I “Bidoni del calcio”: Darko Pancev

Se Sky ha la sua rubrica “I Signori del calcio”, noi di MondoPallone vi offriamo la risposta irriverente e un po’ casereccia, “I Bidoni del calcio”. Qui non si narrano gesta epiche, gol da ricordare o spirito guerriero; in poche righe si raccontano carriere improbabili, reti mai arrivate, disastri inenarrabili. Protagonisti del mondo del calcio non per forza scarsi, ma che, arrivati in Italia, non hanno dato il massimo, o per meglio dire, hanno fatto davvero schifo. La lista è lunga, abbiate pazienza, seguiteci e ricordate: bidone si nasce, non si diventa!

Quando a un tifoso della “Beneamata” domandi chi sia una delle delle peggiori bufale mai prese nella storia ultra centenaria dell’Inter, la maggior parte di essi ti risponderà un solo nome: Darko Pancev. Arrivato a Milano, sponda interista, con l’esotico soprannome di “Cobra”, il macedone è ricordato ancora oggi nei peggiori incubi dei supporter nerazzurri come uno dei must tra i bidoni della storia dell’Inter. Sbarcato a “San Siro” per segnare gol a grappoli, se ne andò raccogliendo solo fischi e imprecazioni, trasformandosi da nobile e letale serpente in un ben più docile ramarro.

Il nostro personaggio nasce nel 1965 a Skopje, attuale capitale della Macedonia, ma allora inglobata in quella polveriera di etnie e religioni chiamata Jugoslavia. Dopo gli anni trascorsi con le giovanili del Vardar, Pancev fa il suo esordio in grande stile nel calcio che conta con la maglia della Stella Rossa di Belgrado, uno dei principali club del suo Paese. Un periodo fantastico quello che il Cobra trascorre nella capitale slava, tanto che in 92 presenze complessive con i biancorossi segna la bellezza di 72 reti. Numeri impressionati per un giocatore che diventa ben presto l’idolo della curva, contribuendo anche alla storica conquista della Coppa dei Campioni della stagione 1990/1991, seguita dalla vittoria nella Coppa Intercontinentale. Un trionfo inaspettato per un club che a livello internazionale aveva da sempre vinto ben poco. E’la stagione dell’apoteosi per Darko, che vince il titolo di miglior marcatore europeo con 34 gol, conquistando di fatto la Scarpa d’Oro, riconoscimento che, come spiegheremo in seguito, gli verrà riconosciuto solo nel 2007.

La fama di bomber di razza del nostro Pancev travalica i confini nazionali, tanto da arrivare anche in Italia, dove l’Inter del presidente Pellegrini, forse profetizzando l’avvento del “solato” per eccellenza Massimo Moratti, lo acquista per la bella cifra di 14 miliardi di lire. L’allenatore di quella Inter, Osvaldo Bagnoli, si era fregato le mani alla notizia di un simile talento, non conoscendo di fatto la disgrazia calcistica verso la quale sarebbe andato. Tra squilli di tromba e tappeti rossi, Pancev sbarca a Milano: nelle su prime due stagioni gioca 12 partite complessive segnandone 1, sbagliandone a iosa e guadagnandosi le imprecazioni della “San Siro” nerazzurra. Il tecnico non sa più a che santo votarsi per farlo segnare, così Pancev viene girato in prestito per disperazione alla formazione tedesca del Lipsia, dove mantiene la stratosferica media di una rete in dieci partite, contribuendo, stavolta in maniera negativa, alla retrocessione della squadra teutonica. Siccome nella vita un pizzico di masochismo c’è sempre, il simpatico Darko torna baldanzoso a Milano, dichiarando apertamente di voler ricominciare da capo, facendo tabula rasa della prima infelice esperienza italiana per conquistare definitivamente un palcoscenico tanto prestigioso.

Invece è un nuovo buco nell’acqua. Nella sua seconda avventura nerazzurra Pancev gioca la miseria di 7 gare, mettendo a segno “sola”mente 2 gol, mandando definitivamente in fumo i suoi sogni di gloria e quelli dei tifosi che ancora credevano nelle favole. Si trasferisce di nuovo in Germania, prima al Fortuna Dusseldorf e poi in Svizzera, tesserato per il Sion, dove termina la sua carriera a due facce nel 1997. Nonostante il fallimento della sua vita calcistica al di fuori dei confini della sua Jugoslavia, frantumatasi nel frattempo nei diversi stati attuali, è stato eletto miglior calciatore della storia della Macedonia degli ultimi 50 anni. Appese le scarpette al chiodo per la gioia dei cuori interisti è diventato procuratore, lavorando nella squadra che lo lanciò da giovane, il Vardar Skopje.

Piccolo aneddoto divertente legato alla strana carriera del bomber macedone è la già citata assegnazione della Scarpa d’Oro della stagione 1990/1991. Come detto, in quell’anno Pancev segna 34 reti, laureandosi bomber d’Europa, ma la federazione calcistica cipriota protesta, argomentando il fatto che c’era stato un non meglio precisato calciatore che aveva segnato 40 gol nel corso del campionato dell’isola mediterranea. Dopo diverso tempo si capì che c’era qualcosa che non andava, rivelandosi il fatto sostanzialmente una bufala, tanto che solo nel luglio del 2007 il presidente dell’UEFA Platini conferisce a Pancev la Scarpa d’Oro di quella stagione.

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Nato a Fondi (LT) il 18 gennaio 1984, è laureato in Teoria della Comunicazione. Scozzese di adozione, vive a Edimburgo, dalla quale non smette di coltivare le sue sue maggiori passioni: il calcio e la scrittura.