De Laurentiis a tutto campo su Champions, campionato e San Gennaro

Presidente De Laurentiis, ma è sempre quella la frase in napoletano che le ripetono più spesso?
“Cioè quale?”.

Caccia e sord?
(Ride divertito) «Adesso ridono quando sono io a dirlo. In realtà, quelli che mi hanno detto caccia e sord sono pochi. Il tifoso napoletano sta maturando».

Forse perché ora capisce che la crisi costringe un po tutti a tirare la cinghia?
«Prima i club erano associazioni sportive e non si preoccupavano dei bilanci, dal 1996 tutti hanno dovuto far quadrare i conti. Io sono entrato otto anni dopo e ce l’avevo ben radicato in testa questo principio. Per me è stato un vantaggio, perché ho seminato fin dall’inizio la mia mentalità imprenditoriale. Dalla serie B ad oggi siamo sempre stati virtuosi, un allenamento in vista del fair play di Platini che andrà in vigore».

Guardando al mercato di società come Inter e Milan, non pensa si stiano indebolendo?
«No, perché hanno fatturati superiori ai 200 milioni e con quel denaro si può fare tantissimo. Stanno solo tagliando i rami secchi, eliminano le spese superflue e per la prima volta si stanno trasformando da club associativi a società per azioni. Ma lo hanno fatto con 16 anni di ritardo. La crisi sta favorendo il concetto di impresa nel calcio e sono convinto che nei prossimi tre anni assisteremo a grandi cambiamenti».

A proposito di grandi club, è balzata all’occhio la sua amicizia con Rummenigge. Date lidea di essere grandi alleati.
«I nostri rapporti sono ottimi. Rummenigge ha in mano l’Eca, con la quale ci si appresta a modificare i tornei internazionali, cioè la
Champions che prenderà il posto dell’Europa League e che dovrebbe essere giocata da Inghilterra, Spagna, Francia, Germania e Italia, con sei oppure otto rappresentanti per nazione. Ma nei prossimi tre anni bisognerà diminuire il numero delle squadre nei campionati nazionali. La Serie A dovrebbe essere a 16, così da partecipare a un torneo europeo con 30 squadre che dovrebbero giocare tra di loro».

Questa notizia dà lidea che l’Eca sia in contrapposizione alla Uefa…
«Non è così. L’Eca tutela gli interessi e i diritti delle società di calcio come imprese. Uefa e Fifa sono ancora frutto del retaggio pre 1996. La maggior parte dei soldi finisce a loro: ma i giocatori che vanno in Nazionale non sono nostri? Se la Fifa facesse i Mondiali con i nostri giovani di 17 e 18 anni, sarebbe una vetrina in cui anche i club avrebbero un vantaggio. Invece, convocano i trentenni. E se poi hanno un incidente in Nazionale? Se s’infortuna un mio calciatore e resta fuori per sette mesi, ne devo comprare un altro: chi me lo paga? Loro fanno orecchie da mercante, perché chi governa ha l’interesse a favorire le nazioni meno importanti, per avere i voti della rielezione».

Per sovvertire questa logica cosa serve?
«Serve che venti presidenti-imprenditori decidano di cambiare e bisogna farlo in tre anni. Purtroppo la Lega è ancora figlia della
Figc: i presidenti dell’una lo sono poi diventati anche dell’altra, tranne Abete. Bisogna sottrarsi dalla mentalità federativa portata
avanti da Carraro e Matarrese. Mi amareggia vedere che la Premier League porta a casa due miliardi di dollari per i diritti tv sull’estero, e noi solo un flat da 113 a 119 milioni in tre anni. Per cambiare davvero non dovrebbero esserci più i 75enni in Federcalcio. Solo così in dieci anni potremmo essere una realtà calcistica al passo con i tempi».

Che idea si è fatto del Calcioscommesse?
«C’è un modo: evitare le puntate quando la partita è iniziata. Poi, ho sempre pensato che Coni, Figc e Lega dovrebbero gestire un’unica grande compagnia di scommesse in Italia e dalla stessa attingere i finanziamenti di cui c’è bisogno per costruire gli stadi
e far andare avanti tutto lo sport italiano».

Però l’errore di qualche sfigato potrebbe compromettere gli sforzi dei club. Ha un messaggio da rivolgere alla Giustizia Sportiva?
La Giustizia Sportiva è un problema arcaico. Oggi bisognerebbe rivolgersi al Codice Civile, al Diritto Privato. Va cancellato il Diritto Sportivo, dove si sono formati troppi feudi per credere che ci siano decisioni obiettive e non soggettive».

Torniamo a parlare di calcio. Qual è il bilancio del ritiro del Napoli?
«Ottimo. Se ci fossero stati i titolarissimi, avrebbero giocato sempre loro, invece contro il Bayern è stato bravo Mazzarri a far giocare Vargas e Insigne».

Glielo chiederanno centinaia di volte: ma davvero Cavani potrebbe andare alla Juve?
«Cavani non è in vendita e io non ho mai avuto contatti con la Juve, forse perché loro sanno che i giovani me li tengo.
Però se da Torino o da qualsiasi altra parte dovesse arrivare un pazzo con cento milioni in contanti…».

Mazzarri è stato il più acclamato in ritiro ed è al suo quarto anno con il Napoli. Potrebbe essere in futuro il Ferguson italiano?
«No. Anzi, fra qualche anno quel concetto di longevità in panchina sarà superato. Mazzarri è come Lavezzi: il giorno in cui si sarà stancato di stare a Napoli, verrà da me e me lo dirà. Io proverò a trattenerlo, perché a differenza di Lavezzi gli allenatori più passa il tempo e più diventano bravi».

La tifoseria si chiede: arriveranno altri acquisti entro il 31 agosto o Jovetic resterà un sogno?
«Ora non è un calciatore che fa al caso mio, ma l’anno prossimo sì. Ammesso e non concesso che riesca a convincere la Fiorentina e il procuratore. Gli dovrei fare un contratto già da ora per utilizzarlo il primo luglio 2013. Ma poi può anche darsi che
quelli che ho adesso faranno meglio di lui. E chi ci assicura che Jovetic viene da noi e fa bene?».

È già scritto: scudetto di nuovo alla Juve?
«No, quest’anno il campionato è aperto. La Juve sentirà la responsabilità e il peso della Champions, che toglie punti a tutti».

A Dimaro lei ha per la prima volta parlato di primo posto.
«Puntiamo al campionato, perché voglio tornare in Champions. Va bene anche il terzo posto, pur se scomodo, perché non dà la certezza della partecipazione ai gironi. Vorrei il secondo, ma se il buon Dio mi crea delle occasioni non prevedibili a tavolino e mi fa arrivare primo, meglio così. Se poi dovessimo finire quarti o quinti, ce ne faremmo una ragione».

Mazzarri ha annunciato che smetterebbe di fumare per un lungo periodo se dovesse arrivare quella cosa. Lei invece, resterebbe sul classico: a piedi a Pompei?
«Sarebbe troppo semplice, ci metterei solo un giorno. Porterei la statua di San Gennaro in delegazione a New York, a Los Angeles, oppure dove il calcio la fa da padrona: a Barcellona, Madrid, Rio De Janeiro e Buenos Aires».

[Tuttosport]

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Nato a La Spezia nel 1981, ha girovagato per l’Italia da sud a nord. Laureato in Scienze della Comunicazione a Bologna, è stato fra i primi collaboratori di MondoPallone.net. Attualmente vive a Padova, collaborando con diversi siti di informazione calcistica.