Top e flop della 5a giornata di Serie A

I migliori e i peggiori della 5a giornata di Serie A. Cavani torna a fare il Matador e il Napoli torna a splendere in vetta con la Juve, graziata da un inconsistente Ljajic. El Shaarawy e Handanovic gli artefici della resurrezione delle milanesi.

Top

Edinson Cavani: il rigore sbagliato glielo perdoniamo volentieri considerando quello che aveva fatto prima, ovvero realizzato la sesta tripletta in maglia partenopea. E sempre contro avversari tutt’altro che morbidi: dopo Milan e Juventus, è toccato alla Lazio inchinarsi alla dura legge del Matador. Non può che essere lui a spingere il Napoli nuovamente in vetta ed ergerlo al ruolo di anti-Juve.

Stephan El Shaarawy: finora in Serie A aveva segnato solo all’Udinese, stavolta ha deciso finalmente di cambiare bersaglio e soprattutto di darsi un minimo di continuità. Con la bella doppietta  realizzata al Cagliari, sta diventando il Faraone l’intoccabile nell’attacco rossonero. Capito Pazzini?

Samir Handanovic: se l’Inter ha chiuso la quinta trasferta su cinque senza prendere gol, il merito è principalmente suo. Chiude la porta a doppia mandata compiendo almeno tre interventi da campione e si conferma, assieme a Cassano, l’acquisto più azzeccato dell’Inter. D’altra parte, sulle sue qualità non c’erano dubbi.

 

Flop

Maarten Stekelenburg: chi l’ha fatta più grossa tra lui e Andujar del Catania? Probabilmente il secondo, che regala il pallone a Maxi Moralez in occasione del vantaggio atalantino, poi rimontato dagli etnei. Ma l’errore più pesante, in termini di risultato, è quello del portierone olandese della Roma, che commette un’enorme papera da cui nasce il pareggio sampdoriano di Munari. Leggerezza, questa, che è costata due punti ai giallorossi.

Steve Von Bergen: non è semplice scegliere a chi addossare le colpe principali della sconfitta del Palermo a Pescara. Ci starebbe Abel Hernandez, che ormai non segna più neanche per sbaglio e commette errori a bizzeffe. Ma l’ingenuità commessa dal difensore svizzero, che ha colpito fin troppo platealmente la palla con la mano per fermare Vukusic lanciato a rete, ha costretto i rosanero a giocare in dieci per più di un tempo. E l’inferiorità numerica ha pagato nello sprint finale.

Adem Ljajic: è la nota stonata nell’orchestra sapientemente guidata da Montella. Contro la Juventus, mentre tutti i suoi compagni sfoderavano una prestazione maiuscola, il talentino (?) serbo ha dimostrato tutta la sua inconsistenza. L’errore commesso a fine primo tempo è troppo grave, anche se di fronte hai un portiere che si chiama Buffon. Se anche lui avesse fatto la sua parte, probabilmente ora saremmo quì a parlare di impresa viola.

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Nato a Sesto San Giovanni (MI) il 12 agosto 1979, è laureato in Scienze Politiche. Collaboratore di Sportitalia, in passato ha collaborato con siti e giornali sportivi ed è stato il responsabile della sezione calcio del sito di Eurosport.