Dalla cronaca nascono fior di equivoci

C’è un angolo di Paradiso dove quel diavolo di “er Batman” aveva fatto nido: Villa Fiorito, leggo sul sito di un famoso giornale.

Vista così, di sfuggita, sembra una frase precipitata da una cronaca sul Napoli anni ’90: c’è il campo Paradiso, quel terreno di Soccavo dove gli azzurri si allenavano. C’è il diavolo, il Milan rivale dei partenopei dell’epoca, c’è Batman, il nomignolo con cui veniva effigiato Pino Taglialatela, estremo difensore di quegli anni, noto per la capacità nel neutralizzare i calci di rigore. E c’è Villa Fiorito, che per un napoletano è l’equivalente di Betlemme. Si, questa località dal nome variopinto non è altro che una frazione di un sobborgo ‘porteño’, Lanus. E “(Lanus, 30 ottobre 1960)” era la scritta tra parentesi che i ragazzi della mia generazione vedevano sotto la figurina più amata: quella di Diego Armando Maradona.

Appena si legge Villa Fiorito, a un napoletano si inumidiscono gli occhi, mentre focalizza l’infanzia del Pibe de Oro, i primi calci col cugino, la squadra delle ‘cebollitas’, l’allenatore che lo lanciò, Francisco Cornejo. Villa Fiorito è l’angolo di periferia argentina dove Diego viveva, con padre, madre (che lui chiamava affettuosamente la ‘Tota’), e non so quanti fratelli, tra cui quell’Hugo che militò senza gloria nell’Ascoli. Una sorta di baraccopoli, secondo le immagini dell’epoca, in cui si scorge Diego bambino palleggiare con una sfera di stracci tra casupole e lamiere. Ma anche luogo dell’anima, area sacra come può esserlo uno Stonehenge per i druidi, il monte Ararat per gli armeni, via Volturno per Sandro Bondi.

Penso: che bello, staranno facendo una rievocazione. Un pezzo di costume in cui si collega l’infanzia di Dieguito al terreno di Soccavo. E così, prima di continuare a leggere la mia fantasia vola, e si illumina fino all’assurdo: stai a vedere che Pino Taglialatela, portiere nativo di Ischia, vuole realizzare su quello che fu il campo dove nascevano i miracoli maradoniani un centro sportivo per i ragazzi di una zona disagiata di Napoli – d’altra parte si parla di un nido – chiamandolo nientemeno ‘Villa Fiorito’ in omaggio al Pibe de Oro. Un bel progetto, continuo nel mio sogno, perchè sottolineerebbe come dalle tante aree di degrado possano nascere i talenti. Come fiori, appunto.

Riprendo a sbirciare il giornale e noto una cifra, 800.000 euro. Mi dico: sarà il costo dell’operazione. E, più avanti, il giornalista fa cenno alle misure di quello che continua a chiamare ‘Batman’: un metro e novanta per 170 chilogrammi. 170. Caspita, Pinuccio ha preso peso. Sempre stato un pezzo d’uomo, faceva il portiere d’altronde, però è vero che quando smettono i giocatori entrano in un baratro fisico. Infatti, mentre sto per cambare pagina allo scopo di verificare se ci sono foto recenti di Taglialatela, mi cade l’occhio su un’altra frase: ‘dichiarazione dei redditi assente’. Forse vogliono parlare dei problemi di Maradona con il fisco italiano, ritengo.

E invece, torno sulla terra.
Altro che iniziative benefiche, altro che parco a tema: si tratta di una notizia di attualità, della più becera sottopolitica di oggi. Dove Batman non è l’estremo difensore ischitano che volava tra i pali del Napoli ma un consigliere regionale obeso, giustamente definito ‘diavolo’. E la sua villa, abusiva, è stata pagata con denaro riciclato.
Mi sento in colpa subito verso Diego e la sua infanzia, la sua ‘favela’ e il poveretto di Taglialatela, confuso con quell’orco, capogruppo alla regione Lazio, immortalato tra peripatetiche russe e in mezzo a banchetti alla Trimalcione.

Insomma, guardate a cosa è arrivata la politica: a infangarti l’immagine di un luogo sacro. No, bisogna fare qualcosa. La selezione politica dovrebbe riguardare anche i cognomi a rischio. Visto che i nostri amministratori si rivelano così inclini a ruberie, è necessario scartare chi evoca luoghi e fatti delicati. Pensate se all’onorevole Carlo Medina venisse in mente di trasformare la sua dimora, magari pagata con soldi pubblici, in un’alcova per squillo: cosa succederebbe con i titoli di giornale? Altro che lo scandalo destato da ‘Innocence of Muslims’, l’Iran ci attaccherebbe nel giro di secondi.

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Nasce a Napoli nel maggio '80. Ha fatto di tutto per evitare il giornalismo fallendo, ha collaborato per anni con Repubblica Napoli e Agoravox. Attualmente sbarca il lunario con l'editoria artistica.