De Laurentiis tuona: “Questa Supercoppa non vale niente per colpa di…”

Tredicimila metri di quota, in volo verso Roma. Aurelio De Laurentiis è un uomo sereno, dispensa sorrisi. Al suo fianco c’è la signora Jacqueline, presenza di classe, che ne accompagna con lo sguardo ogni movimento o parola. E con loro due c’è il responsabile delle finanze delle aziende che fanno capo al presidente del Napoli, Andrea Chiavelli.Juve-Napoli sembra lontana un secolo, come la rabbia che lo ha assalito prima, durante e dopo la gara. Eppure, tutto questo è avvenuto appena 20 ore fa, ma è come il tempo fosse trascorso in giorni anziché in ore. «Arrabbiato? Ma no, già cinque minuti dopo la fine della partita ero tranquillo. Sapete cosa ho fatto dopo cena? Ho radunato la squadra, l’ho portata in discoteca e abbiamo brindato lo stesso con dieci bottiglie di champagne. Ho detto ai ragazzi di cancellare immediatamente questa finale di Supercoppa e di pensare all’amichevole che giocheremo, domenica, contro i campioni di Grecia dell’Olympiakos e all’esordio in campionato, a Palermo. Inoltre, ho deciso di dare a ciascuno di loro un premio di 20 mila euro, perché i vincitori morali di questa Supercoppa siamo noi».

Niente male l’avvio del presidente. Perché ha voluto che la squadra non partecipasse alla premiazione?
«Una partita importante, tra due squadre importanti che rappresentano altrettante tifoserie importanti, avrebbe meritato un’organizzazione inappuntabile. Per noi sarà molto difficile verificare le azioni incriminate, perché l’evento è stato affidato alla Rai e la Lega avrebbe dovuto pretendere che la stessa tv di stato utilizzasse le medesime tecnologie di Sky, alle quali adesso ci siamo abituati. La Lega, che pure abbiamo rifondato, vive ancora dell’incapacità di rigenerarsi in modo efficiente e moderno».

Non crede, presidente, di aver fatto una pessima figura evitando la premiazione?
«Ma no! Ciò che mi ha maggiormente infastidito è che la prima partita vera della stagione sia stata gestita con un piglio di severità scolastica, che è tipico di noi italiani. Che un rigore possa essere discutibile, capita spesso e non è grave. Quello subito ieri sera (sabato sera, ndr) è discutibile almeno alla pari».

Il Napoli si è lamentato per una serie di errori di valutazione commessi dalla terna arbitrale: che cosa non le è andato giù?
«È inaccettabile la seconda ammonizione di Zuniga che, tra l’altro, il fallo l’ha prima subìto. Da lì è nata una possibile lettura di dietrologia e, quindi, tutta la buona volontà che uno ci può mettere per non pensare a male è relativa, perché i dubbi ti assalgono».

Sta dicendo che la Juve è stata favorita?
«No no, non ce l’ho con la Juve che è una grande squadra fatta da grandi giocatori. Però, se si semina sul campo l’irrazionalità, allora è chiaro che le due squadre cominciano a confrontarsi con un atteggiamento diverso, a volte persino spocchioso. Ecco, un dubbio però dovranno togliermelo».

Quale, presidente?
«Vorrei sapere da chi ha preso lezione di lingua macedone il guardalinee che ha fatto espellere Pandev (Stefani, ndr), visto che il giocatore s’è rivolto a lui nella propria lingua. La verità è che ci sarebbe voluto un po’ più di buon senso. Proprio Rizzoli, se non sbaglio, venne insultato da Totti per ben tre volte, qualche anno fa, e non successe niente. A confronto di Mazzoleni, Rizzoli fu geniale in quell’occasione, capì che il livello di adrenalina s’era alzato troppo e che sarebbe stato difficile restare razionali in mezzo al campo».

Che cosa le ha lasciato questa sconfitta?
«Proprio un bel niente, perché questa Supercoppa italiana non vale niente, per come è organizzata. Rimane l’amarezza, quella sì, di aver perso una buona occasione per esportare un’immagine inappuntabile del nostro calcio all’estero. E per tutto questo ci sono due responsabili: la Lega e Mazzoleni il cui comportamento non ha fatto bene al nostro calcio. Vorrà dire che se dovessi rigiocare la Supercoppa, chiederò arbitri internazionali».

A bocce ferme e per concludere: ordinerebbe nuovamente alla squadra di disertare la premiazione, presidente?
«Se la Juve avesse vinto in maniera incontestabile, allora sarei stato il primo ad applaudirla e a partecipare al terzo tempo, per dirla in gergo rugbistico. Ma in quel momento mi sono sentito preso in giro e poiché io ho delle responsabilità verso i nostri tifosi, dovrò capire bene se c’è stato qualcosa di sbagliato in questa partita. Poi, ne riparleremo».

[Gazzetta dello Sport]

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Nato a La Spezia nel 1981, ha girovagato per l’Italia da sud a nord. Laureato in Scienze della Comunicazione a Bologna, è stato fra i primi collaboratori di MondoPallone.net. Attualmente vive a Padova, collaborando con diversi siti di informazione calcistica.