michele Platini erano già ex calciatori, mentre Fabio Cannavaro ritornava in Italia per scoprire di non essere più un difensore implacabile.

Paolo Maldini e Billy Costacurta, rispettivamente in anni diversi, continuavano a offrire il loro contributo al Milan nonostante le 36 primavere. I due higlander di via Turati, però, centellinavano al massimo gli sforzi ed evitavano di scendere in campo più volte nella stessa settimana. Gabriel Omar Batistuta, Vincenzino Montella e Marco Delvecchio, alfieri dell’ultima Roma scudettata, a 36 anni ricordavano le gesta del loro percorso da una poltrona oppure da una panchina. Marco Van Basten, Gullit, Ronaldo (quello vero) e Zidane hanno cominciato a perdere colpi sulla trentina, imboccando poi strade diverse a seconda dei gusti personali. Il risultato non cambia: a 36 anni nessuno dei signori citati era ancora il fuoriclasse, l’uomo decisivo di una grande squadra in una grande campionato.

Francesco Totti è il primo degli immortali, possiede un talento infinito che potrebbe essere paragonato ai vini d’annata. Corre più oggi di quando era un ragazzino, gioca a tutto campo e regala emozioni agli amanti del calcio. In questo primo scorcio di campionato le sue prestazioni sfiorano la perfezione: assist fantascientifici e gol decisivi; la giovane Roma impostata da Baldini si è ritrovata dipendente come non mai dal suo capitano. Qual’è il segreto del numero 10? Si possono fare diverse ipotesi, dagli infortuni subiti tra il 2006 e il 2010 che forse gli hanno consentito di tirare il fiato e di riciclarsi per qualche anno in più, per finire al ruolo di centravanti ricoperto nella Roma di Spalletti che lo esentava da recuperi sull’avversario e grossi movimenti senza palla. Ma la vera certezza è un’altra: Totti ha una visione del calcio che va oltre gli schemi e l’interpretazione umana, ha una lettera del gioco tutta sua, è semplicemente in fuso orario rispetto alla massa. Dei piedi, della classe naturale, è inutile parlarne.

La serie A annovera tra le proprie fila un altro straordinario campione che a 39 anni suonati galoppa come un bambino prodigio. Stiamo parlando di Javier Zanetti, ovviamente. L’argentino però, a differenza di Totti, occupa una posizione prettamente difensiva e perciò non si può dire che sia decisivo quanto lui. La capacità di conservazione e la forza immortale, quella sì che è la stessa. Chi potrà emulare il fuoriclasse della Roma? Un candidato è di certo Andrea Pirlo, un altro che ha una visione tutta sua delle varie fasi di una partita. Lo juventino, a centrocampo,  è supportato da due corridori: a volte sembra costruire calcio da fermo, tanto che in molti ipotizzano per lui una carriera ancora lunghissima. E se anche il futuro di Francesco Totti fosse da regista davanti alla difesa?

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Scrive per "Il Quotidiano della Calabria" e "Il Crotonese". Classe '92 ma già con una discreta esperienza alle spalle: ha collaborato con diversi siti internet e anche con la romana Radio Ies. Tra i superstiti del primo MP.