Euro2012, il personaggio: Paulo Bento

Un personaggio al giorno, dentro o fuori dal campo di gioco, fino al 2 luglio: MondoPallone, durante tutti gli Europei, vi regalerà quotidianamente la biografia compressa di giocatori e non solo. Oggi è il turno di Paulo Bento, commissario tecnico del Portogallo.

Che bisogno c’è di ricordare una volta di più i successi di Vicente Del Bosque? Centomila volte sulla panchina del Real Madrid (due interim, poi quattro anni filati tra 1999 e 2003), ha poi allenato soltanto il Beşiktaş, in Turchia, per una sola stagione (peraltro non indimenticabile: quarto posto). Poi la Spagna, lo sappiamo, vicendo in Sudafrica. Direi che può bastare.

Più interessante, piuttosto, è analizzare il suo dirimpettaio di semifinale: Paulo Bento (all’anagrafe Paulo Jorge Gomes Bento — manca solo un “Viendalmare” e poi li ha tutti). Da calciatore si è costruito una solida carriera di mediano vecchio stampo, roccioso: cresciuto nel Benfica, è riuscito a ritornarvi dopo due stagioni all’Estrela Amadora e al Vitória Guimarães, per poi passare in Spagna (all’Oviedo) e terminare la carriera con lo Sporting Lisbona. Ad attraversare tutta la sua carriera, il rapporto con la nazionale: 35 presenze, nessuna rete.

Però le presenze sono nel momento che conta: agli Europei2000, giocati in Belgio e Olanda, quando il Portogallo allenato da Humberto Coelho tocca un apice della propria storia: in quella squadra c’erano anche Vítor Baía, Luís Figo, Fernando Couto, Paulo Sousa, Rui Costa, João Pinto, Nuno Gomes e Sérgio Conceição. Uscirono in semifinale, contro la Francia, per un golden-gol (su rigore) di Zidane, a tre minuti dalla fine. Fallo di mano di Abel Xavier, con simpatica rissa finale ed eliminazione. E pioggia di squalifiche: Nuno Gomes sei mesi, Paulo Bento otto, lo stesso Abel Xavier nove.

In ogni caso, nessuna sanzione lunga due anni, per cui ritroviamo Paulo Bento in Corea del Sud, nel 2002: sappiamo bene l’exploit portato a termine dai padroni di casa, ma più difficilmente ci dimentichiamo la clamorosa buca presa dai lusitani: a fare male non è tanto il conclusivo 1-0 con cui vengono regolati dai sudcoreani (gol di Park Ji-Sung), quanto il 3-2 contro gli Stati Uniti all’esordio: d’accordo che ad arbitrare era un certo Byron Moreno, ma è anche vero che prenderne tre in soli 36 minuti da un avversario del genere è una seria ipoteca in favore di un’eliminazione. I mondiali nippocoreani segneranno anche il ritiro di un 33enne Paulo Bento dalla nazionale.

Però poi certe storie, come gli amori di Venditti, non finiscono: fanno dei giri immensi, e poi ritornano. E il giro di Paulo Bento non è neanche tanto tremendo: rimasto allo Sporting dopo essersi ritirato a soli 35 anni, trascorre un solo anno nelle giovanili e subito approda sulla panchina della rappresentativa maggiore. Una squadra storica e un settore giovanile tra i migliori del Portogallo (esce di qui anche un certo Cristiano Ronaldo), presi durante un periodo di difficoltà economiche: per quattro stagioni, tra 2005 e 2009, sempre secondo classificato dietro al Porto, a dispetto di un budget risicato rispetto ai concorrenti.

E così, sull’onda di queste stagioni, eccolo di nuovo in Nazionale, stavolta dalla panchina. Come ai suoi tempi, ci si affida molto ai campionissimi (Figo prima, Ronaldo oggi) e si soffre la cronica mancanza di una vera punta centrale; ma tanto male poi non dev’essere, se è tra le prime quattro squadre in Europa. E forse è una delle poche che ha talento a sufficienza per fare lo sgambetto agli spagnoli.

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Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista — e, se volete, allungate voi la lista. Email: plborgia@mondosportivo.it