Abete sugli stadi: “Così non andiamo da nessuna parte”

Il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, torna a parlare della famigerata questione della legge sugli stadi. Un provvedimento che continua a rimbalzare (peggio di un pallone, a proposito) tra emendamenti e modifiche, tra Camera e Senato, quasi come se si stesse parlando di un’altra disciplina: palla avvelenata. Il problema è che la posta in gioco è ben più alta in quanto, in assenza di chiarezza, verrebbe colpito l’intero sistema-calcio italiano e, nello specifico: club e Nazionale. Le società trarrebbero sicuramente maggiori benefici dagli introiti derivanti dalla costruzione di uno stadio di proprietà: in casa abbiamo l’esempio della Juventus; all’estero, di esempi ne abbiamo a iosa. L’Italia, invece, potrebbe ambire a ospitare manifestazioni sportive di rilievo internazionale che, al momento, sono fuori discussione. Tutti argomenti che non sembrano mettere fretta a deputati e senatori, impegnati in pratiche di altro genere.

Il presidente Abete, però, vuole far luce sulla questione, e vuole farla al più presto: “Mantenere questa sorta di limbo non è utile per nessuno. Se non ci sono le condizioni, lo si dica subito in modo chiaro e con onestà intellettuale e, pur rispettando la volontà del Parlamento, si metterà una pietra sopra e si andrà avanti comunque. L’approvazione può rappresentare un volano per lo sviluppo, ma la norma è sedimentata attraverso un approfondimento durato anni. Ulteriori modifiche, del resto, sarebbero incomprensibili perchè il testo attuale è stato votato pressochè all’unanimità da un ramo del Parlamento”

Infine, tira le somme sull’attuale situazione stadi, non di certo entusiasmante: “In 10 delle nostre 20 regioni non possiamo far disputare le partite della Nazionale. Possiamo farlo soltanto in 12 città e in Serie B soltanto a Modena

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Nato a Gaeta nel 1988. Appassionato di (grande) calcio, ma anche di molti altri sport. Dopo aver calpestato svariati campi di terra ed erba, ha deciso di tentare la sua prima avventura in una redazione.